lunedì 1 giugno 2020

Accade in Italia: il minuetto politico in attesa del Diluvio

A volte crediamo di vivere tempi cruciali per la storia dell’umanità, pensarlo dà una vertigine irresistibile, in questa fase i singoli e le comunità di tutto il mondo sono state - e ancora sono - messe a dura prova, dall’India agli Usa, passando ovviamente per la ‘vecchia’ Europa e l’intensità, la qualità della risposta evidenzia le diversità sia degli individui sia delle organizzazioni collettive, come le cronache quotidianamente hanno mostrato e raccontato.

Anche nel nostro Paese abbiamo osservato differenze molto significative sia localmente sia nei diversi momenti: il 30 gennaio il presidente Conte afferma convinto: «siamo prontissimi, abbiamo adottato misure all’avanguardia e tutti i protocolli di prevenzione possibili e immaginabili» e infatti dopo poche ore il governo aveva già dichiarato, con decorrenza immediata, ma sottovoce, lo ‘stato d’emergenza’, lo stesso giorno in cui il segretario del partito democratico assicura ridendo e scherzando «nessun pericolo, due coronavirus su 85.000 in terapia intensiva».

Due giorni dopo aver partecipato (crediamo, o era distratto?) al consiglio dei ministri che ha dichiarato lo stato d’emergenza, il ministro della sanità afferma in tutta tranquillità: «non c’è bisogno di nessun allarmismo perché il servizio sanitario nazionale è forte e in grado di tutelare la salute dei propri cittadini», nella stessa sera del “rischio zero” categoricamente sostenuto dal virologo più famoso d’Italia, che ancora il 17 febbraio affermava spavaldo su twitter «il contagio è impossibile»:


Il 5 maggio governo (e cts?) annuncia
5 milioni di tamponi: con direttive ISS
e Oms si è perso almeno un mese
Va precisato che da inizio febbraio l’Oms si era prodigata in una sorta di ‘troncare e sopire’: «è allarme ‘infodemia’», «Oms e Iss scendono in campo contro false teorie e psicosi», anche diffondendo un video esplicativo in cui l’Oms assicura un raggio di diffusione del virus limitato, afferma che si stanno già sviluppando cure e vaccini, insiste che i più esposti sono chi lavora nei mercati con animali vivi (citati più volte, non chi lavora in zoo, o in parchi naturali, o addestra cani o altro), infine nota che dai contagiati (il nuovo male viene cautamente descritto come disturbo variabile, da un raffreddore a una polmonite potenzialmente letale) il rischio si diffonde a chi li cura: cari e personale sanitario.

Subito seguono a ruota esperti e politici nostrani che interpretano, come già visto, miscelando la cautela alla netta negazione di toni di allarme in un’ambiguità che si riscontra spesso, qui in meno di un minuto: «l’errore di sottovalutazione è assolutamente da evitare [...] nella maniera più assoluta, in questo momento il virus in Italia non c’è, è più giusto preoccuparsi dei fulmini», il virologo Burioni continua affermando che la mascherina «non è particolarmente efficace (se lo è) per proteggersi» e che «uno che si alza la mattina e dice io mi voglio contagiare non può farlo».
L’infettivologo Andreoni afferma: «il rischio è oggettivamente molto alto, però non bisogna aspettare questo momento con terrore, anche se arriverà un po’ dappertutto, è un’infezione nella maggior parte delle volte banale», il presidente dell’ISS Brusaferro è netto: “il virus non circola in Italia”, il presidente dell’Ordine nazionale dei biologi, Vincenzo D’Anna: “il coronavirus non è più grave di un’influenza, nelle altre nazioni d’Europa non si registrano casi perché non li cercano” afferma a Radio2, e continua: “in Italia mancano scienziati coraggiosi, molti non parlano perché hanno paura di essere considerati superficiali, le brutte notizie piacciono più di quelle belle e portano titoloni sui giornali [...] non possiamo sparare alle mosche con il cannone!”.

Sin dal principio, l’esecutivo ha costretto le Camere a un ridicolo circuito di produzione normativa di nessuna attualità e urgenza: il decreto olimpiadi, la cosiddetta rc familiare, un’estensione del bonus Renzi, un nuovo decreto legge sulle intercettazioni. Ciò non diversamente dai precedenti governi, che da decenni amministrano senza “governare” comandando a bacchetta i lavori parlamentari insieme alle istituzioni ue (due terzi delle leggi approvate in questa legislatura sono ratifiche di trattati internazionali o conversioni di decreti del governo), ma in questa occasione l’abuso è più grave.

Nel frattempo, mentre ingolfava la democrazia, il governo assumeva, nei confronti del demos, prima i toni rassicuranti testé riportati di Conte, Zingaretti e Speranza e ogni iniziativa volta a minimizzare il pericolo e rassicurare la popolazione, garantendo prontezza ed efficacia delle misure che avrebbero disposto per fronteggiarlo, poi dava inizio a un comportamento persino sbarazzino, sicuramente irresponsabile fatto di vari divertissement del teatrino politico: lo stesso 2 febbraio il sindaco di Firenze, preoccupato di non “offendere” la numerosa comunità cinese locale, lancia immediatamente #abbracciauncinese con gli slogan “mangia un involtino, il vero virus è il razzismo” - di lì a poco ci toccherà invece veder pregiudizievolmente discriminati e respinti turisti italiani, trattati come appestati - ed è presto accompagnato, a partire dal 27 febbraio, dal sindaco di Milano - in quel giorno la Lombardia supera i 400 contagiati - con il demenziale video #milanononsiferma (“In questo momento Milano non può fermarsi, non si deve diffondere il virus della sfiducia: Milano deve andare avanti”), si noti: Sala sapeva bene che l’emergenza era già in corso, tanto che quattro giorni prima, il 23 febbraio, aveva egli stesso chiesto la chiusura di tutte le scuole e le università di Milano, e due giorni prima, il 25 febbraio, era stato rinviato il Salone del Mobile.
Ad accompagnarlo non poteva mancare il sostegno dello stesso Zingaretti con gli “aperitivi solidali”, interessato non solo a promuovere la sua immagine - nella continua rincorsa del pavone Renzi - ma anche a scacciare gli spettri di una probabile crisi di governo nutrita dai mal di pancia incrociati tra renziani e grillini: “Niente panico, isolare i focolai. Il governissimo? Non c’è la crisi”.

Non è facile districare adesso i fili confusamente intrecciati della narrazione politico-mediatica e stesi a coprire giorni che sembrano ormai lontanissimi, è però necessario evidenziare che il ‘morbo’ era già da tempo in Italia: «Ma hanno tutti la polmonite da queste parti?» si chiede un medico di base bresciano nell'ottobre 2019. A Piacenza, nella settimana di natale, erano stati ricoverati in 44 all’ospedale per una polmonite, sotto accusa l’inquinamento e gli sbalzi termici.

È altresì necessario sottolineare che, come riportato anche da un quotidiano certamente non ostile, il governo già conosceva il pericolo incombente ben prima del periodo a cavallo di quegli inutili decreti, scrive il Fatto: «Il 5 gennaio il ministero della Salute invia a vari enti tra cui l’Istituto Superiore di Sanità, l’ospedale Spallanzani di Roma e il Sacco di Milano una nota di tre pagine, oggetto: “Polmonite da eziologia sconosciuta” [...] Ai primi di febbraio addirittura si ha la certezza che SarsCov2 manderà al collasso le terapie intensive, mancano tre settimane al caos, ma la macchina istituzionale non parte [...] Gli italiani nulla immaginano. I vertici sanitari invece sì, ma queste sintomatologie non vengono trasmesse a quei medici di base che stanno sul territorio».

La macchina istituzionale non è partita perché chi ne aveva - e ha - le chiavi ha preferito baloccarsi altrimenti, con temi polemici in cui gli opposti cerchiobottismi hanno avuto modo di stracciarsi le vesti a favor di telecamere e media a-social: se nel governo sono ‘ore gonfie di tensione’ per vitalizi e prescrizione, ci si consola con le notizie sulla Gregoretti, e nello stesso giorno in cui arriva il primo contagiato ufficiale in Italia, c’è persino chi arriva a cianciare di riforme elettorali e istituzionali. Poco prima c’era stata l’ennesima magra figura all’€gruppo col cappello in mano e successivamente, alle prime difficoltà sanitarie, fortemente localizzate, arriva l'apice della vergogna, il momento Cadorna.
Davvero tutto il peggio del campionario teatral-politicante viene squadernato dinanzi agli occhi di un Paese sull'orlo del baratro da un personale politico evidentemente indifferente.

Ad esempio, senza alzare un sopracciglio, da una acritica (perché ideologica) decennale esaltazione della libera circolazione delle persone (a dire il vero favorendo il flusso attraverso le frontiere in un modo ben preciso: spintanea uscita da parte dei giovani e libera entrata per ‘migranti’ e capitali) si è affiancata l’imposizione della quarantena per ogni cittadino recluso nelle proprie (se va bene) quattro mura: da ‘nessun uomo è illegale’ siamo passati alla totale criminalizzazione del più semplice, normale e sano atto civile, la passeggiata, per ogni e ciascuno cittadino italiano, mentre gli sbarchi non si sono arrestati - a dimostrare plasticamente insensata incoerenza -, esacerbando con un’assurda coazione a ripetere le solite polemiche, di tutto c’era bisogno tranne questo.

