Visualizzazione post con etichetta Renzi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Renzi. Mostra tutti i post

domenica 19 gennaio 2020

Parenti serpenti

C'era una volta la promessa di un referendum per uscire dall'euro e l'accordo con Nigel Farage, poi ci fu il tentato flirt con l'alde a negare la natura 'euroscettica' del m5s e il 2 di picche ricevuto in risposta, poi venne la liason con la lega per smentire anche in chiave nazionale il "noi alleanze non ne facciamo", poi - dopo aver fatto campagna per "cambiare l'europa da dentro" come dei qualsiasi tsiprasiani fuori tempo massimo - l'abbocco alla von der leyen cui seguì il fin qui definitivo accordo col pd per sbugiardare tutto quanto.
Insomma qui trovate un chiaro e pratico quadro riassuntivo.

Nel seguito invece trovate la trascrizione di un atipico intervento di un 'economista di sinistra' a una 'scuola di formazione politica' di destra che, seppur datato 24 gennaio 2016, descrive in termini che ancor oggi suonano come rivelatori i due partiti che, nati nemici giurati, si trovano oggi insieme al governo.








Domanda: «Hai detto che se Renzi si convertisse dovremmo accoglierlo alla casa del padre»
  
Risposta: «Si dicono tante cose... Comincio col ringraziarvi per l'invito e, visto che siete al termine di una giornata di lavori che suppongo piuttosto intensa, allieto la vostra atmosfera raccontandovi un aneddoto, voi sapete che io sono di sinistra, no?
Quindi avrei dovuto essere a Parigi alla presentazione del piano b europeo della sinistra di sinistra sulla quale poi ci divertiremo abbondantemente, passando per Renzi naturalmente, ma all'ultimo gli organizzatori hanno fatto sapere che c'era un problema con gli oratori. Io pensavo "mah! sono amico di Sapir, che ha preso a pesci in faccia Melenchon un sacco di volte, ho scritto io stesso nel mio blog un post in francese per dire a Melenchon che era l'utile idiota di Hollande, cioè del grande capitale finanziario transnazionale, magari se ne sono accorti e quindi giustamente da fastidio che io intervenga, va bene così".
E invece no, il problema era un'altro, sapete qual'era? Che non sono una donna, avevano bisogno di quote rosa. Allora sono arrivato qua, sono in compagnia di una stupenda relatrice - non Armando, salto una posizione - accolto da due meravigliose ragazze dello staff, le quote rosa le ho trovate qui e ho visto le foto di Parigi: una sala squallida con poche persone. Questa sala è molto bella, l'ultima volta che ci son stato ero seduto al mio clavicembalo, facevamo un concerto di Telemann, Vivaldi e Händel e c'era meno pubblico perché chiaramente la musica del Settecento interessa meno dei problemi dei nostri anni.

Come trattare il giovanotto, cioè Renzi? Ha ragione chi ha parlato prima di me, l'onorevole Saltamartini, abbiamo a che fare con un opportunista, però d'altra parte, noi non possiamo biasimare una persona perché vuole sopravvivere, l'istinto di conservazione ce l'abbiamo tutti e Renzi è in un momento estremamente critico della sua carriera.
C'è il problema della banche, importante non per il percorso aneddotico delle porcate che può aver fatto, non è così rilevante se suo padre, il padre della Boschi, va benissimo è roba per il Fatto quotidiano, che dopo la scomparsa di Berlusconi è rimasto privo di qualcuno di cui parlare male, della sua ragion d'essere, adesso finalmente se Renzi fa qualche porcata il Fatto quotidiano può ricominciare ad avere dei temi rilevanti, il tema rilevante in realtà è un altro: in un paese in cui le banche fanno le banche - cioè prestano soldi agli imprenditori - dopo l'ottavo anno di crisi ormai (perché entriamo nell'ottavo anno di crisi!) è abbastanza chiaro che gli imprenditori essendo sdraiati non possono più restituire regolarmente alle aziende di credito i prestiti che hanno ricevuto
Questo fa si che in Italia ci sia una percentuale anomala di sofferenze rispetto al prodotto interno lordo, quasi il 20% e crescente. Il che significa che vengono iscritte a bilancio a un valore scontato perché tu non puoi mettere a bilancio a 100 delle somme per cui sai che se va bene ti verrà ridato 50, da qui deriva tutta una serie di altre conseguenze, abbiamo tutti visto il modo un po' approssimativo con cui è stata gestita la crisi delle quattro banche, uno degli elementi che - come ci ricorda sempre Claudio Borghi - rende particolarmente critico e approssimativo il modus operandi del governo è l'aver valutato al 17% i crediti inesigibili e se si applicasse lo stesso criterio al Monte dei paschi sarebbe la fine del sistema bancario italiano, ma dopo che il Monte dei paschi in borsa si era più che dimezzato di valore e dopo che Serra aveva fatto ampia incetta delle azioni del Monte dei paschi - Serra è un, non è un nemico di Renzi, come credo sappiate, è quello che gli ha pagato la campagna elettorale, sembra, c'è una simpatia lecita, lo stesso Renzi se sta lì starà simpatico a qualcuno - dopo che questo qui ha fatto una sbaraccatata di azioni, finalmente si è scoperto che il Monte dei paschi è troppo grande per fallire, è stato dichiarato fuori dalle regole del bail-in in quanto 'banca sistemica'.
Vedete il tipo di problematiche che sorgono: faccio sorgere un gran casino, una banca si svaluta, cioè le sue azioni crollano, quando costano poco il mio amico le compra e il giorno dopo si scopre che quella banca non può fallire e le azioni crescono. Guardate che a me questo non scandalizza, fa parte di come funziona il capitalismo. Se vi leggete Stendhal, però non solo 'Il rosso e il nero' e 'La certosa di Parma', i romanzi un pochino più di nicchia, quelli da intellettuali per esempio 'Lucien Leuwen', c'è una storia di insider trading che è esattamente questa: il re - che a quel tempo faceva un po' quello che fa oggi Renzi, cioè il comitato d'affari della grande finanza internazionale, in Francia - interviene e fa delle operazioni di insider trading. È sempre successo, non è questo che mi scandalizza, punto fondamentale è che c'è una tendenza oggettiva.

Prima l'onorevole parlava di 'questa Europa', noi non abbiamo 'un'altra Europa', l'Europa è questa, non c'è questa Europa perché non c'è un'altra Europa. Il disegno di integrazione europea è un disegno insensato a prescindere dalla dimensione economica, a prescindere dalla dimensione monetaria, è un disegno che ha delle radici geopolitiche lunghe molto evidenti, assolutamente banali: l'Europa continentale sostanzialmente ha perso una guerra, mezza Francia non era con gli Alleati, tutta la Germania e tutta l'Italia erano nell'Asse, vi risparmio le frattaglie, la Spagna era fuori perché aveva risolto prima i suoi problemi come sapete - cioè con la dittatura di Franco che poi ci saremmo portati fino all'epoca della gioventù - serviva un cuscinetto fra gli Stati Uniti e il Patto di Varsavia, serviva che noi stessimo insieme, questo è il motivo per cui ci è stata istillata l'idea degli Stati Uniti d'Europa, un'idea che non ha senso e che fatalmente implica la distruzione della politica.
Direte 'mah, della politica che me ne frega? basta pagare poche tasse, fare il mio lavoro, alzarmi la mattina, avere un lavoro', ma la politica è anche questo, la politica è la vostra possibilità maggiore o minore di poter rappresentare i vostri interessi e soddisfare queste vostre ambizioni, il disegno europeo nasce sul presupposto che voi non contate niente, conta quello che decidono gli oligarchi.
Questa non è un'idea mia, ve l'hanno detto loro, già nel manifesto di Ventotene si dice che il metodo democratico deve essere soppresso perché il popolo poverino non sa quello che c'è da fare quando ci sono problemi, quando c'è una crisi.
Queste persone ancora oggi che c'è una crisi, diversa, meno grave di quella bellica, pensano che voi non sappiate dove andare e pensano quindi di doversi sostituire al processo politico.

