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giovedì 29 ottobre 2015

Autoritaria e incostituzionale

A lungo sono rimasto sconcertato da come renzi e i suoi sgherri in tailleur o giacca e cravatta stanno attuando un rinnovato - ma dal solito, ben noto sapore - tentativo di distruzione della nostra Costituzione, per completare lo svuotamento della nostra democrazia.

Mi scuotono oggi le parole, che meritano ampia diffusione e che sono onorato di rilanciare, di un chiarissimo articolo (l'originale si può trovare qui alle pagine 2 e 3, ho solo messo dei grassetti) del professor Gianni Ferrara, tra le voci più potenti e autorevoli schierate contro le molte lingue allenate a battere il tamburo del potere.





Una premessa è dovuta. Il Parlamento italiano è illegittimo perché eletto con un sistema elettorale giudicato tale con sentenza 1/2014 dalla Corte Costituzionale. In qualsiasi paese civile sarebbe stato sciolto. In Italia invece tale Parlamento legifera, anche in materia costituzionale.

In perfetta coerenza con l’incostituzionalità che avvolge tutto l’ordinamento, il Senato ha approvato in prima lettura un progetto di legge che ne modifica la composizione, le funzioni ed il ruolo attribuitogli dalla Costituzione finora vigente. Contribuisce così a concretizzare un disegno. Un disegno eversivo della forma di governo e della forma di Stato e che stravolge l’identità della Repubblica. Eversivo non solo, e non tanto, perché il Senato perde il potere di concedere o revocare la fiducia al governo e conserva, assieme alla Camera, soltanto per alcune materie il potere legislativo: revisione costituzionale, ordinamento dello stato, leggi elettorali, referendum, minoranze linguistiche, organi di governo, comuni, trattati, estensione dell’autonomia regionale.

Il Senato perde quindi la funzione di deliberare sulla maggior parte dei disegni di legge, per i quali ha solo un potere di emendamento che la Camera dei deputati, provvista dell’intera potestà legislativa,
può benissimo disattendere. Non tanto per queste menomazioni, la “riforma” del Senato è eversiva; lo è per gli effetti che esse producono sull’intero sistema costituzionale combinandosi con la legge elettorale, l’italicum.

Va intanto rilevato che la configurazione del Senato, approvata martedì 13 ottobre, si colloca fuori dei modelli di seconda camera esistenti nel mondo. In nessun paese, a sistema bicamerale, i membri del senato sono eletti dai consigli regionali “su indicazione” degli elettori, mediante listini abbinati alle liste che competono nelle elezioni regionali. È del tutto evidente, comunque, che “indicazione” non significa voto, e l’ambiguità della formula può permettere non poche e gravi distorsioni. Si aggiunga che il numero dei consiglieri-senatori eletti in una Regione per ciascuna lista dipenderà dal numero dei seggi che spetterà alla lista, non dalle libere scelte degli elettori.

Riguardo poi alle nuove funzioni che il testo vorrebbe attribuire al Senato, il meno che si possa dire è che quelle “di raccordo tra Stato e gli altri enti costitutivi e tra questi e l’Unione europea” non risultano munite di strumenti. Né si desume in quale forma il Senato possa partecipare “alle decisioni dirette alla formazione ed attuazione degli atti normativi e della politiche dell’Unione europea”. Quanto mai oscura appare poi la formula con cui dovrebbe concorrere (ma con chi?) alla “valutazione delle politiche pubbliche e dell’attività delle pubbliche amministrazioni e alla verifica dell’attuazione delle leggi”. Il tipo di valutazione, il tipo di verifica, gli strumenti e gli effetti che produrrebbero sono lasciati alla più ampia ed arbitraria discrezionalità di un legislatore che non si prevede come particolarmente affidabile. Su di un altro piano, lascia infine più che perplessi l’attribuzione dell’immunità parlamentare ai consiglieri-senatori per la loro appartenenza ad un ceto politico rivelatosi non proprio esemplare.

La contrarietà alla riforma del Senato, prevista dal disegno di legge approvato il 13 ottobre, è motivata, come si è premesso, soprattutto dalla sua connessione all’italicum. Una legge elettorale, questa, che si fonda sul “premio di maggioranza”, pari a 344 seggi (24 in più della metà più uno dei 630 della Camera), e lo attribuisce al partito che ottiene il 40% dei voti.
Qualora nessuna lista abbia raggiunto tale quorum, il premio sarà conferito, mediante ballottaggio tra le due liste più votate, a quella tra queste che avrà avuto un voto in più dell’altra, qualunque sia il numero di voti conseguiti in questa competizione: il 35, il 30, il 25% dei voti complessivi.

È del tutto chiaro che sia nel caso che una lista raggiunga il 40% di voti, sia che vinca il ballottaggio, non è ad una maggioranza che si attribuisce il “premio”, ma ad una minoranza, quella che ottiene un solo voto in più di ciascuna delle altre minoranze alle quali però si sottraggono i seggi che si assommano nel premio. Premio che costituisce comunque un privilegio, una appropriazione indebita di seggi che spetterebbero a tutte le altre liste che risultano essere numericamente la reale maggioranza.

Non è per caso che nessun altro paese europeo ammetta un tale capovolgimento della volontà del suo corpo elettorale, trasformando una minoranza in una maggioranza. Si aggiunga poi che le liste elettorali dei 100 collegi plurinominali avranno un capolista che sarà comunque eletto se la sua lista otterrà seggi. Questo significa che chi decide la composizione delle liste, che è di solito il leader del partito, oltre a scegliere tutti i candidati, sceglie pure chi di questi sarà comunque eletto se la lista ottiene seggi nei singoli collegi. Anche se sarà sopravanzato, quanto a voti di preferenza, da altri candidati.

Le conseguenze da trarre da questa descrizione sono incontestabili. Il leader di quel partito che ha scelto i candidati (e, tra questi, quelli da lui nominati come capilista), se all’elezione della Camera dei deputati la sua lista ottiene, anche con solo il 25% dei voti la maggioranza di 344 deputati, otterrà pure, oltre che il potere di governo, il potere legislativo, attraverso il quale anche quello dei contenuti delle sentenze, più quello di eleggere il presidente della Repubblica, tre giudici costituzionali, i membri laici del Consiglio superiore della magistratura.