L’8 marzo avveniva la svolta: annunciazione (intesa) solenne dell’imposizione di una clausura con un comunicato a mezzo decreto personale, a voce, notturno e in diretta tv, ma la messa in quarantena del Nord Italia veniva anticipata in bozza già dalle 20:15 sui siti di Corriere e Repubblica per una gravissima fuga di notizie, scatenando il caos e provocando l’assalto ai treni verso il sud Italia dalle stazioni di Milano, poi strumentalmente stigmatizzato. Cinque ore di vuoto assoluto hanno creato il panico e solo poi, con comodo, dopo il pranzo della giornata seguente, il blocco veniva concretizzato nero su bianco via dpcm - sigla fino ad allora sconosciuta ai più - abusando dunque di una delega parlamentare, Conte imponeva la massima restrizione possibile annullando la libertà di circolazione, cancellando la libertà di associazione e “si compiva la più ampia compressione di diritti e libertà della storia repubblicana sotto la diretta responsabilità del presidente del consiglio.”
L’atto in sé, usare uno strumento amministrativo per ordinare al Popolo cosa si fa e cosa no, in spregio delle libertà sancite dalla Costituzione, aggirando così il controllo del Parlamento, del Presidente della Repubblica e dello stesso, proprio, consiglio dei ministri è una vera e propria bestemmia costituzionale, che è mistificatorio addebitare all’immobilità di un potere legislativo posto ormai in cattività, da tempo umiliato e dunque messo in condizione di non disturbare il manovratore, come è vergognoso indicare come necessitata dall’emergenza sanitaria: abbiamo fin qui potuto osservare quanto tempo prezioso sia stato sprecato!

La messa in scena dell’atto racconta invece qualcosa in più e che non deve sfuggire: l’ora tarda carica il momento di enorme gravità, ma il contenuto della decisione è già trapelato, diventa dunque l'esposizione di un rito - e molti altri l’hanno seguito -, il caos conseguente alla soffiata probabilmente ha reso la decisione più dura - o ha dato fittizia motivazione a una durezza premeditata? - certo è che da quel momento in avanti si è surrettiziamente instaurata una relazione paternalistica che ha snaturato completamente, come mai prima, quella tra governante e governati.
Il presidente del consiglio ha preso la parola nel cuore di quella notte e, da allora in poi, ci ha detto cosa si può fare, e cosa no, in una disintermediazione doppia: ha aggirato a colpi di dpcm ogni controllo democratico e di legittimità delle sue decisioni e grazie a mezzi tecnologici palmari interconnessi hanno portato le sue parole fin nelle camere da letto di milioni di italiani assonnati e con successive dirette e bollettini ha diretto in esclusiva la quasi totalità della comunicazione.
La grave malattia della Repubblica di cui spesso abbiam visto i sintomi ha così evidenziato una pesante accelerazione. Se in questo Paese si è deciso di costruire una democrazia parlamentare è esattamente per evitare una tale situazione.

Ma visitiamo più da vicino (o non finisce qui questa..) questa galleria degli orrori governativi, si compone di molti filoni: cominciamo con il valzer dei miliardi, si è perso il conto degli annunci “pronte le misure economiche per lavoro e famiglie”, ci hanno assicurato sospensione dei mutui, cassa integrazione rafforzata, congedi parentali, voucher baby sitter, dall'1 marzo Gualtieri assicura: “Aiuti per 3,6 miliardi e l'Europa ci dirà sì”, quattro giorni dopo le risorse raddoppiano, dopo altri 5 giorni si assicura: “venerdì decreto da 12 miliardi, potenziamento degli ammortizzatori, obiettivo è che nessuno perda il lavoro” e nello stesso lancio si parla di 12 miliardi, ma “fino al livello monstre di 25 miliardi” - a mostrare chiarezza di idee! - dopo altri quattro giorni si rilancia magnificamente: «Questa è una manovra poderosa, muoviamo flussi per 350 miliardi» ma il ‘denaro fresco’ resta a 25 miliardi, per il resto si cita un fantomatico ‘effetto leva’.
Ci sono condizioni di accesso agli ‘aiuti’ e qualcuno ad esempio chiede: “Come fa un professionista a dimostrare ORA la diminuzione del 33% del fatturato, dato che, laddove riscuota, lo fa spesso ad anni di distanza dall’incarico?” In altre parole: “le tasse le paghi fra due mesi; gli stessi due mesi in cui non hai incassato un cazzo.” Anche la gestione dei tempi è significativa: “il Decreto Legge del 17 marzo, uscito in gazzetta il 18 marzo, proroga al 20 marzo i termini scaduti il 16 marzo.” Ennesimo disastro annunciato.
Dieci giorni dopo - verso la fine di marzo - restano i 25 miliardi e si cerca di concretizzare nel’imminente, pluriannunciato ‘decreto aprile’ - cui si stava lavorando da almeno dieci giorni - quelle “misure per lavoro e famiglie” di cui si vagheggiava almeno dall'inizio di marzo: 600 euro agli autonomi, aiuti alle famiglie, pagamento dei debiti statali, e la solita lista della spesa.
Nel frattempo si sparge un po' di fumo negli occhi invitando alla ‘cabina di regia’ le opposizioni - dopo diverse pressioni del capo dello stato, per condividere il peso di decisioni evidentemente impopolari - fatta fallire per evitare ogni possibilità di ‘governissimo’ che avrebbe significato cedere il passo a Draghi.
Altri dieci dopo ancora niente decreto ma continua il rilancio: “oltre 400 miliardi l’intervento complessivo” e finalmente si parla di liquidità a fondo perduto, ma arrivati a questo punto, dopo aver sentito il ministro della salute dire “Paese più forte del virus” e Conte: “La vita deve continuare in Italia, dobbiamo mantenerci flessibili”, ma tu sei in ginocchio e in una rigidissima clausura, tendi a non avere più fiducia.
Ma il valzer continua: prestiti e indennizzi per 40 miliardi di liquidità a fondo perduto, cifre ballerine anche nello stesso articolo (sarà colpa di chi detta, di chi scrive o di entrambi?), arriva il bonus per i figli, il 24 aprile arriva il decreto aprile con 150 miliardi e la foto di Conte che firma (allora è fatta!), no: il 4 maggio al decreto aprile mancano ancora le coperture e il 21 maggio sparisce anche il bonus figli, se ne riparlerà l’anno prossimo, forse. Mai domo, il giorno appresso, Conte annuncia un piano choc (?) per i cantieri, insieme al gemello diverso Renzi cui piace sempre tale giostra, ma è dal 13 marzo che assicurano: ‘pronte le misure!’, il Paese è stanco.
‘Decreto aprile’ e ‘600 euro agli autonomi’ rimarranno probabilmente nella storia come motti di una farsesca discesa agli inferi per il tessuto economico e sociale italiano.

Persino più ridicolo, perché fintamente altalenante e ormai stantio è il valz€r, telenovela in mille e passa puntate, il cui canovaccio riserva poche sorprese: c’è qualche furbetto che prova a scappare col bottino, al massimo avviene qualche colpo di scena che si prova subito a sopire per andare avanti come al solito, ‘beggar thy neighbour’, e far finta di nulla.
Si sarebbe potuto risolvere entrambe le questioni con un colpo solo, trovare una stabilità con i partner europei e insieme trovare le risorse finanziarie per le politiche anticicliche di cui ci sarebbe bisogno, sarebbe bastato prendere atto che c'è ancora fiducia in noi, nelle nostre capacità e potenzialità, ce ne da prova praticamente ad ogni asta del debito - l’ultima ha visto un ‘collocamento record’ - ormai da mesi, pur nella tempesta e pur guidati da schettino e più schettino.

A dare l’idea della ridicola pantomima in atto basti notare che buona parte dell’intero (reale) ammontare degli aiuti europei che forse potrebbero arrivare, chissà quando, dall’accesso a strumenti come esm o erf, sono già stati reperiti nelle aste svolte in questi ultimi mesi, non servono dunque agli scopi sbandierati - cioè reperire risorse: le abbiamo già trovate - e quindi servono ad altro.
Servono certamente alla maggioranza di governo per puntellare la narrazione retorica e conservare lo status quo, sia sul fronte interno: per rappresentare - grazie al solito infoteinment - il governo come impegnato in una durissima battaglia, sia sul fronte esterno verso l’€crazia: per cui l’Italia deve continuare a giocare un ruolo subalterno e quindi si gonfia l’attesa messianica e avvilente degli €aiuti, ma si sa, «gli aiuti umanitari hanno l’obiettivo di mantenere le popolazioni in una condizione di passività e dipendenza», è vero nel rapporto tra l’Africa e l’Europa, resta vero tra noi e l’ue.