Venire qui per me è un'operazione un po' delicata - la faccio con grande piacere - perché se Matteo Salvini è l'unico politico che ha riconosciuto esplicitamente il valore del lavoro di analisi e anche di diagnosi della crisi che ho fatto, non vedo perché mi debba stare antipatico uno che parla bene di me rispetto a uno che mi calunnia, poi magari non la penso come lui su tante cose ma chiaramente non ci può essere animosità.
Al di là delle simpatie o antipatie personali, per me essere qui è una cosa molto delicata perché chiaramente poi succede che vado in televisione e mi trovo di fronte il politico di turno che mi dice 'ah ma tu sei l'ideologo della lega!' La figurella la fa lui perché chiaramente questo tipo di argomenti denunciano l'impossibilità di confrontarsi sui temi però essere qui banale non è, non è che sono l'eroe di sinistra che fa l'incursione nel campo nemico - tutt'altro, caso mai sarebbe... - però apprezzo l'apertura che fa Salvini e nel suo messaggio c'è una cosa che apprezzo tantissimo e credo che sia il vero punto di forza - che secondo me Renzi ha totalmente perso di vista - è l'aspirazione alla normalità, cioè proporre come obiettivo quello di fare quella cosa che oggi è diventata rivoluzionaria, cioè fare una vita normale, ed è diventata rivoluzionaria perché il capitale e non 'asinistra ha fatto la rivoluzione e ha vinto lui. E adesso noi dobbiamo riprenderci quello che è nostro.»


Domanda: «Mi ha ispirato il tuo riferimento a Stendhal e mi è venuto in mente che Tolstoj scrisse un piccolo saggio, non molto famoso, 'Perché la gente si droga' e anticipava in qualche modo la fine di quel concetto che poi divenne il marxismo, il comunismo, cioè gli individui si faranno infarcire da nuovi bisogni da cui saranno dipendenti e quindi il mercato diventerà il loro nuovo padrone.
Dicevi "io sono di sinistra, ma sono qui", il punto non è che in Italia ti manca un contenitore importante di sinistra? Se la sinistra è venuta meno per la trasformazione delle classi operaie che si sono imborghesite ma è di sinistra o di destra quello che sta invece creando una nuova forma di assistenzialismo che si trasforma nell'elemosina di stato a quello che viene sottratto un lavoro per rimanere a casa?»

Risposta: «Una bella domanda, molto ricca, intanto vorrei rimarcare una cosa, quando ero giovane io c'erano ancora 'le Frattocchie', che era una scuola di formazione politica permanente del partito comunista. A quell'epoca per militare a sinistra si riteneva che si dovesse leggere qualche libro, ora l'antropologia renziana - sulla quale molto garbatamente prima ci ha intrattenuto l'onorevole Saltamartini con la perfidia con la quale donne parlano di altre donne, ma anche uomini parlano di altri uomini - ci fa capire che quei tempi sono definitivamente tramontati.
Ciò non toglie che, presentando il mio libro, Alfredo D'Attorre - uno di quei politici che stimiamo perché colto, preparato, anche coraggioso, perché ha avuto il coraggio di lasciare il Titanic di Renzi che sta per schiantarsi, l'acqua intorno è fredda e quindi prima dello schianto il gesto è coraggioso - disse "il libro è profondamente vicino ai valori progressisti, se ci fossero ancora 'le Frattocchie' andrebbe studiato, non dico accettato in tutto ma sicuramente studiato" e io dico "infatti fra un paio di settimane vado alle frattocchie verdi e la settimana dopo alle frattocchie nere e mancano solo quelle rosse", perché come voi sapete c'è anche l'iniziativa concorrente di un pezzo di destra.
Il problema culturale è rilevantissimo!

Prima l'onorevole Saltamartini ha parlato di "quando qualcuno ha riposto delle speranze in Renzi" io no, l'ho scritto. Perché non era possibile riporre delle speranze in Renzi, avrebbe potuto essere il mahatma Gandhi, Alessandro magno, Giulio Cesare, Gesù cristo, qualsiasi premier voi mettiate oggi a palazzo Chigi, o esce dall'euro o non può fare niente, punto.
Io ho avuto una fortuna incredibile perché ho detto queste cose quando erano poco di moda, non se ne parlava, sembrava un gesto di coraggio dire quello che sta scritto nei libri di testo di economia, allora io ho copiato il libro di testo di economia, ci ho aggiunto due o tre cazzatelle sulla mia vita personale per renderle un pochino divertenti e ecco qua un grande successo editoriale, basta poco, che ce vo'!
Ma, attenzione, ora quello che dico non necessita di più di un percorso che passi attraverso l'uso delle quattro operazioni e capire cos'è il tasso di cambio, non ve lo chiedo, so che è difficile, guardate cosa è successo in Grecia: nel giro di un anno tre volte il popolo si espresso per avere una cosa e tre volte gli è stata imposta una soma ancora più pesante!

Quando dico il popolo, perché lo so, non fate i furbi con me, io lo so che dentro di voi c'è qualcuno che se sterminano i dipendenti pubblici dentro di sé gode, gode come lo squalo quando sente l'odore del sangue, ma alla fine arrivano anche da voi, cioè se voi non capite che non ce n'è più per nessuno e che quindi l'imprenditore deve essere solidale con il dipendente pubblico, che deve essere solidale con l'artigiano, che deve essere solidale con l'insegnante, che non si deve far rodere il culo quando vede che il commerciante c'ha il suv, che deve capire che il problema è che noi dobbiamo riprenderci il nostro paese, se non si passa da lì, morirete tutti.
E io con voi, purtroppo. Io me ne vado in Australia, però se non faccio in tempo muoio anch'io.

Questo è un punto rilevante, perché significa che quello che manca oggi in Italia non è tanto, senz'altro anche un partito che sappia incarnare gli interessi dei lavoratori, potrebbe tranquillamente essere la lega, manca oggi un partito interclassista come era la democrazia cristiana, erede della democrazia cristiana è il partito democratico e infatti ha le correnti e infatti si sgretola, è un partito che però si è posto al servizio di un'unica classe: la grande finanza internazionale.
Tutti gli atti politici rilevanti del partito democratico vanno in questo senso, vanno in questa direzione.