Snaturando così tutti gli organi di garanzia. Quella garanzia che avrebbe potuto frenare la degradazione autoritaria delle istituzioni cui mira e che sta realizzando Renzi, rinnegando quel principio di civiltà giuridica che è la separazione dei poteri, stravolgendo la Costituzione fino a sfigurare l’identità della Repubblica, da parlamentare in autoritaria, con un solo uomo al comando.

Garanzia che un Senato diversamente configurato avrebbe potuto assicurare. Quello votato il 13 ottobre, no.

mercoledì 21 gennaio 2015

Destabilizzare per stabilizzare - un esempio verbale

A domanda diretta "dimmi un atto ostile che avete fatto nei confronti di berlusconi in vent'anni, dimmi una legge che gli avete cancellato che lui ha fatto", veltroni rispose citando una manifestazione sindacale! Del 1994, quando il pd era molto di là da venire!!

Allora, volendo parlare del passato remoto, perché non chiedergli delle malelingue secondo cui nell'85, in cambio della concessione di Rai3 al PCI, egli avrebbe dato una manina a ratificare il decreto craxi che fermava il sequestro delle tv del biscione?

Nello studio di Servizio Pubblico Walter fu ospite come membro della Commissione Antimafia, avrebbero potuto chiedergli come mai ha voluto sloggiare il giornalista e scrittore attivo contro la 'ndrangheta Franco Laratta, per fargli posto, proprio mentre la sua vera nemesi brigava per giungere a capo dell'ambito Copasir? Forse per mostrare ancora quell'attivismo a parole, per poter ripetere il solito "se ne occupi l'Antimafia!" e tornare a farsi 'bello' sotto i riflettori?

Quella sera Walter disse alcune cose che mi colpirono, alcune vere e proprie bombe e alcune cose ridicole da pompiere conservatore.

Eccone alcune:
  • "quello che la sinistra non ha mai fatto è stato proporsi di diventare maggioranza sulla base di un programma riformista" RIDICOLO, quello che non hanno mai fatto è un programma comunista!
  • "vorrei ricordare che hollande non ha mai citato sarkozy, che obama non ha mai avuto un atteggiamento conflittuale con gli avversari" FALSO! Come giustamente gli fa notare Travaglio, se non sei percepito nettamente diverso dall'avversario, opposto, perché dovrebbero votare te?
  • "l'errore vero è stato non fare la legge sul conflitto d'interesse" un bel #GAC su cui prende l'applauso pur avendo avuto anche lui qualche responsabilità, ad esempio avrebbe potuto spingere in quel senso da segretario del maggior partito che sosteneva il governo prodi, ha preferito farlo cadere.
  • "si vincono le elezioni prendendo voti anche allo schieramento avversario" Si, insisti pure, ma se ti presenti direttamente di là fai prima, magari ne prendi anche di più!
Poi: "la regola in democrazia è l'alternanza" ma ben più importante sarebbe rispettare le regole del gioco e costringere il proprio avversario a fare lo stesso!

Di seguito, insiste di nuovo sul tema e si spinge pure a concordare nel rappresentare delle 'larghe intese' come fallimento della politica, ma ne individua le motivazioni così: "perché non si è voluto mettere mano alle riforme instituzionali che si dovevano fare che DEVONO creare una democrazia dell'alternanza" schierandosi per un 'sistema semi-presidenziale, con doppio turno' e "con un parlamento che controlli di più"!

Poi si lancia a citare Calamandrei affibbiandogli un "le democrazie muoiono spesso per l'incapacità dei governi democratici di decidere, per la frammentazione, per la vischiosità", per continuare con: "noi abbiamo avuto con il fascismo il potere, con la democrazia la libertà ma non il potere, dobbiamo cercare di riunificare la libertà con il potere in un equilibrio di tipo francese tra un governo che deve riuscire a governare e il controllo affidato al parlamento in maniera ancora più rigorosa sulla base dell'esperienza anglosassone.."

Ma Walter, hai fatto le medie? Prima del fascismo la libertà c'era ma fu concesso di togliercela con la forza e furono gli organismi di garanzia a non funzionare, il re lasciò mano libera.
Se è vero che c'era un governo che non sapeva decidere, passammo a uno che sapeva farlo fin troppo bene, e decideva tutto lui, per tutti!
Si chiama comandare.


Quindi, tornando alle riforme, sei per dare più poteri al presidente (quale? quello del consiglio o quello della repubblica??) ma anche per un parlamento più forte? Bene, che fortuna! Perché vuol dire che sei per un'architettura costituzionale come quella che GIÀ abbiamo!!
E se vai un po' a vedere, l'unica cosa che non va bene è che i due presidenti, quasi a turno, neanche si fossero messi d'accordo, invadono le prerogative del Parlamento, comprimendone libertà, indipendenza, azione!
Quindi vai, stracciati le vesti per far rispettare veramente la sovranità del popolo che si esercita nell'azione parlamentare e affinché gli istituti di garanzia, come il presidente della Repubblica, facciano bene il proprio lavoro, invece di dire idiozie!!


E smessi i panni dell'azzeccagarbugli costituzionalista, sempre dimentica di evidenziare un dettagliuccio che nessun 'berlingueriano' vero avrebbe trascurato mai, porre la questione morale nel modo più naturale, anzi semplicemente citarla perché già sotto gli occhi di tutti: c'è una parte nettamente allergica alle regole democratiche, alla trasparenza e ai principi costituzionali, senza il rispetto delle quali l'alternanza di cui continua sempre a riempirsi la bocca diventa tra un governo normale e uno di ladri! Ti sembra quello che accade in ogni 'normale democrazia'?
E comunque, se una parte (magari tu Walter) 'gioca secondo le regole' e l'altro no, ti sembra una cosa corretta?! Lo vorrai dire? Cosa diventi se non lo dici?
Un complice.

Lo sai o no che tutti questi bei discorsi che fai non sono verosimili perché non c'è una neutralità del mezzo, il confronto politico non si svolge sullo stesso piano!