L’esibizione delle molte spade di Damocle finanziarie pendenti sulle nostre teste è però servita anche alle opposizioni che oltre a fregarsi le mani sperando in un inciampo del governo, hanno tentato in ogni modo di polarizzare l'attenzione sul mes e i suoi fratelli sia per distoglierla da altri imbarazzanti argomenti, sia per compattare e se possibile accrescere il proprio consenso.

Siamo abituati ad avere i riflettori continentali puntati addosso come fragile malato prossimo al tracollo, essere stati colpiti prima da questa crisi (solo ‘ufficialmente’) ci ha dato l’opportunità di chiuderla e riprenderci prima degli altri, ma il governo che «non abbiamo sottovalutato nulla» ci ha esposto a una maggiore fragilità sia interna, sia internazionale e invece di sfruttare quell’ipotetico vantaggio, ha preferito alternare la finta carota di una nuova normalità al bastone di una certa seconda ondata con fare paternalistico e totale noncuranza dell’immane sofferenza psichica e sociale che pure ha avuto occasione e disponibilità di tempo e risorse per prevenire ed evitare. 

Con la stessa noncuranza ha mandato allo sbaraglio il personale sanitario, in prima linea senza protezioni, ne è inevitabilmente seguito l’estremo sacrificio,


Nel forzato asservimento che l’attuale governo ha preteso dal Popolo, sottomesso a regole illogiche, innaturali e del tutto arbitrarie c’è il pervicace tentativo di costruire una cieca obbedienza, di cui usufruire per il proprio ego, quando non la si deve portare - con le orecchie - in dono ai propri dante causa.

L’accesso diretto del ‘premier’, sfogando la propria predilezione per la disintermediazione, nelle case degli italiani ha forse convinto molti: gli è stato dato agio per dipingersi uomo forte, decisionista e ‘credibile’ - probabile preludio a un prolungato esercizio dello stesso autoritarismo di cui ha fatto finora sfoggio - ma a quale scopo? Per portarci dove?
La posizione precaria e gregaria tenuta nei consessi internazionali, lo designa al massimo come aspirante viceré di una colonia.

Termini ora questo abuso e rassegni le sue dimissioni!


(articolo apparso il 6 giugno 2020 sul blog di Frontiere)

domenica 19 gennaio 2020

Parenti serpenti

C'era una volta la promessa di un referendum per uscire dall'euro e l'accordo con Nigel Farage, poi ci fu il tentato flirt con l'alde a negare la natura 'euroscettica' del m5s e il 2 di picche ricevuto in risposta, poi venne la liason con la lega per smentire anche in chiave nazionale il "noi alleanze non ne facciamo", poi - dopo aver fatto campagna per "cambiare l'europa da dentro" come dei qualsiasi tsiprasiani fuori tempo massimo - l'abbocco alla von der leyen cui seguì il fin qui definitivo accordo col pd per sbugiardare tutto quanto.
Insomma qui trovate un chiaro e pratico quadro riassuntivo.

Nel seguito invece trovate la trascrizione di un atipico intervento di un 'economista di sinistra' a una 'scuola di formazione politica' di destra che, seppur datato 24 gennaio 2016, descrive in termini che ancor oggi suonano come rivelatori i due partiti che, nati nemici giurati, si trovano oggi insieme al governo.








Domanda: «Hai detto che se Renzi si convertisse dovremmo accoglierlo alla casa del padre»
  
Risposta: «Si dicono tante cose... Comincio col ringraziarvi per l'invito e, visto che siete al termine di una giornata di lavori che suppongo piuttosto intensa, allieto la vostra atmosfera raccontandovi un aneddoto, voi sapete che io sono di sinistra, no?
Quindi avrei dovuto essere a Parigi alla presentazione del piano b europeo della sinistra di sinistra sulla quale poi ci divertiremo abbondantemente, passando per Renzi naturalmente, ma all'ultimo gli organizzatori hanno fatto sapere che c'era un problema con gli oratori. Io pensavo "mah! sono amico di Sapir, che ha preso a pesci in faccia Melenchon un sacco di volte, ho scritto io stesso nel mio blog un post in francese per dire a Melenchon che era l'utile idiota di Hollande, cioè del grande capitale finanziario transnazionale, magari se ne sono accorti e quindi giustamente da fastidio che io intervenga, va bene così".
E invece no, il problema era un'altro, sapete qual'era? Che non sono una donna, avevano bisogno di quote rosa. Allora sono arrivato qua, sono in compagnia di una stupenda relatrice - non Armando, salto una posizione - accolto da due meravigliose ragazze dello staff, le quote rosa le ho trovate qui e ho visto le foto di Parigi: una sala squallida con poche persone. Questa sala è molto bella, l'ultima volta che ci son stato ero seduto al mio clavicembalo, facevamo un concerto di Telemann, Vivaldi e Händel e c'era meno pubblico perché chiaramente la musica del Settecento interessa meno dei problemi dei nostri anni.

Come trattare il giovanotto, cioè Renzi? Ha ragione chi ha parlato prima di me, l'onorevole Saltamartini, abbiamo a che fare con un opportunista, però d'altra parte, noi non possiamo biasimare una persona perché vuole sopravvivere, l'istinto di conservazione ce l'abbiamo tutti e Renzi è in un momento estremamente critico della sua carriera.
C'è il problema della banche, importante non per il percorso aneddotico delle porcate che può aver fatto, non è così rilevante se suo padre, il padre della Boschi, va benissimo è roba per il Fatto quotidiano, che dopo la scomparsa di Berlusconi è rimasto privo di qualcuno di cui parlare male, della sua ragion d'essere, adesso finalmente se Renzi fa qualche porcata il Fatto quotidiano può ricominciare ad avere dei temi rilevanti, il tema rilevante in realtà è un altro: in un paese in cui le banche fanno le banche - cioè prestano soldi agli imprenditori - dopo l'ottavo anno di crisi ormai (perché entriamo nell'ottavo anno di crisi!) è abbastanza chiaro che gli imprenditori essendo sdraiati non possono più restituire regolarmente alle aziende di credito i prestiti che hanno ricevuto. 
Questo fa si che in Italia ci sia una percentuale anomala di sofferenze rispetto al prodotto interno lordo, quasi il 20% e crescente. Il che significa che vengono iscritte a bilancio a un valore scontato perché tu non puoi mettere a bilancio a 100 delle somme per cui sai che se va bene ti verrà ridato 50, da qui deriva tutta una serie di altre conseguenze, abbiamo tutti visto il modo un po' approssimativo con cui è stata gestita la crisi delle quattro banche, uno degli elementi che - come ci ricorda sempre Claudio Borghi - rende particolarmente critico e approssimativo il modus operandi del governo è l'aver valutato al 17% i crediti inesigibili e se si applicasse lo stesso criterio al Monte dei paschi sarebbe la fine del sistema bancario italiano, ma dopo che il Monte dei paschi in borsa si era più che dimezzato di valore e dopo che Serra aveva fatto ampia incetta delle azioni del Monte dei paschi - Serra è un, non è un nemico di Renzi, come credo sappiate, è quello che gli ha pagato la campagna elettorale, sembra, c'è una simpatia lecita, lo stesso Renzi se sta lì starà simpatico a qualcuno - dopo che questo qui ha fatto una sbaraccatata di azioni, finalmente si è scoperto che il Monte dei paschi è troppo grande per fallire, è stato dichiarato fuori dalle regole del bail-in in quanto 'banca sistemica'.
Vedete il tipo di problematiche che sorgono: faccio sorgere un gran casino, una banca si svaluta, cioè le sue azioni crollano, quando costano poco il mio amico le compra e il giorno dopo si scopre che quella banca non può fallire e le azioni crescono. Guardate che a me questo non scandalizza, fa parte di come funziona il capitalismo. Se vi leggete Stendhal, però non solo 'Il rosso e il nero' e 'La certosa di Parma', i romanzi un pochino più di nicchia, quelli da intellettuali per esempio 'Lucien Leuwen', c'è una storia di insider trading che è esattamente questa: il re - che a quel tempo faceva un po' quello che fa oggi Renzi, cioè il comitato d'affari della grande finanza internazionale, in Francia - interviene e fa delle operazioni di insider trading. È sempre successo, non è questo che mi scandalizza, punto fondamentale è che c'è una tendenza oggettiva.

