La vittoria del modello personalistico della partitocrazia basato su ciò che Ilvo Diamanti chiamò la «personalizzazione iperbolica del partito e del governo», ha di fatto privatizzato il parlamento ed i partiti che lo compongono.
Quello di una leadership assoluta è stato un modello vincente, almeno dal '93 ad oggi, riprodotto via via da tutti, ovviamente in base alla diversa disponibilità di risorse: lega, idv, sel, udc, fli, api e nel passato radicali e rc cosa sarebbero o sarebbero stati senza i loro leader capaci di creare ed aggregare correnti e consenso?
Il fenomeno di per sé non sarebbe necessariamente un male, si può discutere di una eventuale, certamente molto complessa, transizione ad un modello simile a quello francese, valutarne pro e contro. Esistono diversi ordinamenti occidentali che hanno un'impostazione presidenzialista; se poi si trattasse "solo" di mettere lo Stato nelle mani di personalità autorevoli ed equilibrate, oneste ed affidabili, magari non ci sarebbe poi molto di cui lamentarsi, chissà!
Così ovviamente non è. L'Italia ha puntato tutto sul cavallo sbagliato ed ora è commissariata, ma tutti sanno che la fortuna non c'entra niente, la corsa è stata truccata, più volte, e la responsabilità è ascrivibile con precisione ma sarà molto difficile che qualcuno (che non siano i contribuenti tutti) venga chiamato a restituire il maltolto.
Perciò sono ascesi prima i tecnici e poi i supertecnici a calmare, con le buone o con le cattive, spread e indignati, a dire non è colpa di nessuno e quindi la pagheranno tutti.
Perciò sono ascesi prima i tecnici e poi i supertecnici a calmare, con le buone o con le cattive, spread e indignati, a dire non è colpa di nessuno e quindi la pagheranno tutti.
Per queste ragioni è chiaro che l'era del "partito personale" è ormai nella fase discendente della sua parabola, c'è un diffuso senso di sfiducia, fallimento e rabbia, che andrà sempre peggio e che questa classe politica ne sia responsabile, che non possa e non voglia cambiare per risolvere alcunché ed è dunque fisiologico che anche qua, come da molte altre parti, si sia in cerca di un voto di rottura, di un voto che faccia capire a chi, in questi tempi di rigori siede al caldo sulle poltrone a montecitorio, che basta così, hanno esagerato, ora si cambia e tutto ciò non verrà più tollerato!
Magari fossimo in quella scena di "Quinto potere"..!!
Magari fossimo in quella scena di "Quinto potere"..!!
In questo momento è fin troppo facile identificare tale discontinuità rispetto alle passate gestioni della cosa pubblica con Grillo ed il suo m5s, ed anche se ho sempre creduto che le sue sbandate fossero utili a rompere certi immobilismi, certe ingessature che subisce il panorama politico italiano e che fanno dell'Italia un "paese bloccato", ci sono diverse questioni, su più livelli che davvero non possono essere ignorate.
Ci sono evidentemente problemi di trasparenza su come viene gestito il partito. Sia finanziariamente, ad esempio va chiarito il ruolo dei fantomatici Casaleggio: «Non è possibile che circolino leggende urbane e video inquietanti del braccio destro di Grillo e quella che è probabilmente la regia occulta di tutta l'operazione, di cui non si conosce nemmeno la faccia e di cui si nega persino l'esistenza» si arriva a dire qui; sia a livello di democrazia interna con i diversi casi recenti e non di cacciate conseguenti a dissidi che non si è voluto ricomporre.
C'è un modo manicheo di opporsi a qualsiasi altro schieramento o figura politica che non risparmia l'attacco denigratorio, non privo di volgarità e indiscriminato, per dire «sono io l’unico diverso, gli altri tutti uguali fra loro, insomma l’unica scelta vera è tra M5S da una parte e il resto del mondo dall’altra», indipendentemente dal fatto che l'altro possa aver detto qualcosa per meritarsi un tale trattamento o no, possa aver cercato un dialogo, un confronto civile invece dello scontro.
Esemplare è in questo senso questa vecchia (non)intervista.
Esemplare è in questo senso questa vecchia (non)intervista.
C'è poi il poco, quasi nullo, spazio lasciato ad altre figure del movimento, non si sa chi siano questi "cittadini volenterosi" che pure a quello spazio avrebbero più diritto visto che Beppe non ha intenzione di candidarsi né di rivestire formalmente in esso alcun ruolo. Però è evidente che ne è di fatto il maggiore esponente e sponsor! Proprio questa contraddizione è forse l'aspetto più curioso e incomprensibile del fenomeno.