Che cosa ha chiesto, da sempre, fondamentalmente dalla fine del diciannovesimo secolo, da centocinquant'anni a questa parte, il grande capitale?
Ha chiesto fondamentalmente cessioni di sovranità, ha chiesto che lo spazio economico diventasse uno spazio transnazionale perché il capitale va dove gli pare e naturalmente i lavoratori non possono andare dove gli pare e quindi in questo spazio aperto il lavoro perde, l'esempio che faccio sempre se in un'azienda c'è un problema è molto facile per un imprenditore delocalizzare, molto meno facile è per il lavoratore delocalizzarsi.
La lega ha sicuramente intercettato un vuoto di offerta politica nel senso che con Renzi che fa finta di essere di sinistra, ma in effetti è il partito dell'establishment, delle grandi banche, a destra mancava qualcosa, Berlusconi che si sta sgretolando, quindi essere il leader propulsivo, uno che dice qualcosa di destra, è senz'altro un'idea di marketing che può avere un senso.
Vediamola dal lato della domanda però: quando ci sono state le europee e quindi c'è stata l'affermazione dei movimenti critici verso l'Europa, s'è capito che anche se il governo, anche se un'intera classe politica, di qualsiasi colore - come ricordava l'onorevole Saltamartini - non è pronta ad ammetterlo, al di là dell'offerta e dell'etichetta 'io so' de destra', 'io so' de sinistra', 'io so' nero', 'io so' rosso', c'è una enorme domanda di recupero di spazi politici, di spazi di sovranità, di uscita dall'Europa, questa domanda sta crescendo, sicuramente la lega ne ha beneficiato.
La percezione, credo, che i leader della lega hanno è di aver beneficiato molto più del tema dell'immigrazione che del tema economico, probabilmente è una percezione corretta, perché l'immigrato lo vedi, è diverso da te, non è facile accostarsi a un diverso, che arriva in condizioni più o meno di fortuna, quello è un tema molto urticante, è un tema che peraltro la sinistra dovrebbe imparare a fare proprio perché gli immigrati non finiscono ai parioli, finiscono ai quartieri popolari, ergo se tu sei er partito der popolo, ti dovresti preoccupare di gestire il fenomeno, è banale, questo a porte chiuse, coi politici per esempio di sinistra italiana, son tutti d'accordo, poi escono 'no, Salvini xenofobo!' no, scusate, con chi ho parlato prima?
Però la sensazione è che adesso sia cambiato qualcosa e spero che Salvini, cioè lo spero per lui, perché per me no, oddio lui ha detto che se vince mi fa ministro quindi potrei anche mettere una fiche su questo, voglio aiutare me stesso a diventare ministro, per aiutare me stesso a diventare ministro, cioè Salvini a diventare primo ministro, mi sentirei di dargli questo suggerimento: il tema dell'immigrazione ha sorpassato in rilevanza quello della moneta come indicatore di cosa c'è che non funziona in Europa e non è più il tema der veneto che si mette il casco con le corna e va a fa' casino perché c'ha accanto il campo rom, è proprio il tema della gestione di interi flussi di popolazioni fatti nell'interesse esclusivo del paese del paese egemone, della Germania che ha chiamato queste persone, e perché le ha chiamate perché Angela Merkel è buona e c'ha la tonaca con la doppia lista azzurra come madre Teresa di Calcutta?
No, perché gli imprenditori tedeschi hanno bisogno di poracci per schiacciare i salari! Perché la Germania vince solo se trucca i conti!

Dopodiché però quel costo lo paghiamo noi!
Se Matteo Salvini riuscirà - ma non glielo devo dire io, non è un pizzino che gli sto mandando, se volessi gli telefonerei, ma io ho grosso rispetto per chi fa il lavoro della politica, di cui giustamente l'onorevole Saltamartini rivendicava la specificità e la dimensione tecnica - a essere un po' meno 'ruspa' e un po' più 'Europa' considerando che adesso la Merkel gli ha alzato una palla incredibile che lui deve solo schiacciare, risolve un grosso problema. E vi dico due cose, io giro l'Italia, chi mi segue sa perché, chi non mi segue pensa 'sti cazzi' e vedo tutti - siamo registrati ovviamente, questo viene consegnato alla storia, e vabbè, pace, la mia carriera accademica è comunque distrutta per le cose che dico senza parolacce, posso anche dire ogni tanto delle parolacce - giro l'Italia e incontro l'operaio, l'imprenditore, tutti dicono "se avesse altri toni lo voterei" soggetto sottinteso ms, che non so' le sigarette è Salvini, questo purtroppo è un tema rilevante (dal pubblico: ) "ma non avrebbe attirato l'attenzione" e adesso l'attenzione ce l'ha, è giunto il momento di capire se portare all'incasso l'attenzione che si è avuta, volevo dire un'altra cosa ma me la son dimenticata, cedo la parola.»


Domanda: «C'è qualcuno che sostiene che se Salvini e Grillo si mettessero assieme potrebbero vincere le elezioni e uscire dall'euro, se non che Grillo di uscire dall'euro non parla più.»
  
Risposta: «In un momento in cui giornali nazionali e internazionali erano tutti convinti che Grillo fosse l'araldo del movimento cosiddetto antieuro in Europa e in Italia, io dissi molto chiaramente che secondo me non era così, era assolutamente evidente perché nel messaggio politico del suo partito c'era ben palese, presentata abilmente, una fortissima impronta liberista, cioè il messaggio del grillino tipo che appiattisce tutto su una cosa che non è politica, perché se non ce l'hai sei un criminale - quindi è un rilievo giuridico di diritto penale -, cioè l'onestà e il discorso della casta e della cricca, questo discorso fondamentalmente volto a far vedere la politica e lo Stato come un nemico, questo è esattamente un messaggio liberista. Ora l'euro è uno strumento del liberismo, quindi Grillo stava facendo pubblicità all'euro.
Questo lo dissi quattro anni fa, in questi quattro anni avete poi visto qualcosa di concreto fatto dal 5stelle contro l'euro? Io no, qualcuno di voi l'ha visto? Secondo me l'unico atto concreto contro l'euro l'ha fatto Salvini quando ha fatto informazione correttamente prima della campagna per le europee. Indipendentemente dal fatto che abbia poi anche preso posizione.
L'euro va spiegato, se non lo si spiega dopo diventa tutto un pochino più complesso e soprattutto più ambiguo.
Perché se non si capisce che l'euro è un progetto per aumentare la disuguaglianza, poi non si capisce perché a valle vengano fatte riforme che comprimono la democrazia!
L'euro è fatto perché la maggior parte delle persone, che è quella che guadagna poco, guadagni ancora di meno, un giorno queste persone lo capiranno, non ci sono santi... E quando i più capiranno bisognerà che la 'democrazia' sia blindata perché altrimenti gli equilibri politici si ribalteranno!
Quindi non puoi volere l'euro e volere la democrazia! Si è come volere le camere a gas, aprire la doccia e poi voler sopravvivere, non funziona così, questo va capito, Grillo non ha fatto nulla, Grillo è la nostra rivoluzione colorata, color camicia bianca: è un colossale, estremamente ben architettato meccanismo di gestione del dissenso.
Una volta, al tempo della democrazia cristiana, che se ce la ridessero forse staremo meglio, il potere gestiva il consenso: c'era Bernabé in Rai, c'erano le veline, lui diceva quello che si doveva dire, adesso è diverso, siamo diventati più democratici, ognuno può dire quello che vuole, bisogna gestire il dissenso. Bisogna che chi è contro il sistema sia incanalato in una direzione in cui sia sterile ogni suo gesto politico, e questo è ciò a cui serve il cinquestelle.
Io l'ho visto ieri, ero a Corviale, ormai sono trasversale, ieri a Corviale c'era un eurodeputato proiettato da Bruxelles che presentava il libro di Barra Caracciolo, un libro un po' complesso ma che vi esorterei comunque - se i temi vi appassionano - a consultare proprio perché spiega in che modo oggi arriviamo a un punto critico di una battaglia che dura da 150 anni, quella fra il principio liberista che ispira l'azione della grande finanza, di chi è potente [e lo Stato]: chi è potente - ovviamente - dello Stato se ne fotte: vuole solo fare quello che gli pare!
Lo Stato serve a chi è debole, questo va capito! se non si capisce questo ci si suicida!
Dopodiché lo Stato ha i suoi limiti: può esistere il funzionario corrotto, può esistere quello che ti fa perdere tempo, va bene, ne parleremo quando l’acqua sarà privata, quando tutte le scuole saranno private, quando tutta la sanità sarà privata, avere i soldi per permettervelo? Cominciamo a parlare di questo.