Prima l'onorevole parlava di 'questa Europa', noi non abbiamo 'un'altra Europa', l'Europa è questa, non c'è questa Europa perché non c'è un'altra Europa. Il disegno di integrazione europea è un disegno insensato a prescindere dalla dimensione economica, a prescindere dalla dimensione monetaria, è un disegno che ha delle radici geopolitiche lunghe molto evidenti, assolutamente banali: l'Europa continentale sostanzialmente ha perso una guerra, mezza Francia non era con gli Alleati, tutta la Germania e tutta l'Italia erano nell'Asse, vi risparmio le frattaglie, la Spagna era fuori perché aveva risolto prima i suoi problemi come sapete - cioè con la dittatura di Franco che poi ci saremmo portati fino all'epoca della gioventù - serviva un cuscinetto fra gli Stati Uniti e il Patto di Varsavia, serviva che noi stessimo insieme, questo è il motivo per cui ci è stata istillata l'idea degli Stati Uniti d'Europa, un'idea che non ha senso e che fatalmente implica la distruzione della politica.
Direte 'mah, della politica che me ne frega? basta pagare poche tasse, fare il mio lavoro, alzarmi la mattina, avere un lavoro', ma la politica è anche questo, la politica è la vostra possibilità maggiore o minore di poter rappresentare i vostri interessi e soddisfare queste vostre ambizioni, il disegno europeo nasce sul presupposto che voi non contate niente, conta quello che decidono gli oligarchi.
Questa non è un'idea mia, ve l'hanno detto loro, già nel manifesto di Ventotene si dice che il metodo democratico deve essere soppresso perché il popolo poverino non sa quello che c'è da fare quando ci sono problemi, quando c'è una crisi.
Queste persone ancora oggi che c'è una crisi, diversa, meno grave di quella bellica, pensano che voi non sappiate dove andare e pensano quindi di doversi sostituire al processo politico.

Venire qui per me è un'operazione un po' delicata - la faccio con grande piacere - perché se Matteo Salvini è l'unico politico che ha riconosciuto esplicitamente il valore del lavoro di analisi e anche di diagnosi della crisi che ho fatto, non vedo perché mi debba stare antipatico uno che parla bene di me rispetto a uno che mi calunnia, poi magari non la penso come lui su tante cose ma chiaramente non ci può essere animosità.
Al di là delle simpatie o antipatie personali, per me essere qui è una cosa molto delicata perché chiaramente poi succede che vado in televisione e mi trovo di fronte il politico di turno che mi dice 'ah ma tu sei l'ideologo della lega!' La figurella la fa lui perché chiaramente questo tipo di argomenti denunciano l'impossibilità di confrontarsi sui temi però essere qui banale non è, non è che sono l'eroe di sinistra che fa l'incursione nel campo nemico - tutt'altro, caso mai sarebbe... - però apprezzo l'apertura che fa Salvini e nel suo messaggio c'è una cosa che apprezzo tantissimo e credo che sia il vero punto di forza - che secondo me Renzi ha totalmente perso di vista - è l'aspirazione alla normalità, cioè proporre come obiettivo quello di fare quella cosa che oggi è diventata rivoluzionaria, cioè fare una vita normale, ed è diventata rivoluzionaria perché il capitale e non 'asinistra ha fatto la rivoluzione e ha vinto lui. E adesso noi dobbiamo riprenderci quello che è nostro.»


Domanda: «Mi ha ispirato il tuo riferimento a Stendhal e mi è venuto in mente che Tolstoj scrisse un piccolo saggio, non molto famoso, 'Perché la gente si droga' e anticipava in qualche modo la fine di quel concetto che poi divenne il marxismo, il comunismo, cioè gli individui si faranno infarcire da nuovi bisogni da cui saranno dipendenti e quindi il mercato diventerà il loro nuovo padrone.
Dicevi "io sono di sinistra, ma sono qui", il punto non è che in Italia ti manca un contenitore importante di sinistra? Se la sinistra è venuta meno per la trasformazione delle classi operaie che si sono imborghesite ma è di sinistra o di destra quello che sta invece creando una nuova forma di assistenzialismo che si trasforma nell'elemosina di stato a quello che viene sottratto un lavoro per rimanere a casa?»

Risposta: «Una bella domanda, molto ricca, intanto vorrei rimarcare una cosa, quando ero giovane io c'erano ancora 'le Frattocchie', che era una scuola di formazione politica permanente del partito comunista. A quell'epoca per militare a sinistra si riteneva che si dovesse leggere qualche libro, ora l'antropologia renziana - sulla quale molto garbatamente prima ci ha intrattenuto l'onorevole Saltamartini con la perfidia con la quale donne parlano di altre donne, ma anche uomini parlano di altri uomini - ci fa capire che quei tempi sono definitivamente tramontati.
Ciò non toglie che, presentando il mio libro, Alfredo D'Attorre - uno di quei politici che stimiamo perché colto, preparato, anche coraggioso, perché ha avuto il coraggio di lasciare il Titanic di Renzi che sta per schiantarsi, l'acqua intorno è fredda e quindi prima dello schianto il gesto è coraggioso - disse "il libro è profondamente vicino ai valori progressisti, se ci fossero ancora 'le Frattocchie' andrebbe studiato, non dico accettato in tutto ma sicuramente studiato" e io dico "infatti fra un paio di settimane vado alle frattocchie verdi e la settimana dopo alle frattocchie nere e mancano solo quelle rosse", perché come voi sapete c'è anche l'iniziativa concorrente di un pezzo di destra.
Il problema culturale è rilevantissimo!

Prima l'onorevole Saltamartini ha parlato di "quando qualcuno ha riposto delle speranze in Renzi" io no, l'ho scritto. Perché non era possibile riporre delle speranze in Renzi, avrebbe potuto essere il mahatma Gandhi, Alessandro magno, Giulio Cesare, Gesù cristo, qualsiasi premier voi mettiate oggi a palazzo Chigi, o esce dall'euro o non può fare niente, punto.
Io ho avuto una fortuna incredibile perché ho detto queste cose quando erano poco di moda, non se ne parlava, sembrava un gesto di coraggio dire quello che sta scritto nei libri di testo di economia, allora io ho copiato il libro di testo di economia, ci ho aggiunto due o tre cazzatelle sulla mia vita personale per renderle un pochino divertenti e ecco qua un grande successo editoriale, basta poco, che ce vo'!
Ma, attenzione, ora quello che dico non necessita di più di un percorso che passi attraverso l'uso delle quattro operazioni e capire cos'è il tasso di cambio, non ve lo chiedo, so che è difficile, guardate cosa è successo in Grecia: nel giro di un anno tre volte il popolo si espresso per avere una cosa e tre volte gli è stata imposta una soma ancora più pesante!

Quando dico il popolo, perché lo so, non fate i furbi con me, io lo so che dentro di voi c'è qualcuno che se sterminano i dipendenti pubblici dentro di sé gode, gode come lo squalo quando sente l'odore del sangue, ma alla fine arrivano anche da voi, cioè se voi non capite che non ce n'è più per nessuno e che quindi l'imprenditore deve essere solidale con il dipendente pubblico, che deve essere solidale con l'artigiano, che deve essere solidale con l'insegnante, che non si deve far rodere il culo quando vede che il commerciante c'ha il suv, che deve capire che il problema è che noi dobbiamo riprenderci il nostro paese, se non si passa da lì, morirete tutti.
E io con voi, purtroppo. Io me ne vado in Australia, però se non faccio in tempo muoio anch'io.

Questo è un punto rilevante, perché significa che quello che manca oggi in Italia non è tanto, senz'altro anche un partito che sappia incarnare gli interessi dei lavoratori, potrebbe tranquillamente essere la lega, manca oggi un partito interclassista come era la democrazia cristiana, erede della democrazia cristiana è il partito democratico e infatti ha le correnti e infatti si sgretola, è un partito che però si è posto al servizio di un'unica classe: la grande finanza internazionale.
Tutti gli atti politici rilevanti del partito democratico vanno in questo senso, vanno in questa direzione.

Che cosa ha chiesto, da sempre, fondamentalmente dalla fine del diciannovesimo secolo, da centocinquant'anni a questa parte, il grande capitale?
Ha chiesto fondamentalmente cessioni di sovranità, ha chiesto che lo spazio economico diventasse uno spazio transnazionale perché il capitale va dove gli pare e naturalmente i lavoratori non possono andare dove gli pare e quindi in questo spazio aperto il lavoro perde, l'esempio che faccio sempre se in un'azienda c'è un problema è molto facile per un imprenditore delocalizzare, molto meno facile è per il lavoratore delocalizzarsi.
La lega ha sicuramente intercettato un vuoto di offerta politica nel senso che con Renzi che fa finta di essere di sinistra, ma in effetti è il partito dell'establishment, delle grandi banche, a destra mancava qualcosa, Berlusconi che si sta sgretolando, quindi essere il leader propulsivo, uno che dice qualcosa di destra, è senz'altro un'idea di marketing che può avere un senso.
Vediamola dal lato della domanda però: quando ci sono state le europee e quindi c'è stata l'affermazione dei movimenti critici verso l'Europa, s'è capito che anche se il governo, anche se un'intera classe politica, di qualsiasi colore - come ricordava l'onorevole Saltamartini - non è pronta ad ammetterlo, al di là dell'offerta e dell'etichetta 'io so' de destra', 'io so' de sinistra', 'io so' nero', 'io so' rosso', c'è una enorme domanda di recupero di spazi politici, di spazi di sovranità, di uscita dall'Europa, questa domanda sta crescendo, sicuramente la lega ne ha beneficiato.
La percezione, credo, che i leader della lega hanno è di aver beneficiato molto più del tema dell'immigrazione che del tema economico, probabilmente è una percezione corretta, perché l'immigrato lo vedi, è diverso da te, non è facile accostarsi a un diverso, che arriva in condizioni più o meno di fortuna, quello è un tema molto urticante, è un tema che peraltro la sinistra dovrebbe imparare a fare proprio perché gli immigrati non finiscono ai parioli, finiscono ai quartieri popolari, ergo se tu sei er partito der popolo, ti dovresti preoccupare di gestire il fenomeno, è banale, questo a porte chiuse, coi politici per esempio di sinistra italiana, son tutti d'accordo, poi escono 'no, Salvini xenofobo!' no, scusate, con chi ho parlato prima?
Però la sensazione è che adesso sia cambiato qualcosa e spero che Salvini, cioè lo spero per lui, perché per me no, oddio lui ha detto che se vince mi fa ministro quindi potrei anche mettere una fiche su questo, voglio aiutare me stesso a diventare ministro, per aiutare me stesso a diventare ministro, cioè Salvini a diventare primo ministro, mi sentirei di dargli questo suggerimento: il tema dell'immigrazione ha sorpassato in rilevanza quello della moneta come indicatore di cosa c'è che non funziona in Europa e non è più il tema der veneto che si mette il casco con le corna e va a fa' casino perché c'ha accanto il campo rom, è proprio il tema della gestione di interi flussi di popolazioni fatti nell'interesse esclusivo del paese del paese egemone, della Germania che ha chiamato queste persone, e perché le ha chiamate perché Angela Merkel è buona e c'ha la tonaca con la doppia lista azzurra come madre Teresa di Calcutta?
No, perché gli imprenditori tedeschi hanno bisogno di poracci per schiacciare i salari! Perché la Germania vince solo se trucca i conti!