E si che lo sai! Anzi parti con delle bombe che ammutoliscono lo studio:
"mah, la storia italiana purtroppo è una storia in cui tutti i passaggi, tutte le fasi di transizione sono state accompagnate da interventi esterni che ne hanno condizionato l’esito, di volta in volta quando il sistema mostrava la sua fragilità, ed è capitato molte volte, o quando si stava per aprire la prospettiva di uno sblocco a sinistra della crisi di un vecchio equilibrio, interveniva qualcosa: 1969 o se vogliamo risalire ancora più indietro il '64, il ’tintinnar di sciabole’ durante il primo centrosinistra e poi negli anni del PCI di Berlinguer, la bomba di Brescia e poi il rapimento di Moro e poi il ’92-’93! 
Sono tutti momenti nei quali l’Italia stava andando da una parte e qualcuno, non necessariamente la porta dalla parte opposta, ma la lascia ferma. Perché la caratteristica di questi interventi è la strategia di una destabilizzazione volta a stabilizzare, cioè a lasciare il potere esattamente così com’è. C’è un rischio analogo oggi? Si c’è.." 
Poi parli di Preiti e spinto da Santoro fai considerazioni molto precise su Falcone e sulle modalità dell'attentato che l’ha ammazzato, e dici due cosucce parecchio pesanti: “Falcone era intervenuto rompendo il patto tra un pezzo del potere italiano e la mafia perché la vera storia di questi anni sta nel fatto e secondo me questa è la spiegazione della scelta di riina, che la mafia ha sempre avuto un rapporto col potere italiano, il rapporto era in particolare con la democrazia cristiana e con una corrente della democrazia cristiana, quella che faceva capo ad andreotti, per essere chiaro dirlo oggi può apparire persino spiacevole [perché?] averlo detto ieri aiuta ad un’interpretazione di quello che è accaduto, tanto è vero che uccidono salvo lima e poi uccidono salvo, mandano chiaramente un messaggio, come a dire andreotti, quella democrazia cristiana, che con noi hai trattato per tanto tempo, che ci hai garantito impunità, che in Cassazione ci consentivi ogni volta di uscirne incolumi, com’è che questa volta ci fai andare tutti quanti in galera? E lì, anche perché c’è stato l’89, è finito un certo mondo, la situazione esplode”.

Ecco, questo 'signore' che è venuto in Commissione Antimafia non si sa per far cosa, "ho passato quattro anni in antimafia a cercare di capire la verità" dice, è venuto nella tana dei lupi Santoro e Travaglio a dire alcune cose da rivoluzionario e altre da gattopardo, ossia è venuto a giocare a fare il rivoluzionario ma fino a un certo punto!
A puntare il dito contro i servizi "deviati" e la massoneria, contro chi cerca il voto di scambio e poi contro un livello superiore ma impalpabile, intoccabile, innominabile e dunque imprendibile!
Forse addirittura inconcepibile, insomma un mistero dogmatico!
Perché qualcuno ci sarà - come gli ripete continuamente Travaglio, che propone pure nomi in alto, ma a lui no, a Walter quei nomi non piacciono, sulla loro onestà ci mette la mano sul fuoco - ma non si sa e non si può sapere, quindi Walter sembra dirci tanto vale che ci scordiamo di poter sapere la verità, di poter avere giustizia!

Cerco di capire, quindi lui è in Commissione Antimafia per capire la verità ma in trasmissione è venuto per NON dircela e per convincerci che napolitano non c'entra nulla.

Capisco che venuto a fare il pompiere, peggio, è venuto a destabilizzare - con quell'inizio dirompente - per poi stabilizzare, con le sue parole da pompiere che dicono SOLO 


lunedì 19 gennaio 2015

Fassino? Chiamparino? Prendiamo a caso un piddino?

È chiaro che la eventuale nomina di un qualsiasi renziano, che sia stato sindaco di Torino o meno, che sia fassino o chiamparino, o delrio - o altri di cui si chiacchiera, da gentiloni a franceschini, a un qualsiasi altro ministro come padoan, pinotti, ecc - sarebbe la scelta di un "presidente della repubblica notaio", così viene descritta, giustamente, dagli organi d'informazione.



Essi però non dicono che ciò sarebbe uno schiaffo gravissimo ai principi costituzionali, una compromissione netta degli equilibri fondamentali che stanno alla base di ogni stato di diritto, e quindi un colpo di stato - diverso nella forma, ma uguale nella sostanza, a quello rappresentato da un presidente della repubblica che abusa dei propri poteri, dirigendo e indirizzando i lavori del parlamento - si passerebbe così da un re giorgio che abbiamo visto tristemente osannato dagli abitanti di Monti, a un custode il cui ruolo non è altro che ratificare le decisioni che re matteo impone a un parlamento già suo:



Questa si che è antipolitica: ratificare le decisioni di un sultano!

Perché l'accordo, con un "notaio" al Quirinale, sarebbe evidente: io - in realtà noi, la coppia del nazareno - ti porto su e tu continui il lavoro iniziato da napo, fino a ottenere l'approvazione delle schifosissime, illegittime e antidemocratiche "riforme", dopodiché cambiamo insieme la Corte costituzionale sfigurandola completamente così da non avere più alcun ostacolo, né per poter cambiare ancora a piacimento la Costituzione, né per scrivere leggi come ci pare senza alcun timore che giudici comunisti vengano a mettere i bastoni fra le ruote.
E la grazia per b sarebbe solo un apostrofo rosa...

Finalmente via i "lacci e lacciuoli" e nessun "premier" sarà più costretto a lamentarsi blaterando cose tipo «sono bravissimo, ma gli altri non mi lasciano governare»!


In realtà lo stesso varrebbe per chiunque avesse dato sostegno o vicinanza al cosiddetto patto del nazareno, si evidenziano quindi i nomi di d'alema, violante e finocchiaro, per esempio, ma anche di un bersani, che le cronache di palazzo danno per attivissimo in questi ultimi giorni e finalmente pacificato con b e i suoi.

Analoghi timori avvolgono la eventuale scelta di una figura come mattarella o come quei giudici "negazionisti" che, saggi o non saggi, hanno fornito appigli, motivazioni, voti "eccentrici" e commi per accroccare quelle controriforme scritte coi piedi che oggi si cerca di far passare in tutti i modi, cancellando forse definitivamente la nostra possibilità di essere rappresentati.

A quel punto noi che si fa?
Ci mangiamo anche questa?



venerdì 16 gennaio 2015

Bonino?

