L'occasione dell'inedito conflitto istituzionale suscitato dal "caso Englaro", tra un quantomai passivo e indegno Parlamento e un Presidente della Repubblica allora, in via del tutto eccezionale, eccezionalmente rispettoso dei principi costituzionali (visto che, ad esempio, era in quel momento vigente il Lodo Alfano, che fu legge dello Stato dal 23 luglio 2008 al 7 ottobre 2009), era stata agevolmente prevista giusto il giorno prima da Gaetano Azzariti, professore ordinario di Diritto Costituzionale.
La sua descrizione dell'inquietante schiaffo al Presidente della Repubblica, era già nelle edicole quando, la mattina del 6 febbraio 2009, l'equipe medica avviava la progressiva riduzione dell'alimentazione di Eluana ed era dunque già disponibile all'opinione pubblica quando alle 14 il consiglio dei ministri approvava un'illegittimo decreto legge per fermare forzatamente quel protocollo sanitario.
Come già preannunciato da una sua lettera al premier, il Presidente della Repubblica rifiutò la sua firma, necessaria all'emanazione del decreto, poiché non superava le obiezioni di costituzionalità precedentemente espresse e allora, per tutta risposta, alle 20 fu riconvocato il consiglio dei ministri in sessione straordinaria per presentare un disegno di legge, con gli stessi contenuti del decreto, da discutere lo stesso lunedì 9 in una sessione straordinaria dal Senato, che quel lunedì sarebbe dovuto restare chiuso, ma che invece rispose ubbidiente alla chiamata.
Mentre la discussione era in atto, alle 19:35, Eluana abbandonò le sue spoglie mortali, rendendola completamente inutile.
In quel clima rovente, in piena tempesta istituzionale, il prof. Azzariti scrisse parole molto chiare e nette indicando che l'intreccio poteva essere ordinatamente dipanato seguendo in modo corretto le procedure, con l'unico vincolo del rispetto: quello reciproco tra poteri dello Stato e quello per il dettato costituzionale:
"D’altronde i limiti d’intervento del Presidente della Repubblica sono fissati chiaramente in Costituzione. Egli non può interferire con l’attività di governo, non contribuisce a fissare le linee di politica del governo, non può neppure partecipare in modo attivo all’attività legislativa. Dunque è amplissimo lo spazio d’intervento dei soggetti politici governanti. Nulla impedisce al Governo e al Parlamento di svolgere la propria autonoma attività di governo, purché essa si svolga nell’ambito delle competenze costituzionalmente prescritte e nel rispetto integrale della legalità costituzionale. Solo a quel punto – se si fuoriesce dal quadro dei principi espressi in Costituzione – l’intervento del Capo dello Stato è dovuto, così come è dovuto, a quel punto, il rispetto delle decisioni assunte dal garante degli equilibri costituzionali; giudizi presidenziali cui tutti gli attori politici e il Governo della Repubblica in primo luogo, devono sottostare."
Contemplando il passato, rileggendo certe lucide osservazioni e tornando a riflettere sull'attualità, diventa evidente che i rispettivi "limiti d'intervento" dei poteri dello Stato e la "legalità costituzionale" sempre più raramente vengono rispettati dalle istituzioni, almeno in quest'ultimo decennio.
Sembrano ormai concetti fuori moda, come dei "paletti di parole" che a volte la stessa Corte Costituzionale stenta a far rispettare. Ma ci torneremo.
Concludo segnalando che in questo caso, a differenza di molti altri, il Presidente della Repubblica seppe con fermezza ribadire la sua contrarietà e negare la sua firma anche di fronte alla indecente e veemente forzatura imposta dall'esecutivo. Il Parlamento fu invece servo, in questa e in troppe altre occasioni.
Anche su questo torneremo presto.
Come si usa dire: "il Parlamento fu esautorato"... La domanda, banalmente provocatoria ma non retorica: siamo sicuri di essere una democrazia? E' un governo del popolo il nostro? E qual è il ruolo del presidente della Repubblica, dei ministeri, dello Stato? Non ci sono risposte poi così certe, secondo me.
RispondiEliminaRisposte certe ce ne sono, il problema è che le risposte "in teoria" e "in pratica" non coincidono..
RispondiEliminae allora quali sarebbero secondo te? Come deve comportarsi il presidente della Repubblica davanti a certe cose?
RispondiEliminaProbabilmente questa domanda non è sotto al post giusto, nel senso che il comportamento di Napolitano nel 'caso Englaro' fu a mio avviso corretto: rifiutò la firma, nonostante le indebite pressioni di berlusconi (ma c'è chi non sarebbe d'accordo), rispettando così la dignità di Eluana.
EliminaIn moltissimi altri casi invece il capo dello stato è uscito dal ruolo che gli è proprio, quello di garante dell'impianto costituzionale, prendendosi un ruolo più politico, che non gli appartiene, che è illegittimo. Ciò non dovrebbe essergli permesso e spetterebbe invece al Parlamento SOVRANO non farsi invadere nelle proprie prerogative.
Per rispondere alla tua domanda dunque, per me il capo dello stato avrebbe dovuto vigilare in modo più attento sull'operato dei governi passati e di quello attuale, ma soprattutto avrebbe dovuto richiamare il parlamento stesso al suo ruolo di vero motore della nostra democrazia, invece di consegnarlo legato e imbavagliato alla schiavitù del bipolarismo.
Questa è credo la principale colpa di napolitano essere stato, e ancor più oggi, parte attiva nel mettere da parte la sovranità del parlamento
E allora come non notare che il Parlamento sta avendo sempre meno poteri rispetto al governo? Forse dipende dall'essere occupato da cialtroni? Sono d'accordo, ma ho l'impressione che si sta dimenticando, confondendoli, i ruoli di Parlamento, governo e Presidente della Repubblica.
RispondiEliminaBeh, carissimo, io lo noto (che il parlamento è sempre più passivo) e non mi fa piacere e, con (pochi) altri lo denuncio perché è la negazione di come dovrebbe essere la democrazia in Italia.
EliminaAltri lo notano ma gli fa piacere o vi si adattano e provano a sfruttarlo al meglio.
È certamente vero che si stanno 'confondendo' i poteri, più precisamente c'è una sorta di cannibalismo: si sottraggono i poteri al parlamento e se me appropria ora il governo ora napolitano, ma non credo sia casuale, sono dinamiche che vanno avanti da tempo, almeno da quando si è fatta prevalere la logica maggioritaria che, per come e stata perseguita e per come è costituito l'ordinamento italiano, ha significato proprio questa progressiva marginalizzazione del parlamento sempre più schiavo delle maggioranze che si somigliavano sempre di più e dunque di un pensiero unico.
Questa degenerazione è stata facilitata dai metodi di selezione del personale politico (principalmente per cooptazione d'interesse, scambi di favori, ricatti ecc) la cui logica conseguenza, ciliegina degenerata su torta degenerata, è stata la legge elettorale che grugnisce, la quale non ha popolato il parlamento di 'cialtroni' ma peggio, di 'yes men'.