Se non si parte dal capire in che direzione si sta andando, in una direzione di compressione dei diritti economici, non si capisce che insieme a questo c’è una compressione dei diritti politici!

Sono totalmente d'accordo con tutto quello che ha detto l'onorevole Saltamartini sulla 'riforma', la inserisco in un quadro fosco che è quello di come veniamo governati, delle regole economiche che ci vengono dall'Europa, ma voglio dirvi in questa direzione..ormai gli economisti... non li sopporto, non sopporto l’ipocrisia di chi si è venduto per mentire dicendo cose che non stavano scritte in nessun libro e sostenendo un progetto che schiaccia i suoi concittadini mentre lui pensa di essere al riparo dalla crisi che provoca mentendo... il modo in cui si presentano oggi, nel 2016, a dire, come se se le fossero inventate loro, le cose che io nel 2011 proponevo umilmente perché le avevo viste scritte in articoli del 2007-8, nel 1956...
Gli economisti si sono comportati in un modo moralmente censurabile! Allora mi sto avvicinando ai giuristi, vado ai convegni dei giuristi e scopro che in tutta Europa sono in atto riforme che vanno nel senso del neocentralismo... a me non me ne frega niente dei vostri problemi tra nord e sud, però voi che siete un partito che ha posto un problema che esiste e che la sinistra si deve porre, scherzi a parte, cioé quello del dualismo tra nord e sud ma non se lo pone, perché? perché ne parla salvini, capito? ecco questo per me è inaccettabile!
Vi dovete porre il problema che tutta Europa sta andando verso il centralismo: quello che succede qui con il Senato, in Germania sta succedendo col Bundesrat: negli ultimi dieci anni hanno fatto quattro riforme costituzionali tutte per comprimere i poteri della camera dei länder, la camera delle regioni.
Perché? Perché centralizzando si risparmia! 



Cioè il movente economico basato sul presupposto FALSO che siamo in una crisi da debito pubblico, non vi faccio la lezioncina, ve l’hanno fatta altri, se ve l’hanno fatta bene dovreste sapere che il debito pubblico stava diminuendo in tutta europa prima della crisi, mentre stavano aumentando i debiti privati cioè i crediti delle banche, questo lo sapete.
Sulla base di questa scusa si va all’attacco dello Stato dicendo che per ridurre la spesa devi ridurre i livelli di governo, devi ridurre le autonomie locali, devi ridurre la democrazia, devi ridurre le cariche elettive, ma questo non solo quiCapito qual è il pericolo?

Su questo credo che voi abbiate buon gioco a fare una battaglia, che tutto sommato è nelle vostre corde. Avete il problema di diventare un partito 'nazionale', riconoscendo il valore dei Territori, certo che se dite "forza Vesuvio" va a finire male, ma non lo dite più, queste sono cose del passato... voi avete una carta da giocare perché siete in controtendenza rispetto a una tendenza pericolosa, di centralismo, che è lo 'statalismo brutto': il centralismo che vuole questa europa non è lo 'stato che difende i deboli', è lo 'stato che difende il capitale'!

Vi faccio anche riflettere su una cosa: quando ci saranno gli Stati Uniti d'Europa, per le grandi multinazionali sarà più facile fare il porco comodo loro che già fanno perché mentre oggi devono convincere 28 governi nazionali, gli basterà avere un uomo a Bruxelles e avranno fatto! Capito a cosa serve il disegno imperiale? il disegno imperiale non è 'per voi', il disegno imperiale è per loro!!

Voi che avete riconosciuto e difeso con toni non sempre condivisibili il valore del territorio, subito avreste dovuto opporvi a questa cosa!
Ora l'avete fatto, va bene e avete anche saputo prendere le distanze, c'è anche un altro problema che voi non avete più ma altri hanno: siamo nel 2016, come e perché le cose non andavano è stato chiaro nel 2010, 2011, 2012, fra il 2012 e il 2016 sono passati 4 anni durante i quali sono morte un sacco di aziende e un sacco di persone!
È oggettivamente molto difficile, ed è compito dei politici, accogliere quelli che oggi si svegliano e dicono "ah, ops, c'è un problema!", vi faccio due esempi illustri: Gualtieri e Reichlin sui giornali di ieri si sono accorti che c'è un problema con le banche!
Che devi fa' li devi pija a schiaffi o gli devi dire "vabbé, effettivamente c'è un problema, meno male che", "ah bravi, non me n'ero accorto!" capite?
Ecco, questi sono i problemi dei politici: creare un tessuto che sia inclusivo geograficamente, fra le classi ma che ci permetta di rientrare in possesso di noi stessi!

Qui un problema però c'è, l'ha evocato prima Saltamartini, ha detto "America", en passant.
Torniamo da dove siam partiti: questa cosa che ci dicono essere il grande momento di realizzazione del 'popolo europeo'... voi sapete che il 'popolo europeo' non esiste, no? Non esiste la 'nazione europea', in realtà è un disegno geopolitico statunitense per controllare questo territorio, la crisi greca ce lo ha mostrato molto bene perché a un certo punto Schäuble ha detto "Grecia vattene", hanno telefonato da Washington e hanno detto "no, la Grecia resta perché altrimenti la Nato va in pezzi", chiaro cosa è in gioco?

Il punto fondamentale è che fino a che gli Stati Uniti non si convincono che tenere insieme l'Europa così non gli riesce o che comunque gli costa più che tenerla insieme in un altro modo, avremo delle fortissime resistenze d
a parte del mondo della grande finanza, che chiaramente ti rema contro, il mondo della grande finanza, nel momento in cui tu fai un gesto per uscire, ti può stritolare: scatena attacchi speculativi sui tuoi titoli di Stato, come una volta faceva sulla tua moneta, controlla ovviamente tutti i mezzi di informazione, può creare grossi problemi.

Quello che non riesco a capire del vostro movimento è che tipo di proiezione internazionale ha, che interlocuzione ha con chi comanda sul serio, questa è una domanda che ci dobbiamo porre tutti, è la domanda che mi porrei anch'io se dovessi un giorno affacciarmi a questo panorama politico italiano e vedere... A me sembra sia abbastanza chiaro che il pd aveva forti legami organici con quel mondo, non faccio nomi altrimenti è vilipendio... chiaro poi perché tanti governi sono stati messi a fila uno appresso all'altro per difendere l'euro... voglio dire: dobbiamo lottare, ognuno nel suo capo, possibilmente con un obiettivo comune, ma dobbiamo anche sapere quali sono le resistenze cui andiamo incontro, che non sono certo Renzi, ma chi lo ha messo lì!»

giovedì 29 ottobre 2015

Autoritaria e incostituzionale

A lungo sono rimasto sconcertato da come renzi e i suoi sgherri in tailleur o giacca e cravatta stanno attuando un rinnovato - ma dal solito, ben noto sapore - tentativo di distruzione della nostra Costituzione, per completare lo svuotamento della nostra democrazia.