Dopodiché però quel costo lo paghiamo noi!
Se Matteo Salvini riuscirà - ma non glielo devo dire io, non è un pizzino che gli sto mandando, se volessi gli telefonerei, ma io ho grosso rispetto per chi fa il lavoro della politica, di cui giustamente l'onorevole Saltamartini rivendicava la specificità e la dimensione tecnica - a essere un po' meno 'ruspa' e un po' più 'Europa' considerando che adesso la Merkel gli ha alzato una palla incredibile che lui deve solo schiacciare, risolve un grosso problema. E vi dico due cose, io giro l'Italia, chi mi segue sa perché, chi non mi segue pensa 'sti cazzi' e vedo tutti - siamo registrati ovviamente, questo viene consegnato alla storia, e vabbè, pace, la mia carriera accademica è comunque distrutta per le cose che dico senza parolacce, posso anche dire ogni tanto delle parolacce - giro l'Italia e incontro l'operaio, l'imprenditore, tutti dicono "se avesse altri toni lo voterei" soggetto sottinteso ms, che non so' le sigarette è Salvini, questo purtroppo è un tema rilevante (dal pubblico: ) "ma non avrebbe attirato l'attenzione" e adesso l'attenzione ce l'ha, è giunto il momento di capire se portare all'incasso l'attenzione che si è avuta, volevo dire un'altra cosa ma me la son dimenticata, cedo la parola.»


Domanda: «C'è qualcuno che sostiene che se Salvini e Grillo si mettessero assieme potrebbero vincere le elezioni e uscire dall'euro, se non che Grillo di uscire dall'euro non parla più.»
  
Risposta: «In un momento in cui giornali nazionali e internazionali erano tutti convinti che Grillo fosse l'araldo del movimento cosiddetto antieuro in Europa e in Italia, io dissi molto chiaramente che secondo me non era così, era assolutamente evidente perché nel messaggio politico del suo partito c'era ben palese, presentata abilmente, una fortissima impronta liberista, cioè il messaggio del grillino tipo che appiattisce tutto su una cosa che non è politica, perché se non ce l'hai sei un criminale - quindi è un rilievo giuridico di diritto penale -, cioè l'onestà e il discorso della casta e della cricca, questo discorso fondamentalmente volto a far vedere la politica e lo Stato come un nemico, questo è esattamente un messaggio liberista. Ora l'euro è uno strumento del liberismo, quindi Grillo stava facendo pubblicità all'euro.
Questo lo dissi quattro anni fa, in questi quattro anni avete poi visto qualcosa di concreto fatto dal 5stelle contro l'euro? Io no, qualcuno di voi l'ha visto? Secondo me l'unico atto concreto contro l'euro l'ha fatto Salvini quando ha fatto informazione correttamente prima della campagna per le europee. Indipendentemente dal fatto che abbia poi anche preso posizione.
L'euro va spiegato, se non lo si spiega dopo diventa tutto un pochino più complesso e soprattutto più ambiguo.
Perché se non si capisce che l'euro è un progetto per aumentare la disuguaglianza, poi non si capisce perché a valle vengano fatte riforme che comprimono la democrazia!
L'euro è fatto perché la maggior parte delle persone, che è quella che guadagna poco, guadagni ancora di meno, un giorno queste persone lo capiranno, non ci sono santi... E quando i più capiranno bisognerà che la 'democrazia' sia blindata perché altrimenti gli equilibri politici si ribalteranno!
Quindi non puoi volere l'euro e volere la democrazia! Si è come volere le camere a gas, aprire la doccia e poi voler sopravvivere, non funziona così, questo va capito, Grillo non ha fatto nulla, Grillo è la nostra rivoluzione colorata, color camicia bianca: è un colossale, estremamente ben architettato meccanismo di gestione del dissenso.
Una volta, al tempo della democrazia cristiana, che se ce la ridessero forse staremo meglio, il potere gestiva il consenso: c'era Bernabé in Rai, c'erano le veline, lui diceva quello che si doveva dire, adesso è diverso, siamo diventati più democratici, ognuno può dire quello che vuole, bisogna gestire il dissenso. Bisogna che chi è contro il sistema sia incanalato in una direzione in cui sia sterile ogni suo gesto politico, e questo è ciò a cui serve il cinquestelle.
Io l'ho visto ieri, ero a Corviale, ormai sono trasversale, ieri a Corviale c'era un eurodeputato proiettato da Bruxelles che presentava il libro di Barra Caracciolo, un libro un po' complesso ma che vi esorterei comunque - se i temi vi appassionano - a consultare proprio perché spiega in che modo oggi arriviamo a un punto critico di una battaglia che dura da 150 anni, quella fra il principio liberista che ispira l'azione della grande finanza, di chi è potente [e lo Stato]: chi è potente - ovviamente - dello Stato se ne fotte: vuole solo fare quello che gli pare!
Lo Stato serve a chi è debole, questo va capito! se non si capisce questo ci si suicida!
Dopodiché lo Stato ha i suoi limiti: può esistere il funzionario corrotto, può esistere quello che ti fa perdere tempo, va bene, ne parleremo quando l’acqua sarà privata, quando tutte le scuole saranno private, quando tutta la sanità sarà privata, avere i soldi per permettervelo? Cominciamo a parlare di questo.

Se non si parte dal capire in che direzione si sta andando, in una direzione di compressione dei diritti economici, non si capisce che insieme a questo c’è una compressione dei diritti politici!

Sono totalmente d'accordo con tutto quello che ha detto l'onorevole Saltamartini sulla 'riforma', la inserisco in un quadro fosco che è quello di come veniamo governati, delle regole economiche che ci vengono dall'Europa, ma voglio dirvi in questa direzione..ormai gli economisti... non li sopporto, non sopporto l’ipocrisia di chi si è venduto per mentire dicendo cose che non stavano scritte in nessun libro e sostenendo un progetto che schiaccia i suoi concittadini mentre lui pensa di essere al riparo dalla crisi che provoca mentendo... il modo in cui si presentano oggi, nel 2016, a dire, come se se le fossero inventate loro, le cose che io nel 2011 proponevo umilmente perché le avevo viste scritte in articoli del 2007-8, nel 1956...
Gli economisti si sono comportati in un modo moralmente censurabile! Allora mi sto avvicinando ai giuristi, vado ai convegni dei giuristi e scopro che in tutta Europa sono in atto riforme che vanno nel senso del neocentralismo... a me non me ne frega niente dei vostri problemi tra nord e sud, però voi che siete un partito che ha posto un problema che esiste e che la sinistra si deve porre, scherzi a parte, cioé quello del dualismo tra nord e sud ma non se lo pone, perché? perché ne parla salvini, capito? ecco questo per me è inaccettabile!
Vi dovete porre il problema che tutta Europa sta andando verso il centralismo: quello che succede qui con il Senato, in Germania sta succedendo col Bundesrat: negli ultimi dieci anni hanno fatto quattro riforme costituzionali tutte per comprimere i poteri della camera dei länder, la camera delle regioni.
Perché? Perché centralizzando si risparmia! 



Cioè il movente economico basato sul presupposto FALSO che siamo in una crisi da debito pubblico, non vi faccio la lezioncina, ve l’hanno fatta altri, se ve l’hanno fatta bene dovreste sapere che il debito pubblico stava diminuendo in tutta europa prima della crisi, mentre stavano aumentando i debiti privati cioè i crediti delle banche, questo lo sapete.
Sulla base di questa scusa si va all’attacco dello Stato dicendo che per ridurre la spesa devi ridurre i livelli di governo, devi ridurre le autonomie locali, devi ridurre la democrazia, devi ridurre le cariche elettive, ma questo non solo qui! Capito qual è il pericolo?