Mi scuso con i suoi sostenitori, in particolare con gli estensori della sua sviolinata pagina su wikipedia ma qui si parlerà d’altro.

"Onorevole” dal ’75 coi radicali, è stata di nuovo eletta nel ’94 con forza italia restandone alleata, in ottima compagnia: buttiglione, gasparri e giovanardi, fino al 2006



quando è passata, evidentemente con convinzione, al centrosinistra per costituire, udite udite, una "delegazione radicale nel pd";
per essere tra i maggiori rappresentanti di un partito tra i più piccoli, ha trovato il modo di cumulare un gran numero di incarichi e di essere candidata a quasi tutto il resto (qui un’altra radiografia).
Insomma, fu ministro sotto letta ma le larghe intese ce le ha nel sangue da sempre!

In pochi ricordano che nel 1994, in un comi­zio a Palermo in compagnia di tiziana parenti espresse forti opi­nioni con­tra­rie alle inda­gini su mafia e politica (ne saranno contenti in molti) e che chiamò, alla faccia del pacifismo, “guerra giu­sta” l’aggressione alla Jugo­sla­via del 1999 anno in cui berlusconi la propone una prima volta al quirinale dopo averle fatto ottenere la nomina a commissario europeo nel 1994.
A proposito di coerenza: anche alla vigilia della svolta del 2006 dichiarava apprezzamento per il governo berlusconi (le varie leggi ad personam, dalla gasparri alla frattini, dal lodo schifani al falso in bilancio, dalla cirami alle rogatorie alla cirielli) e, visto che ora è tornato di moda parlare di libertà di espressione, ricordiamoci che nel 2010 il voto radi­cale in commissione di Vigi­lanza Rai fu deci­sivo per chiu­dere i talk show e abo­lire l'approfondimento tv prima delle elezioni.

Al suo partito vanno riconosciuti anche altri meriti, sicuramente un dialogo del tutto particolare, unico, con i terroristi italici di ogni "colore": aver portato in parlamento il terrorista toni negri per salvarlo dal carcere, ma anche solidarietà e richiesta di grazia per mambo e fioravanti, berlusconi si starà fregando le mani.

Ma soprattutto aver inflazionato e praticamente neutralizzato il maggiore istituto di “democrazia diretta”, quello referendario (ci hanno fatto votare 50 referendum in 22 anni) i cui contenuti sono parecchio discutibili, come scrive ancora Travaglio:
"Molte delle sue battaglie, referendarie e non, coincidono col programma berlusconiano: dalla deregulation del mercato del lavoro (con tanti saluti allo Statuto dei lavoratori, articolo 18 in primis) alla campagna contro le trattenute sindacali in busta paga […] e soprattutto della giustizia: separazione delle carriere fra giudici e pm, amnistia, abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale, responsabilità civile delle toghe e no all’autorizzazione all’arresto per parlamentari accusati di gravi reati: perfino Cosentino, imputato per camorra."


Tornando ad Emma (le do del tu dalla sua ultima, indimenticabile, sciagurata avventura elettorale), dei fatti personali di chi è chiamato a responsabilità pubbliche non mi piace parlare, mi limito a segnalare, a chi non lo sapesse, che non ci sono più i radicali di una volta e a dire che se proprio si vuole una donna, Lorenza Carlassare è di gran lunga più competente e certamente indipendente, e ha dimostrato nel corso di un impegno durato diversi anni il suo devoto attaccamento ai veri principi costituzionali, che dovrebbe essere il primo requisito di ogni garante della Carta.

Uno dei compiti più delicati della carica monocratica più alta del nostro paese è la difesa netta e assoluta dei diritti di espressione di tutti, in particolare delle minoranze, quelle parlamentari e quelle nel "paese reale", invece Emma è
Qualcuno ha scritto che "il contesto sociale e politico del paese non è dei più semplici ed eleggere un politico navigato e di lungo corso rischierebbe di far crescere il malcontento", beh Emma di mestiere fa politica almeno dal '75, chi più navigato di lei?

Insomma, ben lungi dall'essere un nome "divisivo", competente e veramente progressista, è certamente molto popolare, molti la dipingono come pacifista, attenta ai diritti civili specialmente quelli delle donne e ricordano il suo impegno in tante cose buone e giuste magari de sinistra, ma come abbiamo visto insieme le cose non stanno esattamente così e a mio modo di vedere Emma è ben più vicina a una variante (forse un filo più progressista) dei programma dei repubblicani americani, in perfetta continuità col migliorismo del pet communist napolitano e purtroppo questo la rende una scelta molto probabile.

Ma io spero non tocchi a lei.

sabato 3 gennaio 2015

In difesa di Enrico

Alla stimata Lameduck piace dispensare secchiate d'acqua gelida, ma se c'è una cosa che ho imparato dalla fisica (o da un vecchio pazzo:
)
è di non cedere alla tentazione di eccessive semplificazioni, non riesco sempre a resistervi, ma l'equazione napo=Berlinguer è troppo assurda! Sia pure solo per "collaborazionismo" col fogno eurista. Voglio dunque condividere qui la mia risposta al suo ultimo pezzo con cui ha salutato il nuovo anno.




So già che mi prenderò degli sberleffi da 'cosacco' ma credo ci siano delle piccole falle in un ragionamento che sembra alla fine dire napo e Berlinguer pari sono e anzi mettere il secondo in continuità con monti e renzi..!


Oltre al fatto ovvio che il secondo è morto e quindi non sapremo mai come avrebbe reagito a certi fatti venuti poi ed oltre alla contestualizzazione che Bagnai nel suo libro fa proprio per escludere (credo, magari sbaglio) una tale continuità, ma che poi nel pezzo vuoi perdere per strada.

Non consideri ad esempio che quel 'moralismo' della questione morale (che definire come "il passaggio suicida dalla guerra di classe alla lotta al crimine" è una semplificazione assurda ed errata, esattamente come scambiare il parlamentarismo con il partitismo!), che (invece) denunciava l'invasione tumorale dello Stato da parte di un partitismo evidentemente già virulento ma certo non ai livelli che viviamo oggi, avrebbe strenuamente combattuto per la difesa dei principi costituzionali contro ogni tipo di 'riforme strutturali' che andassero nella direzione di una restrizione della democrazia effettiva e di un evidente impoverimento della popolazione, esattamente come (con risultati pressoché nulli, si può su questo essere d'accordo) prova a fare oggi (ad esempio) Rodotà, non certo napo che l'ha sempre pensata in modo diverso!