C'è anche un accanimento ed un disprezzo che spesso emerge per le altre forme di informazione che non siano la rete con accuse (a volte forse giustificate, altre volte no) di servilismo, oscurantismo e mistificazione delle sue parole e del movimento.
Un tale comportamento, semplicemente non è utile, lui potrebbe certamente mettere molto più in difficoltà la classe dirigente e politica che ci ritroviamo usando modi pacati e parole taglienti obbligandoli a prendere atto dei loro errori senza dar loro la possibilità di "buttare la palla in angolo" e di ripararsi dietro la cortina fumogena dell' "antipolitica"!
Un tale comportamento, semplicemente non è utile, lui potrebbe certamente mettere molto più in difficoltà la classe dirigente e politica che ci ritroviamo usando modi pacati e parole taglienti obbligandoli a prendere atto dei loro errori senza dar loro la possibilità di "buttare la palla in angolo" e di ripararsi dietro la cortina fumogena dell' "antipolitica"!
Dice benissimo Pippo Civati che «bisogna avere molta umiltà e rispetto per l'indignazione delle persone» e «vanno indagate in profondità le ragioni che portano persone spesso miti e moderate e quasi sempre molto informate» a sostenere certe proposte e seguire certi movimenti e partiti.
Ora più che mai, perché il quadro economico è grave, quello politico incerto come mai prima d'ora e dunque particolarmente alto è il rischio di strumentalizzazioni che non possiamo assolutamente permetterci.
Ora più che mai, perché il quadro economico è grave, quello politico incerto come mai prima d'ora e dunque particolarmente alto è il rischio di strumentalizzazioni che non possiamo assolutamente permetterci.
Perciò il comportamento tenuto da Grillo genera polemiche e confronti a volte aspri anche con soggetti che propongono istanze simili ed in me la sensazione che stia sbagliando un rigore a porta vuota!!
E non vale dire "è solo un comico, non un politico quindi non ci si può aspettare discorsi seri e puntuali" perché dal momento in cui si è apertamente schierato ed in cui ha messo nome e faccia su simbolo e proposte, lui è di fatto "sceso" (si dovrebbe dire salito ma visto come stiamo messi tra nani, corrotti e ballerine, è in effetti più adatto sceso) nell'agone politico.
Stando così le cose diventa impossibile non tacciarlo di «populista con la bava alla bocca» ed infatti non si fa quasi altro nell' "informazione mainstream", ma continuare a farlo è, credo (e non sono certo il primo né l'ultimo!), la strategia più efficace per tenere quelle istanze fuori dal dibattito politico.
Si potrebbe perfino arrivare a pensare male (ma non vogliamo essere come Andreotti..) che a Grillo convenga "fare il diavolo a quattro" ed evitare un confronto diretto, netto ma pacato e costruttivo per poter conservare la sua nicchia di consenso e mercato, almeno finché resta né carne né pesce, non si candida ma ogni suo atto ha un impatto politico; finché fa comizi ma non sembra aver appeso al chiodo i panni di comico per i suoi spettacoli.
Ma ha pienamente ragione Paolo Cosseddu quando scrive «che non per questo certe istanze andavano sottovalutate, che effettivamente in politica girano troppi soldi, troppi privilegi, troppi sprechi, e che presto la gente sarebbe arrivata a far piazza pulita armata di forconi [...] l’ho scritto, l’ho detto da più di un palco, ovviamente nel mio piccolo, quando però non era ancora tanto di moda, ma sembrava non interessare» ed ovviamente non interessava nel paese che ha fatto dell'emergenza il suo pane quotidiano, nel paese che per cominciare a considerare qualcosa deve prima subirla, esserne vinto, abbattuto per poi risorgere.
E non vale dire "è solo un comico, non un politico quindi non ci si può aspettare discorsi seri e puntuali" perché dal momento in cui si è apertamente schierato ed in cui ha messo nome e faccia su simbolo e proposte, lui è di fatto "sceso" (si dovrebbe dire salito ma visto come stiamo messi tra nani, corrotti e ballerine, è in effetti più adatto sceso) nell'agone politico.
Stando così le cose diventa impossibile non tacciarlo di «populista con la bava alla bocca» ed infatti non si fa quasi altro nell' "informazione mainstream", ma continuare a farlo è, credo (e non sono certo il primo né l'ultimo!), la strategia più efficace per tenere quelle istanze fuori dal dibattito politico.