Mi scuotono oggi le parole, che meritano ampia diffusione e che sono onorato di rilanciare, di un chiarissimo articolo (l'originale si può trovare qui alle pagine 2 e 3, ho solo messo dei grassetti) del professor Gianni Ferrara, tra le voci più potenti e autorevoli schierate contro le molte lingue allenate a battere il tamburo del potere.





Una premessa è dovuta. Il Parlamento italiano è illegittimo perché eletto con un sistema elettorale giudicato tale con sentenza 1/2014 dalla Corte Costituzionale. In qualsiasi paese civile sarebbe stato sciolto. In Italia invece tale Parlamento legifera, anche in materia costituzionale.

In perfetta coerenza con l’incostituzionalità che avvolge tutto l’ordinamento, il Senato ha approvato in prima lettura un progetto di legge che ne modifica la composizione, le funzioni ed il ruolo attribuitogli dalla Costituzione finora vigente. Contribuisce così a concretizzare un disegno. Un disegno eversivo della forma di governo e della forma di Stato e che stravolge l’identità della Repubblica. Eversivo non solo, e non tanto, perché il Senato perde il potere di concedere o revocare la fiducia al governo e conserva, assieme alla Camera, soltanto per alcune materie il potere legislativo: revisione costituzionale, ordinamento dello stato, leggi elettorali, referendum, minoranze linguistiche, organi di governo, comuni, trattati, estensione dell’autonomia regionale.

Il Senato perde quindi la funzione di deliberare sulla maggior parte dei disegni di legge, per i quali ha solo un potere di emendamento che la Camera dei deputati, provvista dell’intera potestà legislativa,
può benissimo disattendere. Non tanto per queste menomazioni, la “riforma” del Senato è eversiva; lo è per gli effetti che esse producono sull’intero sistema costituzionale combinandosi con la legge elettorale, l’italicum.

Va intanto rilevato che la configurazione del Senato, approvata martedì 13 ottobre, si colloca fuori dei modelli di seconda camera esistenti nel mondo. In nessun paese, a sistema bicamerale, i membri del senato sono eletti dai consigli regionali “su indicazione” degli elettori, mediante listini abbinati alle liste che competono nelle elezioni regionali. È del tutto evidente, comunque, che “indicazione” non significa voto, e l’ambiguità della formula può permettere non poche e gravi distorsioni. Si aggiunga che il numero dei consiglieri-senatori eletti in una Regione per ciascuna lista dipenderà dal numero dei seggi che spetterà alla lista, non dalle libere scelte degli elettori.

Riguardo poi alle nuove funzioni che il testo vorrebbe attribuire al Senato, il meno che si possa dire è che quelle “di raccordo tra Stato e gli altri enti costitutivi e tra questi e l’Unione europea” non risultano munite di strumenti. Né si desume in quale forma il Senato possa partecipare “alle decisioni dirette alla formazione ed attuazione degli atti normativi e della politiche dell’Unione europea”. Quanto mai oscura appare poi la formula con cui dovrebbe concorrere (ma con chi?) alla “valutazione delle politiche pubbliche e dell’attività delle pubbliche amministrazioni e alla verifica dell’attuazione delle leggi”. Il tipo di valutazione, il tipo di verifica, gli strumenti e gli effetti che produrrebbero sono lasciati alla più ampia ed arbitraria discrezionalità di un legislatore che non si prevede come particolarmente affidabile. Su di un altro piano, lascia infine più che perplessi l’attribuzione dell’immunità parlamentare ai consiglieri-senatori per la loro appartenenza ad un ceto politico rivelatosi non proprio esemplare.

La contrarietà alla riforma del Senato, prevista dal disegno di legge approvato il 13 ottobre, è motivata, come si è premesso, soprattutto dalla sua connessione all’italicum. Una legge elettorale, questa, che si fonda sul “premio di maggioranza”, pari a 344 seggi (24 in più della metà più uno dei 630 della Camera), e lo attribuisce al partito che ottiene il 40% dei voti.
Qualora nessuna lista abbia raggiunto tale quorum, il premio sarà conferito, mediante ballottaggio tra le due liste più votate, a quella tra queste che avrà avuto un voto in più dell’altra, qualunque sia il numero di voti conseguiti in questa competizione: il 35, il 30, il 25% dei voti complessivi.

È del tutto chiaro che sia nel caso che una lista raggiunga il 40% di voti, sia che vinca il ballottaggio, non è ad una maggioranza che si attribuisce il “premio”, ma ad una minoranza, quella che ottiene un solo voto in più di ciascuna delle altre minoranze alle quali però si sottraggono i seggi che si assommano nel premio. Premio che costituisce comunque un privilegio, una appropriazione indebita di seggi che spetterebbero a tutte le altre liste che risultano essere numericamente la reale maggioranza.

Non è per caso che nessun altro paese europeo ammetta un tale capovolgimento della volontà del suo corpo elettorale, trasformando una minoranza in una maggioranza. Si aggiunga poi che le liste elettorali dei 100 collegi plurinominali avranno un capolista che sarà comunque eletto se la sua lista otterrà seggi. Questo significa che chi decide la composizione delle liste, che è di solito il leader del partito, oltre a scegliere tutti i candidati, sceglie pure chi di questi sarà comunque eletto se la lista ottiene seggi nei singoli collegi. Anche se sarà sopravanzato, quanto a voti di preferenza, da altri candidati.

Le conseguenze da trarre da questa descrizione sono incontestabili. Il leader di quel partito che ha scelto i candidati (e, tra questi, quelli da lui nominati come capilista), se all’elezione della Camera dei deputati la sua lista ottiene, anche con solo il 25% dei voti la maggioranza di 344 deputati, otterrà pure, oltre che il potere di governo, il potere legislativo, attraverso il quale anche quello dei contenuti delle sentenze, più quello di eleggere il presidente della Repubblica, tre giudici costituzionali, i membri laici del Consiglio superiore della magistratura.

Snaturando così tutti gli organi di garanzia. Quella garanzia che avrebbe potuto frenare la degradazione autoritaria delle istituzioni cui mira e che sta realizzando Renzi, rinnegando quel principio di civiltà giuridica che è la separazione dei poteri, stravolgendo la Costituzione fino a sfigurare l’identità della Repubblica, da parlamentare in autoritaria, con un solo uomo al comando.

Garanzia che un Senato diversamente configurato avrebbe potuto assicurare. Quello votato il 13 ottobre, no.

martedì 16 giugno 2015

Ancora non smettono di prenderci in giro

Oggi, mentre Stefania Limiti con pazienza infinita e attenzione certosina demoliva, parola dopo parola, la valanga di semplificazioni qualunquiste e di falsi obiettivi distraenti degli interventi precedenti, ho incontrato per pochi intensi secondi lo sguardo e i piccoli occhietti stanchi di paolo cirino pomicino.

Dopo aver ascoltato l'eloquio forbito ma falso di un vero democristiano, a stento sono riuscito a controllarmi e impedirmi di urlare «ma perché non dite la verità? fatela finita!».

Perché si, anche dopo 37 anni il caso Moro è aperto, presenta moltissimi punti oscuri, soprattutto se ci si costringe a seguire solo le versioni ufficiali, e obbliga molti 'esperti' a vere e proprie scene teatrali per tenere viva la finzione e distratto l'uditorio. 