Accomunare poi il compromesso storico con le odierne larghe intese significa (di nuovo, l'aveva già fatto napo stesso!!) perdere completamente di vista la realtà dei fatti di allora, in cui il "vincolo esterno" non era la stessa robina con cui oggi renzi il cicisbeo può permettersi di giochicchiare, di andare a dire nei discorsi pre elezioni "andrò a bruxelles a battere i pugni sui tavoli" (inesistenti, come sappiamo) per poi andar su a farsi le pugnette, eh no signori miei (cit.)!


A quei tempi il "vincolo esterno" faceva morti e feriti usando indistintamente mani nere e mani 'rosse' e anzi costringeva politicamente a mollare di fatto ogni velleità rivoluzionaria perché l'idea stessa di rivoluzione era ormai un concetto solo violento e catturato dalla lotta armata e dunque espulso dalle possibili argomentazioni di un PCI che rischiava (altrimenti) seriamente la messa al bando o peggio e a cui era forzatamente impossibilitato l'accesso al livello istituzionale.
È per questo che suona francamente assurdo e ridicolo dire che il compromesso storico "servì a cementare per sempre l'Italia nello schema del gioco democratico bipolare dell'alternanza tra un partito di destra e uno di estrema destra" (Gore Vidal chi??) alternanza de che??

Che poi se ha senso accomunare le idee di Keynes a quelle socialiste, non ci si può dimenticare che i socialisti del tempo sono quelli immortalati da grillo! e non è che basti il "no" di Sigonella per far diventare bettino uno statista keynesiano!

Sbaglierò, sarò un ingenuo romantico sognatore del cazzo Barbara, ma credo che il tuo capoverso finale avrebbe un senso se e solo se Berlinguer fosse rimasto vivo e avesse guidato i ravanelli ripercorrendo esattamente le stesse tappe seguite dagli adoratori di re giorgio, ma così non è.

A fare quel percorso è stato invece quel signorino che partendo dai guf, passando per la passione per i carri armati e cambiando improvvisamente idea sull'integrazione europea sta là sullo scranno più alto a farci la (sua distorta) morale! È infatti lui il 'pet communist' mentre a Enrico, così come ad Aldo Moro sono stati riservati dagli yankees trattamenti ben diversi.

martedì 28 ottobre 2014

La nebbia dall'alto colle

Ancora una volta le istituzioni di questo paese calpestano i diritti dei cittadini, ma quello che sta avendo luogo ora, mentre scrivo, è un assurdo bubbone, un inguardabile frankenstein giuridico che non ha precedenti e non perché sarà la prima volta che l'inquilino del colle più alto viene ascoltato come testimone in un processo per mafia, quella è 'solo' una vergogna epocale.

Ma in questi tempi ne abbiamo collezionate tante.

Ben più bruciante e vergognoso è che ciò possa avvenire nel più sordo doppio disprezzo sia dei diritti delle difese e delle parti civili ad esercitare il loro ruolo nel processo che li vede coinvolti, sia dei diritti dei cittadini di questo paese che vedono improvvisamente cancellato il loro fondamentale diritto
  • ad essere informati di ciò che avviene in un processo pubblico;
  • a venire a conoscenza di cosa accadde in un momento nodale per la Storia del proprio paese, attraverso una testimonianza diretta di chi al tempo rivestiva uno degli incarichi pubblici più alti del nostro ordinamento e che ora siede ancora più in alto (!);
  • a valutare, anche sulla base di quel che sta avvenendo nel procedimento e di come questa testimonianza vi si inserisce, la condotta di chi quelle istituzioni incarna.

Tre violazioni sfacciate del senso stesso dell'ordinamento democratico, promosse e attuate, ancora una volta, dalla più alta istituzione di questa Repubblica, super partes per eccellenza!
Quella che la Costituzione italiana pone a garanzia dei diritti di tutti e a salvaguardia della Carta stessa, dunque della stessa integrità dello Stato che invece da tempo, in un assordante silenzio si sta adoperando per smantellare, pezzo per pezzo, esercitando pressioni che definire illecite e illegittime è riduttivo!

Bruciante è pure che questa invadenza non sia evidenziata, ostacolata, censurata da chi potrebbe e dovrebbe farlo, il potere esecutivo, che spesso invece ne è beneficiario e coprotagonista, il potere giudiziario e quello legislativo che ne sono vittime, ma talvolta anche complici!

Imbarazzante e vergognosa è poi la condotta della gran parte della stampa, specialmente quella più 'autorevole', ormai un cagnolino da compagnia del potere!
Nella prima pagina del corriere di oggi infatti della notizia della testimonianza non v'è alcuna traccia e ieri, dalle pagine del 'maggiore quotidiano italiano', è stata timidamente avanzata la richiesta della presenza di reporter ma a protezione di «prestigio e autorevolezza del supremo organo costituzionale»!!

E se a qualcuno può sembrare azzardato paragonare questa testimonianza a quella del presidente usa nel caso Clinton-Lewinsky, correttamente oggi Travaglio ricorda che il video di quell'interrogatorio all'uomo più potente del mondo fece il giro del mondo «e qualche miliardo di persone poté farsi un'idea della sincerità del presidente usa da ogni smorfia e piega del suo volto».
È probabilmente questa la cosa che più infastidisce e spaventa 're giorgio'.




È dell'altro ieri l'uscita del ministro boschi - a proposito di istituzioni che distruggono la Carta e smantellano lo Stato - su Fanfani, mentre questa vicenda a me fa pensare a un quasi omonimo, Forlani - un altro politico che messo accanto a quelli attuali pare un gigante - e a un'immagine che resterà indelebile nella mia memoria di ragazzo ma risulta introvabile.

martedì 13 agosto 2013

Dal sequestro Abu Omar alla grazia al colonnello Joseph L. Romano III: una "storia sbagliata" e un pericoloso precedente

Venendo meno alla stessa "dottrina" cui il presidente Napolitano, fin dall'inizio del suo primo settennato, ha più volte, esplicitamente, fatto riferimento e adottato, il 5 aprile 2013 il Capo dello Stato ha concesso la grazia al colonnello statunitense in forza alla NATO, Joseph L. Romano III che fu condannato in via definitiva il 19 settembre 2012 per aver concorso, in territorio italiano, alla nota operazione di extraordinary rendition ai danni del cittadino egiziano Osama Moustafa Hassan Nasr, meglio conosciuto come l’imam Abu Omar.