Su questo credo che voi abbiate buon gioco a fare una battaglia, che tutto sommato è nelle vostre corde. Avete il problema di diventare un partito 'nazionale', riconoscendo il valore dei Territori, certo che se dite "forza Vesuvio" va a finire male, ma non lo dite più, queste sono cose del passato... voi avete una carta da giocare perché siete in controtendenza rispetto a una tendenza pericolosa, di centralismo, che è lo 'statalismo brutto': il centralismo che vuole questa europa non è lo 'stato che difende i deboli', è lo 'stato che difende il capitale'!

Vi faccio anche riflettere su una cosa: quando ci saranno gli Stati Uniti d'Europa, per le grandi multinazionali sarà più facile fare il porco comodo loro che già fanno perché mentre oggi devono convincere 28 governi nazionali, gli basterà avere un uomo a Bruxelles e avranno fatto! Capito a cosa serve il disegno imperiale? il disegno imperiale non è 'per voi', il disegno imperiale è per loro!!

Voi che avete riconosciuto e difeso con toni non sempre condivisibili il valore del territorio, subito avreste dovuto opporvi a questa cosa!
Ora l'avete fatto, va bene e avete anche saputo prendere le distanze, c'è anche un altro problema che voi non avete più ma altri hanno: siamo nel 2016, come e perché le cose non andavano è stato chiaro nel 2010, 2011, 2012, fra il 2012 e il 2016 sono passati 4 anni durante i quali sono morte un sacco di aziende e un sacco di persone!
È oggettivamente molto difficile, ed è compito dei politici, accogliere quelli che oggi si svegliano e dicono "ah, ops, c'è un problema!", vi faccio due esempi illustri: Gualtieri e Reichlin sui giornali di ieri si sono accorti che c'è un problema con le banche!
Che devi fa' li devi pija a schiaffi o gli devi dire "vabbé, effettivamente c'è un problema, meno male che", "ah bravi, non me n'ero accorto!" capite?
Ecco, questi sono i problemi dei politici: creare un tessuto che sia inclusivo geograficamente, fra le classi ma che ci permetta di rientrare in possesso di noi stessi!

Qui un problema però c'è, l'ha evocato prima Saltamartini, ha detto "America", en passant.
Torniamo da dove siam partiti: questa cosa che ci dicono essere il grande momento di realizzazione del 'popolo europeo'... voi sapete che il 'popolo europeo' non esiste, no? Non esiste la 'nazione europea', in realtà è un disegno geopolitico statunitense per controllare questo territorio, la crisi greca ce lo ha mostrato molto bene perché a un certo punto Schäuble ha detto "Grecia vattene", hanno telefonato da Washington e hanno detto "no, la Grecia resta perché altrimenti la Nato va in pezzi", chiaro cosa è in gioco?

Il punto fondamentale è che fino a che gli Stati Uniti non si convincono che tenere insieme l'Europa così non gli riesce o che comunque gli costa più che tenerla insieme in un altro modo, avremo delle fortissime resistenze d
a parte del mondo della grande finanza, che chiaramente ti rema contro, il mondo della grande finanza, nel momento in cui tu fai un gesto per uscire, ti può stritolare: scatena attacchi speculativi sui tuoi titoli di Stato, come una volta faceva sulla tua moneta, controlla ovviamente tutti i mezzi di informazione, può creare grossi problemi.

Quello che non riesco a capire del vostro movimento è che tipo di proiezione internazionale ha, che interlocuzione ha con chi comanda sul serio, questa è una domanda che ci dobbiamo porre tutti, è la domanda che mi porrei anch'io se dovessi un giorno affacciarmi a questo panorama politico italiano e vedere... A me sembra sia abbastanza chiaro che il pd aveva forti legami organici con quel mondo, non faccio nomi altrimenti è vilipendio... chiaro poi perché tanti governi sono stati messi a fila uno appresso all'altro per difendere l'euro... voglio dire: dobbiamo lottare, ognuno nel suo capo, possibilmente con un obiettivo comune, ma dobbiamo anche sapere quali sono le resistenze cui andiamo incontro, che non sono certo Renzi, ma chi lo ha messo lì!»

martedì 31 dicembre 2019

Caos falso

Dal sito della bce: «Chi è il prestatore di ultima istanza nell’area dell’euro? Il ruolo di prestatore di ultima istanza è condiviso dalla BCE e dalle 19 banche centrali nazionali dell’area dell’euro.
Un momento! E se invece è un governo anziché una banca in difficoltà finanziarie? Le banche centrali forniscono credito di emergenza anche ai governi? No. Nell’area dell’euro questo sarebbe illegale. Se i governi potessero richiedere finanziamenti alle banche centrali, ciò comprometterebbe la capacità di queste ultime di mantenere stabili i prezzi e lederebbe la loro indipendenza. È per questa ragione che il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea vieta il finanziamento dei governi da parte della BCE e delle banche centrali nazionali.»

Il che basta a dimostrare come le banche centrali e ancor più la bce siano nei fatti sovraordinate ai governi, che non devono chiedere aiuto finanziario: concederlo sarebbe illegale!
Illegale... Ma chi fa le leggi, il parlamento europeo, quale unica istituzione ue composta da rappresentanti eletti ? NO: «la Commissione europea partecipa all'esercizio dei tre poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario) anche se non ha l'esercizio esclusivo di nessuno dei tre. Ha la quasi esclusività del suo diritto di iniziativa legislativa, condivide con il Consiglio il potere esecutivo e partecipa persino all'esercizio del potere giudiziario poiché può vietare un aiuto nazionale o una concentrazione di imprese ed imporre una multa alle imprese che hanno violato la concorrenza. Beninteso, questi poteri quasi-giudiziari sono esercitati sotto il controllo della Corte europea di Giustizia ma in mancanza di un appello alla Corte è la decisione della Commissione che si impone. Nell'Ue il Parlamento europeo non può presentare proposte legislative ma solo chiedere un'iniziativa legislativa alla Commissione (che potrebbe rifiutare). Inoltre il Consiglio dei Ministri europeo esercita sia funzioni legislative che esecutive previste dai Trattati (per esempio in materia di politica estera) e può anche auto-delegarsi nuove funzioni esecutive.»

Nel caos, dove ogni arbitrio è libero, il più forte e spregiudicato prevale.


Per evitare il caos l'ordinamento giuridico di uno Stato di diritto si basa sulla separazione dei poteri - francesi e tedeschi dovrebbero saperlo molto bene - ma indovinate un po’?
«Montesquieu non ha mai visitato Bruxelles» è la fulminante battuta del 2002, durante i lavori per la stesura della cosiddetta costituzione europea, di Giuliano Amato - non certo un fascioleghistarossobruno - perché il principio della separazione dei poteri è totalmente ignorato dall'architettura istituzionale europea, dominata invece dalla commissione ue e dal governatore bce, che finché sono in carica esercitano un potere fuori da ogni controllo democratico.
In una parola, sono sovrani: prendono decisioni senza doverne rispondere a un potere più alto.
Ma “la sovranità appartiene al popolo” proprio per sottrarla al più forte e al più ricco, al mercato e al grande capitale internazionale perché dove vale la legge del più forte non possono esistere diritti! 

Qui sta l'origine del male, nella inadeguatezza di regole volutamente incomplete: escludendo che la bce possa essere ‘prestatrice di ultima istanza’ per impedirle di sottrarre dalla speculazione dei mercati l’eventuale debito rimasto invenduto, ci hanno consegnato al perverso e ben noto meccanismo ricattatorio e terroristico dello spread, attivabile al minimo cenno di fragilità. 
Così un ‘no’ o una lettera del sovrano può arrivare a compromettere la solvibilità e dunque il concreto esercizio delle funzioni sociali per adempiere le quali lo Stato democratico è nato: garantire il rispetto dei diritti fondamentali dei cittadini!
A questo, prima di ogni altro scopo, le risorse pubbliche - patrimonio di tutti - dovrebbero essere finalizzate! Questo atroce ricatto causa invece una violenza inammissibile, che si concretizza in una mattanza di diritti eversiva dell'ordine democratico!

L’immediata conseguenza è dunque un vincolo esterno per le istituzioni pubbliche a un regime aziendalista indotto dai ‘trattati’ - oggetto mitologico assurto nella narrazione mediatica e politica al ruolo di novelle ‘tavole della legge’ -, che provoca lo schiacciamento di diritti che la nostra Carta Costituzionale vuole incomprimibili e inderogabili!
In forza di quale potere può avere luogo una tale violenza che schiaccia i Popoli e calpesta gli Stati?!

Gli autorazzisti, quelli che non perdono occasione per dire che in questo paese non funziona nulla, sia quelli rassegnati che caricano anche sé stessi di tale colpa, sia i negazionisti, che dicono “non sono italiano, sono europeo” dovrebbero considerare il fatto che è dal 1981 che siamo ostaggio di questo atroce ricatto, anche troppo bene ce la siamo cavata, e che la causa prima delle evidenti disfunzioni dei servizi pubblici è nell'atteggiamento remissivo dei governi: arredare la gabbia obbedendo a un potere illegittimo che crollerebbe di fronte a un nostro secco e deciso no.