Purtroppo la risposta è semplice, la motivazione è una: non c'è la voglia, l'interesse.

Da un lato alcune cose non si possono (ancora) dire, chiaramente perché ci sono persone coinvolte che ancora hanno potere e non vogliono perderlo.
Molti altri poi sono 'eredi' di protagonisti di quegli anni e anche loro hanno interesse affinché nulla cambi. La somma di questo è che ci sono centinaia di persone nelle Istituzioni che SANNO.


Infine sullo sfondo, c'è la gente, che risponderebbe 'ho ben altro a cui pensare' o minime variazioni sul tema, sullo sfondo si vede l'interesse pubblico che non c'è, non esiste più: è evaporato sotto la potenza degli oscuri raggi di politiche distruttive del tessuto sociale, che hanno mirato e ancora mirano a creare contrapposizioni e fratture, le cosiddette 'guerre tra poveri', per indebolire e distrarre l'opinione pubblica, per favorire il controllo sociale e mietere facili consensi, additando come comodi nemici pubblici i soggetti più esclusi, deboli, marginali.

Anche chi, per formazione o tradizione politica, era portato a maggiore attenzione e sensibilità verso i temi sociali e a favorire politiche più aperte e di protezione del lavoro e di rispetto della funzione pubblica, è oggi disorientato dalle posizioni di uno stato che troppe volte ha tradito se stesso, cioè i cittadini.

Avremmo altro a cui pensare, è vero, ad esempio grazie alla continua opera di precarizzazione del lavoro, che l'attuale governo ha portato avanti come nessun altro prima, siamo distratti da altre questioni più pressanti e individuali, come il mantenimento o la ricerca di un posto di lavoro: anche grazie alle 'guerre tra poveri', siamo tornati finalmente, al contatto diretto con la durezza del vivere!


Come nell'ottocento!
Come se la Costituzione non ponesse la dignità umana al centro dell'impianto repubblicano e non impegnasse lo Stato a rispettarla e alla rimozione degli ostacoli che ne impediscono il pieno sviluppo.


Probabilmente su certi fatti non si potrà mai fare chiarezza in modo definitivo e pubblicoperché altrimenti si aprirebbe il vaso di Pandora e salterebbe lo schema di potere che tiene questo paese in una sovranità che sempre più scopriamo FINTA, da burletta.

Perché l'assoluta mancanza di sovranità reale, della possibilità di fare scelte libere e indipendenti, è ciò che ha permesso il perpetuarsi di quegli intollerabili scempi di cui la storia del nostro paese è costellata e, attraverso un filo nero, ci ha portato al giogo sotto il quale siamo oggi, i cui ceppi si chiamano nato, euro e prossimamente ttip.

Finché mancheranno i presupposti di un'ampia partecipazione pubblica sostenuta da un'informazione attenta, indipendente e pluralista, non si potrà affermare che l'Italia è una democrazia.

Naturalmente questo governo sta andando nella direzione diametralmente opposta.

giovedì 21 maggio 2015

"In Italia su un barcone": sbatti laqualunque in prima pagina

Così titola l'informazione unica riferendosi al ragazzo di 22 anni che avrebbe fornito 'aiuto logistico' per la strage del Bardo a Tunisi avvenuta a marzo.
La notizia è che il presunto 'aiuto attentatore' sarebbe riuscito a penetrare la fortezza europa arrivando in Italia con un barcone!

Da sky, fresco spacciatore di 'notizie' dai maxischermi di roma termini - che però l'altra sera era al tiggi per altre ragioni - ai titoloni delle homepage dei giornali, tutti finalmente concordi nella necessità di regolare questo flusso di migranti intollerabile!

È n'attimo e a me torna in mente il Nigergate'E che d'è?' sbotterà l'uomo della strada, questo è!

Ricapitolo velocemente: nel 2003 Saddam dava fastidio come al solito, ma quella vecchia volpe di bush aveva bisogno di dare un segno: la menava già da un po' a quel mega ente inutile che è l'onu e in tutto il mondo, affermando che l'Irak era in possesso di armi di distruzione di massa e pronto ad usarle.
In questo era ovviamente spalleggiato dai soliti lacchè british, ma un contributo fondamentale alla soluzione del fastidio l'abbiamo dato noi.

Si, noi, più precisamente il governo italiano: è stato il sismi - la cui catena di comando arriva direttamente al governo - a creare il casus belli infatti, come ha scritto qui quasi 10 anni fa il compianto Giuseppe D'Avanzo con la precisione e l'acume che sempre l'hanno contraddistinto, "la farina di questo sacco è romana" e il falso dossier che ne venuto fuori è valso una guerra.

Dopo aver fatto il giro di parecchie scrivanie di servizi segreti occidentali (i primi a bollarlo come patacca furono i francesi già intorno al 2000, ma non misero dei manifesti in giro, ovviamente) visto che era una bufala troppo gustosa per lasciarsela scappare, fu limata meglio, pompata a dovere e infine usata durante il suo 'discorso sullo stato dell'unione' del gennaio 2003, sempre dal volpone bush, per sbilanciare l'opinione pubblica mondiale e arrivare, solo due mesi dopo, alla seconda guerra del Golfo.


Tornando all'oggi: qua si aveva un disperato bisogno di spingere un'opinione pubblica che mai come ora cammina sul filo: da una parte sbalestrata da un'impressionante sequela di supposte 'riforme' (qui un molto generoso resoconto di Valigia blu che abbona i ritardi e soprattutto non parla di merito e necessità di tali stravolgimenti, qui un veloce commento sul merito), tanto che comincia ad avvertire le prime serie difficoltà a sedersi e dall'altra parte zombiezzata da una potenza di fuoco disinformativo mai vista prima, riunita perché assolva insieme alla funzione di ciambella, di anestetico e di sciroppo per la tosse (quest'ultimo importantissimo per far considerare più la pagliuzza del travone).

Siccome la propaganda basata sul razzismo - che non striscia più da un pezzo e che non è uno ma almeno trino, visto che è cavalcato a fasi alterne (o addirittura sovrapposte) dai tre maggiori leader - non bastava neanche nella versione 'avvantaggiata', cioè con l'aggiunta degli spauracchi spot tipo l'ebola (che a volte ritorna, a proposito di zombie, occhio eh) o da quello 'più a lungo respiro' del terrorismo islamico (paura che vince non si cambia!! ;) ), insomma, siccome tutto ciò non bastava a distrarre dal merito e dalle conseguenze di quelle quattro o cinque supposte che liquefanno i nostri diritti e le ultime garanzie rimasteci (per poi spaccarle alla prima gelata), si avvertiva proprio il bisogno della pistola fumante.

Ed eccola qui, il signore è servito, per ora!



Non mi stupirebbe però leggere tra un po' di tempo che le accuse di oggi si sono sciolte come neve al sole. 


Update: neanche il tempo di finire il pezzo (iniziato ieri sera) e..:


mercoledì 28 gennaio 2015

Delrio?

Prende piede l'ipotesi del chierichetto renziano per eccellenza, l'uomo più vicino al bomba, il pio caritatevole dalla parola solida come una roccia (ma non come una provincia).

È bene dirlo chiaro, se vince il buon Graziano vince Lui.