I fatti: l'imam venne rapito a Milano, trasferito contro la sua volontà nella base NATO di Aviano in cui il colonnello Romano, nella sua qualità di ufficiale responsabile della sicurezza della base, aveva atteso i sequestratori e garantito loro l’ingresso sicuro e la possibilità di imbarcare il sequestrato su un aereo che lo conduceva a Il Cairo, in cui l'imam fu imprigionato per 14 mesi e più volte torturato.
Alla prima liberazione, avvenuta il 19 aprile 2004, a causa della violazione di un patto di "riservatezza" sulle circostanze del sequestro (che Abu Omar ha dovuto accettare per essere rilasciato), seguì dopo alcuni giorni una seconda prigionia.

Nelle complesse indagini, durate quasi due anni e mezzo, gli inquirenti portarono "incidentalmente" alla luce il tanto vergognoso quanto taciuto scandalo dell'archivio illegale nell' "ufficio riservato" al 230 di via Nazionale che conteneva, tra le altre cose, materiale per operazioni contro potenziali avversari politici del centro-destra, piani di "occupazione" della pubblica amministrazione e degli organi di sicurezza legati al governo (con "bonifica" degli uomini non fidati e loro sostituzione con elementi leali ai nuovi vertici che Berlusconi aveva appena nominato) e materiale relativo a crisi internazionali in Africa e nell'est Europa.
Questo archivio, che rappresenta una delle cose più indegne della storia repubblicana, sarebbe stato realizzato utilizzando informazioni riservate ottenute da persone introdotte in procure, nelle Forze Armate, nella pubblica amministrazione e negli organi di stampa.


Tornando al sequestro, le indagini hanno portato all'incriminazione di 23 agenti Cia e 7 italiani (tra cui l'ex capo del SISMI e il suo vice) e non sono mancati né depistaggi operati dalla Cia (che in un dispaccio segnalava la presenza di Abu Omar nei Balcani) e false coperture diplomatiche per i loro agenti in perfetto stile "spy story", né profondi contrasti istituzionali, in primo luogo con gli esecutivi che tutti, da Prodi a Berlusconi e Monti, in perfetta continuità, «hanno cercato di ostacolare l'accertamento delle responsabilità brandendo un segreto di Stato di volta in volta sempre più esteso e usando reiteratamente, e in modo inedito, l'arma del conflitto di attribuzioni contro ogni grado della giurisdizione (Procura, Gip, Tribunale, Corte d'appello, Cassazione)» per difendere quel segreto posto con qualche ritardo e apparso fittizio fin da subito.
In secondo luogo con i relativi ministri della Giustizia che, evidentemente afflitti da totale sordità, non hanno mai risposto alle richieste della Procura di Milano per spiccare i mandati di cattura internazionale, che alle condanne sarebbero dovute seguire naturalmente, in barba al principio di leale cooperazione nei rapporti tra poteri dello Stato!

Anche per questa tenacia nel rispetto delle leggi e per il vero senso dello Stato dimostrato, non nascondo la mia profonda ammirazione per il pm Armando Spataro, che ha recentemente ribadito: «il Consiglio d’Europa e il Parlamento Europeo, oltre che organizzazioni umanitarie e accademici di tutto il mondo, hanno mostrato alto apprezzamento per il rispetto dei diritti umani e l’efficacia investigativa dimostrati dall’Italia. Quell’indagine non è frutto di un errore ed è un precedente solo positivo di cui l’Italia dovrebbe essere fiera».

In effetti, come anche riconosciuto nel citato comunicato del Quirinale, le extraordinary renditions sono pratiche condannate dalla Corte di Strasburgo in violazione degli artt. 3 (divieto di tortura), 5 (diritto alla libertà e alla sicurezza), 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) e 13 (diritto ad un ricorso effettivo) della CEDU, dunque gravi violazioni dei diritti umani.


Nel comunicato del Colle invece si preferì vagheggiare di "pratiche non compatibili" per poi insistere in verso opposto, giustificando la posizione del colonnello usa parlando di "sfide alla sicurezza nazionale", "preciso e tragico momento storico", "clima di paura e preoccupazione", "strumenti più idonei per debellare il terrorismo internazionale" e infine di "fatti ritenuti legittimi" dalle istituzioni americane.

Insomma una lunga e laboriosa costruzione per un fragile castello di scuse a sostegno di quest'atto di clemenza.

Fragile castello di scuse perché si regge su considerazioni politiche, cioè proprio quelle che la Corte Costituzionale ha voluto dichiarare non ammissibili, al fine di concedere la grazia, con la fondamentale sentenza n. 200 del 2006 che discende da una precisa ratio decidendi, e che ha definitivamente ribadito come (cito direttamente dal testo, grassetto mio)

 «il suo impiego debba essere contenuto entro ambiti circoscritti destinati a valorizzare soltanto eccezionali esigenze di natura umanitaria»,
pertanto ne ha riconosciuto la 
«potestà decisionale del Capo dello Stato, quale organo super partes, “rappresentante dell’unità nazionale”, estraneo a quello che viene definito il “circuito” dell’indirizzo politico-governativo»,
anche al fine di
«evitare che nella valutazione dei presupposti per l’adozione di un provvedimento avente efficacia “ablativa” di un giudicato penale possano assumere rilievo le determinazioni di organi appartenenti al potere esecutivo».
Nella grazia a Romano invece non c'è traccia di ragioni di natura umanitaria, al contrario le motivazioni sono fortemente politiche, e non solo, come abbiamo già visto, sul versante dei rapporti con gli usa ma certamente, quando nel comunicato si affermava che "l'esercizio del potere di clemenza ha così ovviato a una situazione di evidente delicatezza sotto il profilo delle relazioni bilaterali con un Paese amico, con il quale intercorrono rapporti di alleanza e dunque di stretta cooperazione", s'intendeva anche dare un esempio (presunto!) virtuoso all'India, invocando implicitamente che un'analoga clemenza risolvesse l'altrettanto delicata questione dei maro', così svilendo una volta di più, credo, ciò che rimane della nostra sovranità e dell'onore nazionale, auspicando nei fatti, da parte indiana, un'analoga violazione sia delle loro leggi, sia del diritto internazionale, di quella compiuta dall'Italia.

