Certo, una cosetta da nulla per chi si vuole sbarazzare del Senato e del rischio di esserne sfiduciato, ma è potenzialmente un argomento trasversale, che può piacere a tutti per i motivi che lo stesso Liberati elenca: sarebbe una semplificazione istituzionale che porterebbe a un utilizzo più efficiente delle risorse e a una migliore diffusione delle competenze che invece corrono il rischio di restare patrimonio esclusivo di nicchie di privilegio - come del resto è sempre stato finora, ma visto che adesso tutti parlano di cambiamento, ci permettiamo qualche illusione.
Si avrebbe magari una giustizia complessivamente meno lenta, un considerevole risparmio di risorse non solo economiche e si farebbe così contenti sia i fan della spending review sia chi lamenta una giustizia troppo lenta.
Ce n'è pure per gli "anticasta", grazie ai riferimenti sui vari privilegi e conflitti di interesse che vedono protagonisti di primo piano moltissimi magistrati amministrativi.
Infine ce n'è anche per quei due o tre che ancora e davvero credono ci sia una questione morale in questo paese.
Dunque perché questa proposta non conquista le prime pagine dei quotidiani, né la ribalta del dibattito politico così da scoprirne anche i contro?
Perché oltre ad avere lati gustosi per quasi tutti i palati, pesta anche e pesantemente i calli di pochi ma potenti, non esattamente santi e magari con indosso grembiulini, anche se vige un espresso divieto per i magistrati amministrativi di appartenere a logge massoniche!
Oggi, visto il fiorire, come a primavera ma da una terra avvelenata, delle vicende corruttive appena emerse in materia di appalti pubblici, il Liberati ha colpito ancora, chiamatelo Torquemada!
Come molti altri ben più esperti e veloci a stracciarsi le vesti a seguito dello scandalo del giorno, ne trae un quadro di assoluto degrado civile e morale che in ogni modo politica, alti manager e imprenditori cercano di coprire - aiutati, non potrebbe essere altrimenti da un certo modo di 'fare informazione' - una visione immonda che sintetizza efficacemente con
gli appalti pubblici sono ormai mafia e criminalità.
E non a caso cita il codice degli appalti che viene ormai indicato come uno strumento inadeguato e inefficiente a garantire la legalità negli appalti.
Direte, "che c'entra con la magistratura amministrativa?", c'entra eccome, si tratta del cosiddetto 'codice De Lise', scritto da una commissione composta da diversi magistrati amministrativi e presieduta da Pasquale De Lise soprannominato 'il boiardo eterno' visto che è nei 'palazzi' dal 1972 - per gli amici 'Pasqualino sette poltrone' - per anni ha presieduto prima il TAR del Lazio e poi il Consiglio di Stato - organo supremo della giustizia amministrativa, proprio deputato ad assicurare la trasparenza delle pubbliche amministrazioni e l’accesso agli atti di queste ultime, in base alle norme vigenti - e che, specialmente negli ultimi anni, con la presidenza del molto apprezzato, ma un po' 'chiacchierato' De Lise, è stato più volte sfiorato da intercettazioni, scandali e vergogne assortite, entrando anche in contrasto con lo stesso TAR del Lazio.
La visione del Liberati mette in evidenza subito un'incapacità sia strumentale sia culturale da parte della giustizia amministrativa per affrontare e arginare il fenomeno, e ne trae aggiuntive ragioni ai suoi argomenti per abolire la distinzione tra giustizia amministrativa e ordinaria.
Nell'attesa va anche oltre con una proposta per l'immediato, indirizzando al presidente del consiglio la supplica - che potrebbe essere presa per una battuta - di cambiare le competenze di TAR e Consiglio di Stato togliendo loro il sindacato su appalti, urbanistica, autorità 'indipendenti' e classe dirigente pubblica e mandandoli a giudicare controversie sulle multe stradali!!
Sembrerebbe una proposta punitiva e lesiva di una 'maestà' non sbandierata ma certamente esercitata al di fuori di ogni controllo esterno poiché è lo stesso Consiglio di Stato che decide su ricorsi e dispute sul Consiglio di Stato mentre il responsabile titolare dell'azione disciplinare nei confronti dei magistrati amministrativi è il presidente del consiglio - e non il ministro della giustizia, come per i magistrati ordinari, civili e penali! - ma, neanche dopo tutti questi fatti, non risultano iniziative in tal senso, né auspicabili, pressanti, dovute richieste di chiarezza e trasparenza su quest'area grigia, su una ristretta cerchia che esercita un potere enorme, anche se poco conosciuto e visibile, in grado di condizionare pesantemente l'attività dei governi.
Ora si sta forse muovendo qualcosa, di fronte ai sospetti di sentenze vendute nei TAR e nel Consiglio di Stato? Non mi pare, renzi sembra interessato a tutt'altro.
Una delle proposte più efficaci e d'impatto formulate da Giovanni Falcone fu la rotazione delle sezioni di Cassazione e permise la condanna nel 'maxi-processo' che altrimenti, prevedibilmente, sarebbe stato cassato dall'ammazzasentenze, nel Consiglio di Stato ritroviamo un potere decisionale nelle mani di un gruppo anche più ristretto a cui competono le cause su tutti i miliardari appalti italiani.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti, cos'altro serve per sentire l'esigenza e mettere in pratica una riforma radicale?
Renzi sarà capace di sbloccare questo paese?
Lo vuole davvero?
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