Commentando come renzi sta 'gestendo' queste 'consultazioni', Enrico Mentana ha sbottato "è chiaro che se avesse cinquant'anni andrebbe direttamente lui" e, a ruota, Damilano ha aggiunto "unificherebbe le cariche".

Lo dicevano ridendo, ma rendiamoci conto di una evidenza non più ignorabile: l'unto di Rignano sull'Arno vuole un iperpresidenzialismo senza alcun contrappeso e controllo.
In spregio della Costituzione e dell'intero costituzionalismo!

Lo si deduce anche in modo diretto dal combinato malefico delle (contro)riforme costituzionali e del renzellum.

Ma se gli riuscirà di incoronare il suo scrivano ciellino, saremo già in un presidenzialismo di fatto.
In attesa di quello formale che spazzerà via il Diritto dal nostro paese.

Altroché la vera e propria bestemmia costituzionale di un 'presidente notaio'...!!

giovedì 22 gennaio 2015

Veltroni?



Attualmente è commentatore cinematografico presso iris, canale televisivo di mediaset, a dar retta a wikipedia.
Come un ideale completamento di una carriera ellittica.

Quando si parla di lui mi sorprendo sempre pieno di domande su cosa stia facendo, tipo la classica: 'ma non era in Africa?' So che non sono il solo, malfidati siamo, magari ha risolto tutti i problemi di Maputo.


Oppure, 'ma non faceva lo scrittore?'
Certamente ha scritto molto, di calcio, di musica, di Africa, di cinema e ovviamente di politica: dal "sogno spezzato" kennediano alla "sfida interrotta" di Berlinguer, da "I care. Con videocassetta" sul partito democratico (?) a "La nuova stagione. Contro tutti i conservatorismi" (lui si che se ne intende), passando per "Che cos'è la politica? Con DVD". Chi meglio di lui potrebbe spiegarcelo?
Peccato solo che non abbia potuto titolarlo "Come si vince in politica".

O ancora, 'ma non era diventato un regista?'

Il suo film su Berlinguer è stato apprezzatissimo, un po' per il sollievo che si occupasse veramente di altro e non più di politica, un po' perché dava un ottimo contributo alla banalizzazione di una delle poche figure di riferimento per chi, in qualche senso, si sente 'di sinistra'. Sempre che ciò oggi abbia ancora un significato.


quando c'era Berlinguer, ma Walter..?
Pare invece che, come ci ricorda Antonello Sotgia, a quei tempi un significato ancora ci fosse, insieme a «Un popolo. Finalmente un popolo. Con le sue contraddizioni, i suoi diversi umori, le sue divisioni, le diverse strategie, capace di ritrovarsi in più occasioni (contro la scuola di classe, contro la guerra in Vietnam, sul referendum per divorzio e aborto…) ed anticipare la riflessione dei partiti che rincorrevano o ostacolavano.
Un fenomeno che ha attraversato, dolorosamente, alcune generazioni. Anche quella di Walter Veltroni che, però, di questo non parla con il suo “quando c’era Berlinguer”, un documentario che ha voluto chiamare film.
Tessuto sul filo del ricordo personale, aiutato da un montaggio che strizza l’occhio a quella televisione che lo ha prodotto [...] Veltroni, fin dall’inizio, sembra impegnarsi più di tutto ad assolversi. A dire di essere stato dentro quella storia, ma di essere riuscito a tirarsene fuori.»


una passionaccia: il riformismo
Riuscire a raccontare Berlinguer senza trasmettere quelle riflessioni e quei fenomeni è uno spettacolare contributo, questa volta però sul lato "culturale", allo sterminio (forse definitivo) di ogni residua traccia di "sinistra".
Sterminio senza fretta però, ché negli ultimi anni è stato uno sport molto praticato dai politici e a cui, proprio sul lato "politico", ha già saputo dare fondamentali contributi coi suoi spettacolari fallimenti, perfettamente in linea con una certa tradizione..no, non quella del PCI, ma quella di chi quel partito ha sabotato dall'interno portandolo all'agonia finale, da napolitano ad occhetto, poi d'alema, ovviamente veltroni e i vari fassino, gentiloni, franceschini, bersani..(casualmente tutti pronti oggi a salire al colle più alto!)
Non si parli più di eredità comunista.

Per comprendere o ricordare cosa era divenuto il pd e il clima, le posizioni, in un momento sí turbolento, ma meno di oggi (metà 2010), consiglio fortemente la visione di questo reperto almeno dal minuto 6:30 (se non volete godervelo tutto)

                   


ma forse bastano quei 5 secondi (da 7:46) mentre dice, con quel suo solito tono davvero pietoso «ci sarà una volta nella storia di questo paese, in cui il riformismo potrà diventare maggioranza!» che dà bene il senso della convinzione veltroniana di una vittoria ineluttabile.

POI SPAZZATO VIA DALLA STORIA.

È rimasto però il vizio di affidarsi sempre più alla retorica, dipingendo un futuro migliore per definizione, lasciando da parte i toni rivendicativi di quei diritti senza cui un futuro migliore è solo un miraggio, un'illusione!
Questa è la principale innovazione di un politico di lungo corso (deputato dall' '87) seppur intermittente (e c'è da ringraziarlo, perché averlo avuto a getto continuo sarebbe stato terribile) che, allevato nella pancia dell'apparato e da sempre ritenuto, insieme a quell'altro, un'enfant prodige (da semplice giornalista pubblicista fu nominato direttore dell'Unità), è riuscito a bruciare una delle più ghiotte occasioni della storia - facendo anche peggio della 'gioiosa macchina da guerra' di Occhetto - un'occasione che pure aveva avuto tempo e modo di apparecchiarsi come voleva!
Mi riferisco ovviamente alle elezioni del 2008, ma andiamo con ordine.


Walter sssindaco, Walter leader
Con rara efficacia lo dipingeva Edmondo Berselli: «Walter ha la capacità straordinaria di esserci e di sparire, di impegnarsi e di eludere», da direttore 'non comunista' pubblica i vangeli insieme con l'Unità (oltre alla furbata delle videocassette) e li porta in udienza privata al papa, ma poi anni dopo, come «segretario DS, comanda. Il presunto buonista cambia cinque segretari su nove nella federazione delle grandi città, e 15 segretari regionali su 19. Si presenta al congresso del 2000 a Torino con un manifesto intitolato "Progetto per la sinistra del duemila" e con lo slogan di don Lorenzo Milani "I care", lui che non crede in Dio, o almeno "credo di non credere"».
Poi, scrive ancora Berselli: «si materializza di nuovo con un perfetto colpo di scena candidandosi alla carica di sindaco della Capitale, e sembra a tutti un modo di riapparire e svanire per mettersi di lato, fuori dalla campagna elettorale perduta in partenza contro Berlusconi nel 2001».

Si notano bene alcune caratteristiche oggi familiari: non essere andato subito allo scontro diretto con b mentre al giro dopo «non è riuscito a portare un modello alternativo, una sorta di berlusconismo light più educato ma che non si discosta molto»; il renzi è andato oltre: quel modello lo ha fatto proprio e migliorato, tanto da ricevere complimenti da chi lo ha creato.
Poi le strizzatine d'occhio alla chiesa, il decisionismo e l'attenzione agli enti locali.
E, giusto per dare un'altra traccia, nel 2005 dasssindaco vola a incontrare un giovane senatore usa, Barack Obama.