Per l’art 47 “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l'esercizio del credito”, ma il fu governo Amato (che oggi siede in corte costituzionale), nella notte fra il 9 e il 10 luglio 1992, proprio in risposta a un attacco speculativo e per evitare che la lira uscisse dal Sistema monetario europeo - l'antesignano dell'euro - mise le mani nei conti correnti degli italiani prelevando forzosamente il 6 per mille su tutti i depositi bancari, lo ricordate?  
Lo stesso è accaduto nel 2013 alla piccola e periferica Cipro: è stato imposto il prelievo forzoso, dopo la firma di un memorandum con la cosiddetta troika (ue, bce e fmi) e fu la prova generale del bail-in, che abbiamo poi visto in azione qui da noi.

Alcuni espropriati allora presentarono ricorsi presso la corte di giustizia ue che negò però i risarcimenti, sostenendo che il mes fosse un fondo privato e che le istituzioni europee non fossero direttamente implicate!
Vedete a cosa serve il caos?

Il mes, che abbiamo visto in azione a Cipro e in Grecia, dovrebbe essere una toppa per quelle regole volutamente inadeguate: il supplente della bce come prestatore di ultima istanza, un compito svolto dalla Banca d'Italia fino a 40 anni fa, formalmente prendendo ordini dal nostro Ministero dell'Economia e delle Finanze!
Ci viene oggi spacciato come un’assicurazione di cui abbiamo già pagato il premio, come ha detto in commissione il ministro gualtieri - tra l'altro irridendo le doverose e legittime preoccupazioni di parlamentari e altre figure istituzionali, come il governatore della banca d’Italia Visco e il presidente dell’Abi Patuelli! - un'assicurazione che non ci servirà “perché siamo un paese solido” – ma sappiamo che basta un minimo dubbio per attirare gli squali della speculazione – però siamo costretti a contribuirvi con 125 miliardi - e stranamente non vedo nessun renziano o piddino chiedersi “dove sono le coperture?”, soldi che sono o vanno depositati in massima parte presso le banche centrali di Francia e Germania presso conti a rendimenti negativi così che lor signori possano persino trarre profitto da quei soldi che abbiamo affidato al mes per ben altri scopi!

Un’assicurazione che in caso di necessità, in presenza cioè di una vera crisi bancaria, avrebbe il compito di svuotare il mare con un cucchiaino da tè, viste le comunque inadeguate risorse di cui dispone! Sarebbe allora inevitabile il ricorso all’unico organismo europeo che ha risorse illimitate: la bce.

In tutti i casi il nostro paese non avrebbe i requisiti per accedere al percorso ‘buono’, che richiede - come novelle forche caudine - datati livelli di debito e deficit, indicatori superati in ambito europeo già dal 2011 da un quadro di sorveglianza economica molto più ampio, comprendente parametri come il surplus estero che però, se considerati, estrometterebbero la Germania dalla possibilità di usufruire di questo strumento!

Esclusa la via ‘buona’ resta solo la ‘cattiva’ che impone subito la ristrutturazione del debito e quindi alcuni geni piddini e piùeuropeisti han proposto di giocare d’anticipo, provvedendo spontaneamente alla ristrutturazione del debito, non curandosi del disastro che ciò significherebbe per il tessuto economico e ancor più sociale del nostro Paese!

E intanto nell'asta successiva i rendimenti sono saliti del 20%... 

Queste due differenti vie di accesso separano di fatto gli Stati europei – teoricamente pari in dignità – in due gruppi, i virtuosi e gli straccioni e le condizioni sono acqua fresca per i virtuosi, vessatorie per gli straccioni!
È dunque un aiuto che aiuta chi non ne avrebbe bisogno e non aiuta chi ne avrebbe bisogno. Chissà quali interessi questo meccanismo vuole salvaguardare.

«Se non serve, serve a qualcos’altro» e guarda caso da mesi il ministro delle finanze tedesco preme per una riforma dei salvataggi bancari che arriva ovviamente troppo tardi per salvare le 4 banche italiane che hanno subito 2 anni fa il bail-in – che questo pacchetto del mes non evita, nonostante sia ormai ben noto ch’è fonte d’instabilità, anzi! proprio un bel pacco insomma – arriva anche troppo tardi per una banca tedesca per cui però solo due settimane fa è stato permesso il salvataggio pubblico, altro aspetto in cui si distinguono figli e figliastri.

Lo scenario già visto a Cipro e in Grecia non è dunque che un assaggio di quanto potrebbe accadere a noi in un prossimo futuro, con due differenze fondamentali: 1) mentre allora angela merkel pareva al culmine della sua forza ora la sua parabola sta volgendo rapidamente al termine 2) il sistema bancario tedesco rischia il collasso ma il risparmio privato italiano è ancora, nonostante tutto, tra i più ingenti del mondo, altroché Cipro! Resta però il protagonista: il mes, l’ente esecutore di quel prelievo, oggi oggetto di riforma per adattarlo alle mutate esigenze (tedesche).

Ma il punto più importante che mostra la contraddittorietà e lo sprezzo per le istituzioni democratiche repubblicane è la negligenza del governo conte e il suo mancato rispetto della legge Moavero (ministro degli esteri sia con monti sia nel conte1) che obbliga il governo a riferire tempestivamente al Parlamento gli atti e lo stato delle trattative e a comunicare prima dell’avvio le posizioni preparatorie, ciò ovviamente non è mai avvenuto nonostante diverse inascoltate interrogazioni parlamentari! Questa legge dello Stato fu approvata proprio a seguito di analoghe decisioni prese in occasione del mes prima versione - usato “per la Grecia” (in realtà per banche francesi e tedesche che si erano sovraesposte) - senza aver minimamente informato il Parlamento! L’hanno fatto di nuovo! 

Alla faccia delle leggi e del principio di leale collaborazione tra poteri dello Stato! Finlandia ed Estonia hanno posto riserve parlamentari perché il loro governo le ha messe in condizione di farlo, dobbiamo forse prendere lezioni di civiltà giuridica da loro?! Il governo dovrebbe! 

Ora tutti gli spazi di dibattito e modifica che governo e maggioranza si affannano a dichiarare aperti ci vedono in realtà costretti in una posizione di passività poiché già dal 7 novembre – il giorno successivo all’audizione di Galli, che ha parlato del mes come di una pistola alla tempia del credito del nostro paese –  i testi di giugno sono stati dichiarati chiusi da centeno – presidente dell’eurogruppo – e credere all’eventualità di una nuova modifica del testo è puramente illusorio visto che c’è l’accordo di tutti gli altri paesi. 

Ufficialmente questo trattato non è ‘interno all’unione’ ma solo un trattato intergovernativo, ciò concede un sostanziale arbitrio e immunità ai componenti, non solo sulla decisione se concedere o meno un aiuto che non ci aiuta, ma anche sulla scelta di quali cosiddette condizionalità imporre che sembrano già fissate inizialmente ma su cui i nuovi sovrani avrebbero ‘discrezionalità’! Come accaduto a Cipro, ciò impedisce anche ogni possibilità di risarcimento degli eventuali danni!

Gli stati membri del mes s’impegnano incondizionatamente a pagare qualsiasi somma richiesta irrevocabilmente a 7 giorni dalla richiesta, un eventuale governo diverso che succedesse non potrebbe bloccarne l’erogazione o chiederli indietro, l’entità del capitale richiesto dal direttivo del mes potrebbe cambiare discrezionalmente, tutti i membri del suo staff avranno piena capacità legale e giudiziaria per domandare e godere di totale immunità a qualunque provvedimento giuridico, qualunque perquisizione, requisizione, confisca ed espropriazione o pignoramento dovuti a provvedimenti esecutivi, giudiziali o legislativi…

Si tratta dunque di una esternalizzazione delle valutazioni riguardanti sia il debito pubblico sia il sistema bancario, così esautorando o meglio, come visto a Cipro, deresponsabilizzando le istituzioni ue del grosso delle prerogative che abusivamente, secondo logiche del tutto contrarie alla democrazia, sono state sottratte agli stati (una volta) sovrani e alle loro istituzioni democratiche!
Ora doppiamente sottratte agli stati europei!

In questo gioco delle tre carte diventiamo un non-stato, privato degli strumenti per adempiere la sua funzione sociale!

La considerazione degli eurocrati per la forma e la sostanza di questi temi è chiaramente illustrata dal cosiddetto ‘metodo juncker’: “Prendiamo una decisione, poi la mettiamo sul tavolo e aspettiamo un po’ per vedere che succede. Se non provoca proteste né rivolte, perché la maggior parte della gente non capisce niente di cosa è stato deciso, andiamo avanti passo dopo passo fino al punto di non ritorno.”

È del tutto evidente chi è il sovrano in Europa e dunque anche in Italia non siamo noi, non è il popolo italiano!