Dunque con la grazia al colonnello Romano, ultimo provvedimento del suo primo settennato, Napolitano compì un atto che ritengo servile nei confronti degli usa, fece un'offerta che ritengo indecente all'India, sferrò un ulteriore schiaffo alla giustizia italiana (e di questo credo proprio non ci fosse bisogno) e ancora, come accennavo all'inizio del post, agisce in piena discontinuità con tutti gli altri atti di grazia precedentemente concessi!

Infatti al momento della concessione si era in assenza dei necessari motivi di carattere umanitario fissati dalla Corte Costituzionale; si era invece in presenza di forti motivazioni politiche, dalla Corte esplicitamente tenute fuori da quelle ammissibili; si trattava di una condanna per un atto di gravissima responsabilità nella violazione di diritti umani mentre, in casi particolarmente gravi, Napolitano aveva sempre rifiutato atti di clemenza.

Si era inoltre in evidente prossimità temporale con la sentenza definitiva, da cui erano passati solo sei mesi e mezzo senza neanche uno straccio di espiazione o pentimento, mentre all'inizio del settennato, lo stesso Capo dello Stato aveva sottolineato in una nota che «come risulta dalla citata sentenza n. 200 del 2006 della Corte costituzionale [...] la grazia non può mai costituire un improprio rimedio volto a sindacare la correttezza della decisione penale adottata dal giudice», riprendendo e adottando un precedente comunicato del Presidente Oscar Luigi Scalfaro che spiegava: «qualora applicata a breve distanza dalla sentenza definitiva di condanna, la grazia ha il significato di una valutazione di merito opposta a quella del magistrato, configurando un ulteriore grado di giudizio che non esiste nell’ordinamento e determinando un evidente pericolo di conflitto di fatto tra poteri»!!


Risulta quindi evidente che, come dimostrato dal prof. Pugiotto, "l’ultimo atto di esercizio del potere di grazia comporta il rischio di riallocare una prerogativa costituzionale presidenziale nella disponibilità, politicamente orientata, dell’esecutivo" uscendo dunque dall'impalcatura su cui regge tutto il ragionamento della Corte, uscendo dunque dall'ambito di legittimità di quell'atto!

Continua lo stesso Pugiotto (maiuscolo mio): "Più concreto è, invece, il rischio che la riproposizione del potere di grazia in chiave duumvirale LEGITTIMI, IN FUTURO, PROVVEDIMENTI CLEMENZIALI AD PERSONAM, nel senso deleterio che l’espressione ha assunto nel vocabolario politico e nella produzione legislativa degli ultimi lustri. FACENDONE COSÌ UNA POSSIBILE, IPOTETICA EXIT STRATEGY PER PARTICOLARI SCABROSE SITUAZIONI INDIVIDUALI, QUANDO L'ESECUZIONE DI UN GIUDICATO DI CONDANNA TROVASSE RESISTENZA NEL PESO POLITICO DEL CONDANNATO."

VI FA PENSARE A QUALCUNO IN PARTICOLARE?????

È dunque con estremo favore che accolgo la notizia, di questi ultimi minuti, che per un'eventuale grazia a "sua emittenza", il Capo dello Stato dovrà rispondere ufficialmente dinanzi alle Camere!

domenica 14 luglio 2013

Quando manca il rispetto (quello per Eluana e quello per le istituzioni)

L'occasione dell'inedito conflitto istituzionale suscitato dal "caso Englaro", tra un quantomai passivo e indegno Parlamento e un Presidente della Repubblica allora, in via del tutto eccezionale, eccezionalmente rispettoso dei principi costituzionali (visto che, ad esempio, era in quel momento vigente il Lodo Alfano, che fu legge dello Stato dal 23 luglio 2008 al 7 ottobre 2009), era stata agevolmente prevista giusto il giorno prima da Gaetano Azzariti, professore ordinario di Diritto Costituzionale.
La sua descrizione dell'inquietante schiaffo al Presidente della Repubblica, era già nelle edicole quando, la mattina del 6 febbraio 2009, l'equipe medica avviava la progressiva riduzione dell'alimentazione di Eluana ed era dunque già disponibile all'opinione pubblica quando alle 14 il consiglio dei ministri approvava un'illegittimo decreto legge per fermare forzatamente quel protocollo sanitario.


Come già preannunciato da una sua lettera al premier, il Presidente della Repubblica rifiutò la sua firma, necessaria all'emanazione del decreto, poiché non superava le obiezioni di costituzionalità precedentemente espresse e allora, per tutta risposta, alle 20 fu riconvocato il consiglio dei ministri in sessione straordinaria per presentare un disegno di legge, con gli stessi contenuti del decreto, da discutere lo stesso lunedì 9 in una sessione straordinaria dal Senato, che quel lunedì sarebbe dovuto restare chiuso, ma che invece rispose ubbidiente alla chiamata.


Mentre la discussione era in atto, alle 19:35, Eluana abbandonò le sue spoglie mortali, rendendola completamente inutile.


In quel clima rovente, in piena tempesta istituzionale, il prof. Azzariti scrisse parole molto chiare e nette indicando che l'intreccio poteva essere ordinatamente dipanato seguendo in modo corretto le procedure, con l'unico vincolo del rispetto: quello reciproco tra poteri dello Stato e quello per il dettato costituzionale:


"D’altronde i limiti d’intervento del Presidente della Repubblica sono fissati chiaramente in Costituzione. Egli non può interferire con l’attività di governo, non contribuisce a fissare le linee di politica del governo, non può neppure partecipare in modo attivo all’attività legislativa. Dunque è amplissimo lo spazio d’intervento dei soggetti politici governanti. Nulla impedisce al Governo e al Parlamento di svolgere la propria autonoma attività di governo, purché essa si svolga nell’ambito delle competenze costituzionalmente prescritte e nel rispetto integrale della legalità costituzionale. Solo a quel punto – se si fuoriesce dal quadro dei principi espressi in Costituzione – l’intervento del Capo dello Stato è dovuto, così come è dovuto, a quel punto, il rispetto delle decisioni assunte dal garante degli equilibri costituzionali; giudizi presidenziali cui tutti gli attori politici e il Governo della Repubblica in primo luogo, devono sottostare."