Ecco, a parte annotare la prima e unica volta in cui Walter ha scommesso sul cavallo vincente (non se stesso, quindi), si può tranquillamente affermare che renzi non si è inventato nulla, anzi ha saccheggiato il repertorio veltroniano a piene mani, dal vuoto giovanilismo (veltroni lanciò marianna madia e si fece sbranare da debora serracchiani che da allora campa praticamente di rendita, ma stranamente il video non si trova...) alla retorica americanista kennediana (in cui bisogna riconoscere che renzi è ben più superficiale e banale), dal già citato decisionismo spinto alla ingenua, quanto immotivata, fede in un futuro radioso.

E poi le sempre abbondanti chiacchiere qualunquiste, tipo:
«C'è un grande bisogno di semplicità. Convivere con la complessità è solo un'inefficiente e inutile perdita di tempo, di attenzione e di energia mentale. È necessaria una notevole intelligenza per essere semplici. Il pubblico, ormai saturo di slogan e promesse non mantenute invoca chiarezza e semplicità. La gioia delle piccole cose».

Parole che mal celano una enorme presunzione, parole dirette a un "pubblico" assecondando e facendo proprio l'approccio berlusconiano, parole che potrebbero essere state pronunciate da renzi ieri. Mentre sono del 2008.


Le riforme...
In comune i due ex sindaci hanno anche una finta intenzione di vicinanza e responsabilizzazione degli enti locali, finta perché hanno mostrato di concepire il rapporto con gli enti locali con miope indifferenza, in modo conflittuale e utilitaristico come mero 'outsourcing' dei servizi più onerosi, invece di preoccuparsi di garantire i diritti di tutti.
Infatti è proprio mentre veltroni diviene sindaco che il centrosinistra di allora - anche nel tentativo di flirtare con la lega - fa approvare la sciagurata riforma del titolo V, che veltroni e rutelli accolgono così: «un appuntamento a suo modo storico, si tratta di un passo decisivo per avvicinare le istituzioni ai cittadini per davvero e non con le chiacchiere [...] questa riforma accorcia le distanze tra cittadini e istituzioni, [sarà] una democrazia più “a portata di mano“».

Oggi però sappiamo che quella, l'unica delle molte riforme costituzionali minacciate negli anni ad essere stata approvata e anche confermata dal referendum, da un lato ha creato un megaingorgo istituzionale a causa di una divisione delle competenze assurda: al contenzioso Stato-regioni si riferisce circa il 50% delle sentenze della Corte costituzionale e dall'altro ci ha regalato una classe politica regionale che è la meno competente e la più indagata. Quelli cui renzi vuol regalare l'automatica appartenenza al dopolavoro più esclusivo d'Italia, con tanto di immunità, ovviamente: il nuovo senato.


L'importanza di essere sindaco
Un inciso: ogni volta che si parla dei comuni come delle istituzioni più vicine al cittadino e dei sindaci attenti, al territorio e ai bisogni della popolazione, occorrerebbe ricordare che la carica gode di un potere quasi assoluto - visto che ad esempio può revocare gli elementi della giunta a piacimento mentre per il presidente del consiglio è ben più complicato e la sfiducia è praticamente impossibile - grazie all'elezione diretta (legge n.81 del '93) ed è solo poi, sulla base di questa vera e propria svolta, che poi si è provveduto alla quella analoga per i cosiddetti governatori regionali (legge cost. n.1 del '99).
Quindi l'effettiva assenza di 'contrappesi' al potere della carica monocratica (sia di sindaco, sia di 'governatore') permette un eccesso di confidenza le cui conseguenze fanno da sempre la fortuna di trasmissioni come Report, purtroppo.

Il veltroni sindaco inaugurò il parco della musica e la stagione dei grandi concerti, inventò la notte bianca, il festival del cinema, tante belle cose per il centro, per la città-vetrina ma per il resto tanta fuffa (renziana si direbbe oggi) sulla gestione dei servizi pubblici - mirabolanti metro rimaste sogni d'inchiostro, il centro regalato ai bus turistici - e sulla gestione delle periferie - abbandonate a se stesselasciando liberi i palazzinari di cannibalizzare l'agro romano.
Sul cosiddetto terzo settore va detto che è sotto veltroni che si istituzionalizza il business della “segregazione amichevole” e anzi, in un momento di calo di popolarità, ebbe modo di sfruttare l'aggressione di una donna per farsi sindaco-sceriffo e rilanciarsi sbattendo il rom alla sbarra insieme con tutta la Romania.
Ma in tv affermava «per niente al mondo scambierei il concetto di integrazione che c'è a Treviso con quello che abbiamo a Roma».

Ottenne così due risultati, "in quei giorni Roma fu insanguinata da atti criminali di italiani contro rumeni" e la sua popolarità riprese quel tanto che basta da fargli premere per andare alle urne prima del tempo, propugnare la sua "vocazione maggioritaria", e addirittura, accecato dal proprio ego, autografò il suo più grande fallimento pronunciando quel "noi correremo da soli" che fu anche un terribile colpo politico e d'immagine per il secondo governo prodi.
Se ci fosse stato twitter, gli avrebbe indirizzato un bel «romano stai sereno»?

Non contento della 'sboronata', era solito aggiungere «sto attento a berlusconi» perché aveva capito il suo 'pollo' e, straconvinto della sua forza, «berlusconi non abboccherà all'amo»!

Poi, fine genialata, ha cominciato a chiamarlo «principale esponente dello schieramento a noi avverso».
Vista come è andata a finire un solo commento è possibile.


È andata a finire che 
  • lui si dimette da sindaco lasciando la città in mano al vice e con un buco da 7 miliardi di euro (stima S&P, sulla reale entità del debito ancora oggi ci sono solo voci e leggende metropolitane), 
  • ovviamente perde quelle elezioni politiche che generano il primo parlamento senza un vero partito di sinistra della storia repubblicana 
  • contemporaneamente Roma passa ad aledanno.
Quando perde anche quelle sarde si dimette da segretario della sua creatura, il pd, che per lunghi anni ancora è sembrato un oggetto politico semisconosciuto, non si sapeva se definirlo malnato o mai nato.

Solo ora, dopo le larghe intese e con renzi, il pd ha finalmente chiarito le sue fattezze, anche se già dagli albori aveva mostrato di costituire non molto di più che un'opposizione all'acqua di rose per il suo 'avversario politico'.

E questo lo sa anche Walter, come sa che quello che ora renzi sta imponendo è la perfetta chiusura di un cerchio che neanche le bombe e i morti ammazzati avevano finora riuscito a chiudere.
Come sapeva, al tempo, che se giochi a scacchi ma il tuo avversario gioca col coltello sul tavolo, il gioco non è 'corretto'.

Walter non deve fare il finto tonto, gli ultimi annetti in gita in Commissione Antimafia son serviti a quello, a fargli capire - se davvero già non sapeva - che quando tirava fuori il nuovo totem della "vocazione maggioritaria" stava dando l'ultima spallata al sistema parlamentare e all'intera architettura costituzionale di questo paese, facendo un favore enorme a chi era ed è più bravo di lui a spararle grosse, polarizzare consenso, strizzare l'occhio ai veri 'poteri forti', quelli legali e soprattutto quelli illegali.

Se davvero, come commentava Diego Bianchi, «si vede che ha cambiato idea e si vuole fossilizzare nella parte di chi affonda!», speriamo solo che non porti con sé ciò che resta del paese.
Se 'sbagliare è umano', certamente 'perseverare è diabolico'.