Tutti i nostri rappresentanti – quale bella e nobile parola! – che hanno assecondato, se non esplicitamente approvato, questo testo e che si apprestano a firmarlo hanno giurato di fronte alla Costituzione e al Popolo Italiano di agire “nell’esclusivo interesse della Nazione”!!

Ricordiamo loro che l’art. 11 permette l’adesione a trattati internazionali solo se “necessari ad un ordinamento che assicuri la Pace e la Giustizia fra le Nazioni” e solo “in condizioni di parità con gli altri Stati”!

Nella riforma del mes non c’è nulla di tutto ciò!
Non c’è altra parola adeguata per descrivere il dispiegamento di una simile volontà di potenza sopra e contro i principi della nostra Costituzione: eversione.

L’unica risposta possibile è un chiaro e netto NO.


trascrizione riveduta e corretta del mio intervento qui - 30/11/2019

mercoledì 13 novembre 2019

Il cielo sopra...la Bce

Il sistema oligarchico di potere che ha usurpato la sovranità dei popoli europei e, al riparo del processo elettorale, la esercita contro i nostri diritti e i nostri interessi, sta dando in questi giorni macroscopiche prove della propria assurdità.
Il mercato unico europeo ha da tempo trasformato l’Europa in una gabbia di polli in cui un paio di volpi sono rimaste chiuse dentro e se ne approfittano: ai paesi più forti i trattati e gli eurocrati concedono di diventare ancora più forti, abusando delle debolezze e delle fragilità altrui - spesso creandone di nuove - rendendo patologia quel che prima era fisiologico.

Un esempio di particolare rilevanza riguarda il sistema bancario, veicolo imprescindibile di questo meccanismo iniquo perché asimmetrico, malato perché produce miseria. Vediamo come con una breve contestualizzazione: dopo aver compresso i diritti e tagliato i salari dei propri lavoratori - acquisendo così un enorme vantaggio commerciale sui propri ‘cugini’ europei, secondo la tattica ‘frega il tuo vicino’ visto quindi più come competitore e avversario che come compagno di viaggio con interessi comuni, in barba ad ogni retorica circa una fantomatica ‘solidarietà europea’! -, i paesi del ‘centro’ hanno invaso i mercati di tutta Europa con i propri prodotti generando forti squilibri nella bilancia dei pagamenti che hanno poi ‘riciclato’ drogando il mercato del credito offrendo prestiti ben oltre quanto sarebbe stato logico e saggio.
Questo enorme afflusso di denaro, assecondato dalla politica monetaria basata su tassi bassi e soprattutto dai vincoli dei trattati europei che fanno della bce un’anomalia unica tra tutte le banche centrali mondiali, ha illuso i cittadini europei - inconsapevolmente caduti nella trappola di una società edonistica dei consumi - instillando loro una bulimia di beni e merci quasi sempre comprate a rate.
In questo recinto chiuso chiamato eurozona, la crescita esponenziale del surplus del ‘centro’ si è tradotta in un complementare impoverimento delle economie periferiche, deprimendone o addirittura distruggendone il tessuto produttivo e sociale, trasformandone i cittadini da consumatori gaudenti a lavoratori cassaintegrati o disoccupati, in due fasi del medesimo processo che, iniziato come esca succosa, è poi diventato tagliola.
Una catastrofe annunciata.

Il domino di delocalizzazioni, chiusure e fallimenti che ne è seguito ha martoriato i settori produttivi dei paesi periferici (è limitante e ideologicamente razzista pensare solo al sud Europa, poiché anche Finlandia e Irlanda hanno subito alcuni aspetti deteriori di questo processo, ma lo stesso establishment tedesco è oggi in grave imbarazzo) ha messo a durissima prova il settore bancario europeo nella sua interezza, che già era praticamente fallito per le conseguenze della crisi dei mutui subprime del 2007-8 e che solo un massiccio intervento di fondi pubblici in una quantità mai vista prima ha potuto rianimare.

Va sottolineato l’ignobile ruolo avuto dai cosiddetti ‘mezzi d’informazione tradizionali’ che, portando i riflettori della loro narrazione solo sulle conseguenze ultime di questo intervento - la 'socializzazione delle perdite' - hanno descritto la situazione come 'crisi dei debiti sovrani' e hanno taciuto invece sulle reali cause, sinteticamente qui ricordate, impedendo un corretto controllo democratico, non fornendo all'opinione pubblica i necessari strumenti interpretativi della realtà.
Il fu ‘giornalismo’ (bisognerebbe cambiargli nome!) da tempo «è totalmente appiattito di fronte ai grandi interessi economici, è puro veicolo di propaganda e non di lecita espressione di opinioni, è showbusiness e non laboratorio di elaborazione e confronto di idee, è completamente privo di qualsiasi rappresentatività rispetto a una società civile cui non solo non dà voce, ma della quale denigra e combatte le voci migliori per mezzo di sicari prezzolati, si costituisce, in tal modo, come ostacolo alla democrazia impedendo la maturazione della coscienza dei lettori, e però, proprio per questo, si sta avvitando su se stesso, e constata con uno stupore commovente (ma inquietante) la propria crescente incapacità di incidere sull'opinione pubblica, la propria vertiginosa perdita di credibilità e di autorevolezza».

Un esempio: preoccupati dalla recente 'guerra dei dazi' che vede fronteggiarsi le maggiori economie  mondiali, scrivono: «In Europa anni di bassi investimenti e di produttività stagnante, combinati con politiche che hanno favorito paghe basse e lavori senza qualità, piuttosto che industrie all’avanguardia, hanno lasciato l’economia dell’Ue in condizioni di apatia. Le industrie più competitive hanno puntato sull’Asia e sugli Stati Uniti per la crescita. Il rovescio della medaglia è che, quando il commercio internazionale langue, sull’Europa cala il gelo» ma gli articolisti di quello che dovrebbe essere il più autorevole giornale economico-finanziario italiano sembrano stupiti e ignari dei motivi dei bassi investimenti!

Ora, a distanza di anni, ci dicono «il bail-in fu affrettato, ora è inapplicabile», ora ci assicurano «è innegabile il bisogno di completare l’unione bancaria!» forse perché hanno paura della Brexit (che sembra rimandata ancora e qualcuno, ad esempio l’Olanda, tira un sospiro di sollievo), certamente perché è un sistema incompleto, ma quando serviva a noi un sistema europeo di garanzia dei depositi hanno opposto il loro 'nein' cianciando del solito italiano che non rispetta le regole, invece ora che potrebbe servire a loro scoprono che le regole sono inadeguate - e prima ancora non c'erano e han potuto fare i propri comodi, come mostra la grafica prodotta dal già citato giornalino economico di colore rosa , che quindi dovrebbe saper valutare correttamente la situazione -, ma pongono delle condizionalità che impedirebbero al nostro paese di poter usufruire di questo 'paracadute' mantenendo però integro il nostro obbligo a contribuire...!

Risultati immagini per salvataggi bancari

Parlando di disparità di trattamento tra 'centro' e 'periferia' e di parzialità dei media non si può non citare il cosiddetto 'bail in': si finse fosse normale permettere nel 2012 la nazionalizzazione di una banca olandese con lo scopo esplicito di garantire i depositi dei clienti e invece l'anno dopo imporre alla piccola e periferica Cipro il prelievo forzoso negando i risarcimenti ai clienti sostenendo che l'esm fosse un fondo privato e che le istituzioni europee non fossero direttamente implicate. Senza batter ciglio si riportarono le parole del 2012 di dijsselbloem «oggi Sns Reaal è stata totalmente rilevata dallo stato olandese. Ho nazionalizzato Sns Reaal» e non si riportarono le parole dello stesso dijsselbloem del 2013: «se vogliamo avere un sano settore finanziario dobbiamo dire 'se ti prendi dei rischi allora vi devi fare fare fronte, se non puoi non avresti dovuto prenderli'».

Abbiamo poi visto da vicino le conseguenze di questa 'inversione a u' apparentemente inspiegabile, sia per quanto riguarda l'iniquità del trattamento subito dai risparmiatori, sia in riferimento al ruolo di media inadeguati e di politici incapaci (i malpensanti invece sussurrano che è difficile far capire qualcosa a una persona quando il suo stipendio dipende dal fatto di non capirla).

Da mesi e ancora in questi giorni si parla di una possibile, per alcuni probabile, investitura come prossimo capo dello Stato dell'apprendista stregone che su questo sistema avrebbe dovuto vigilare, chiamando quindi a proteggere e garantire i diritti fondamentali di tutti qualcuno che ha fatto finta di non vedere le 'travi' altrui, concentrandosi sulle 'pagliuzze' nostre senza alcun riguardo, ad esempio, per l'articolo 47 della nostra Carta Costituzionale:
La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l'esercizio del credito.


Potremmo, a questo punto, chiedere fino a quando le istituzioni europee, abuseranno della nostra pazienza?
Ma ciò significherebbe aver accettato e introiettato una dominazione straniera di stampo coloniale che neanche più si preoccupa di salvare le apparenze!
La domanda da porre è invece 

COSA ASPETTIAMO ANCORA AD USCIRE DALLA GABBIA?