Si potrebbe perfino arrivare a pensare male (ma non vogliamo essere come Andreotti..) che a Grillo convenga "fare il diavolo a quattro" ed evitare un confronto diretto, netto ma pacato e costruttivo per poter conservare la sua nicchia di consenso e mercato, almeno finché resta né carne né pesce, non si candida ma ogni suo atto ha un impatto politico; finché fa comizi ma non sembra aver appeso al chiodo i panni di comico per i suoi spettacoli.
Ma ha pienamente ragione Paolo Cosseddu quando scrive «che non per questo certe istanze andavano sottovalutate, che effettivamente in politica girano troppi soldi, troppi privilegi, troppi sprechi, e che presto la gente sarebbe arrivata a far piazza pulita armata di forconi [...] l’ho scritto, l’ho detto da più di un palco, ovviamente nel mio piccolo, quando però non era ancora tanto di moda, ma sembrava non interessare» ed ovviamente non interessava nel paese che ha fatto dell'emergenza il suo pane quotidiano, nel paese che per cominciare a considerare qualcosa deve prima subirla, esserne vinto, abbattuto per poi risorgere.
Rinforza il concetto Pippo Civati e si spinge anche oltre: «E allora penso che vadano benissimo il wifi, la rete, il consumo di suolo, e l’ambiente dimenticato, e la critica alla partitocrazia. E il limite dei mandati. E le liste pulite. E il no ai vitalizi. E che finché le stelle, insomma, erano cinque, era tutto molto interessante, e la partecipazione dei giovanissimi alla mobilitazione dava un bel volto a questa indignazione e alla richiesta di spazi democratici più aperti e inclusivi.
Bisogna però affermare in conclusione che se m5s ha potuto nascere, svilupparsi ed avere tutto questo consenso e questo impatto dirompente sulla politica nostrana è solo perché in essa hanno progressivamente trovato sempre meno posto istanze civili basilari che costituivano solitamente il "cavallo di battaglia" di una sinistra popolare che in Italia ha sempre avuto discreto seguito ed in alcuni frangenti anche un peso consistente nell'opinione pubblica fino alla grande illusione collettiva del 1994.
A seguito di quella enorme, storica, dannosissima batosta, nell'assenza più totale di persone capaci di portare avanti idee nuove o vecchie che siano, di adattarle al contesto e farle funzionare, di dire pane al pane, vino al vino, ladro al ladro, la sinistra italiana, o meglio quel che ne rimase, dopo aver in un primo tempo tirato a campare pensando di vincere a mani basse con la "gioiosa macchina da guerra", cercò sempre di fare la cosa più sbagliata, riuscendoci il pi delle volte. Rincorrere l'avversario politico nelle sue folli, deliranti, indegne proposte permettendogli di dettare l'agenda politica, cercando a tratti di scavalcarlo in follia, astenendosi sempre e comunque dal condurre una dura incrollabile opposizione politica senza sconti e senza quartiere non è certo una strategia vincente!
Questa tendenza di lungo periodo, accompagnata spesso da non isolati tentativi di "inciuci", perdura tuttora ed anzi si è consacrata come vero leitmotiv dell'azione politica con il risultato di un crescente senso di omologazione dello scenario politico, "ormai sono tutti uguali, tutti rubano alla stessa maniera" dice da anni l' "uomo della strada" che certo non vede molti elementi per cambiare opinione nel sostegno trasversale al governo "tecnico".
In effetti «una sinistra non completamente rimbambita avrebbe immediatamente cercato di dimostrare il contrario: mostrando con le idee, con le proposte, con i comportamenti e con i fatti la propria diversità non solo dalla maggioranza ‘ad criccam’ che ci ha governato fino a novembre ma anche dal bloccone clerico-centrista che sta formandosi attorno a Casini.
In effetti «una sinistra non completamente rimbambita avrebbe immediatamente cercato di dimostrare il contrario: mostrando con le idee, con le proposte, con i comportamenti e con i fatti la propria diversità non solo dalla maggioranza ‘ad criccam’ che ci ha governato fino a novembre ma anche dal bloccone clerico-centrista che sta formandosi attorno a Casini.
Io un fronte unico con Gasparri e Cicchitto non lo farei nemmeno per combattere un’invasione aliena.
Lo stesso blogger Alessandro Gilioli chiude perfettamente il cerchio aggiungendo il giorno successivo: «Se si vuole davvero sfidare Grillo (e sperare che il futuro ci riservi qualcosa di meglio di un nuovo cesarismo carismatico-mediatico) non serve più a nulla rinfacciargli all’unanimità le coglionate che lui dice. Serve che la sinistra smetta di farle, le coglionate.»
Ora sono le 01:41.. so, good night and good luck.
Ora sono le 01:41.. so, good night and good luck.
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