Contemplando il passato, rileggendo certe lucide osservazioni e tornando a riflettere sull'attualità, diventa evidente che i rispettivi "limiti d'intervento" dei poteri dello Stato e la "legalità costituzionale" sempre più raramente vengono rispettati dalle istituzioni, almeno in quest'ultimo decennio.
Sembrano ormai concetti fuori moda, come dei "paletti di parole" che a volte la stessa Corte Costituzionale stenta a far rispettare. Ma ci torneremo.


Concludo segnalando che in questo caso, a differenza di molti altri, il Presidente della Repubblica seppe con fermezza ribadire la sua contrarietà e negare la sua firma anche di fronte alla indecente e veemente forzatura imposta dall'esecutivo. Il Parlamento fu invece servo, in questa e in troppe altre occasioni.
Anche su questo torneremo presto.

domenica 7 luglio 2013

La coerenza di Anna, un bel tacer non fu mai scritto

«L'emendamento Bruno è comunque inaccettabile perché è ambiguo e in questo modo aprirebbe la porta ad incursioni imponderabili sugli assetti della magistratura, che devono tassativamente rimanere fuori dal perimetro delle riforme. Ma il problema del coordinamento tecnico con gli articoli del titolo IV e VI della Costituzione va affrontato, tant'è che noi abbiamo i nostri emendamenti...» così denunciava la presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Anna Finocchiaro, in un'intervista del 29 giugno.


È impossibile ignorare il "Ma" che spazza via i termini netti e precisi della prima frase che vengono infatti contraddetti dalla seconda: prima le «incursioni imponderabili sugli assetti della magistratura devono tassativamente rimanere fuori dal perimetro delle riforme», poi però le stesse incursioni (magari accompagnate da altre ancora..) possono rientrare dalla finestra grazie a un non ben precisato «coordinamento tecnico».
Questa seconda interpretazione, che non sfugge a Sel e M5s, è però più volte, anche veementemente, allontanata dalla senatrice, che invece ribadisce: "La giustizia era esclusa prima e lo è adesso, ora è chiarissimo. Non ci sono più alibi né possibilità di fraintendimento", ad esempio qui, qui e qui, e addirittura affari italiani si sbilancia: "I berlusconiani hanno, per ora, rinunciato al blitz sul tema che sta tanto a cuore al Cavaliere."
Ma cosa dice in realtà l'emendamento? Eccolo:

"Il Comitato esamina i progetti di legge di revisione costituzionale degli articoli dei Titoli I, II, III e IV della Parte Seconda delle Costituzione, nonché i conseguenti progetti di legge ordinaria di riforma dei sistemi elettorali.
Il Comitato esamina o elabora, in relazione ai progetti di legge costituzionali di cui al comma 1, le modificazioni a disposizioni della Costituzione o di leggi costituzionali strettamente connesse alla revisione dei Titoli della Costituzione o di leggi costituzionali strettamente connesse alla revisione dei Titoli della Costituzione di cui al medesimo comma 1, nonchè i conseguenti testi di legge ordinaria in materia elettorale che si rendano eventualmente necessari per assicurare la coerente definizione dell'assetto istituzionale". 

È dunque davvero poco chiaro, nonostante le dichiarazioni della pasionaria, se il ruolo della magistratura, la Corte Costituzionale e le altre garanzie verranno toccate o meno, né che la prima parte della Carta riesca a sfuggire a queste insidie. ANZI.

La verità è che il Parlamento, di cui la senatrice Finocchiaro dovrebbe essere tra i più autorevoli rappresentanti e strenui difensori, da circa vent'anni si fa sempre più servo di due padroni: invece di difendere i propri poteri e assumersi le proprie responsabilità, se le lascia sottrarre ora dal governo, a colpi di decreti e fiducie imposte con ricatti e minacce, ora dal capo dello stato che, non contento degli strappi a consolidate prassi, pretende per sé anche la prerogativa di fare regali al ministro della difesa e di (ri)aprire una stagione sedicente costituzionale!
Senza né il coraggio di dirlo apertamente e di considerare la risposta dei cittadini, né l'onestà di farlo secondo le regole!

domenica 30 giugno 2013

Un incubo (quasi) riuscito

Non è nient'altro che la soluzione più semplice.
Invece di ricominciare da zero con un altro sul colle più alto, magari una persona estranea al solito giro (non sia mai!) con cui faticosamente cercare, senza alcuna garanzia di trovarlo, un nuovo equilibrio, si è andati sull'usato sicuro, realizzando un vero monumento all'immobilismo.
Dalle chiacchiere in Transatlantico, che enrico mentana perfino alimenta e sostiene, mostrando una voglia palpabile di essere parte attiva di quell'intreccio, le Camere riunite, o meglio i noti 5-6 capibastone che la guidano, hanno infine imboccato per l'ennesima volta quei "corridoi laterali della democrazia", che li porteranno a sfogare quella voglia matta di deriva autoritaria che, pur aleggiando nei "salotti buoni" ormai da mezzo secolo, è stata bloccata ogni volta, almeno formalmente.
A votazione non ancora ultimata, parlamentari di una maggioranza prossima futura con fregola di comunicare, tornano già, come molte altre volte hanno affermato, a vestire di necessità il loro vizietto, la "tendenza" al presidenzialismo e al "superamento del bicameralismo perfetto", in modo quasi lascivo, senza alcuna vergogna.
Inizierà probabilmente con un governo amato che li accontenterà proponendo magari quelle profonde lacerazioni dell'impianto costituzionale che vanno tanto cercando, sancendo così la definitiva compromissione del suo equilibrio, e a noi verrà offerto il piatto forte di casa amato: quella dieta di lacrime e sangue che abbiamo solo iniziato a conoscere.



Questo pensavo e scrivevo il 20 aprile mentre, per la seconda volta, eleggevano napolitano.
Una volta fatto questo vecchionuovo governo, naturale conseguenza dell'improvvida rielezione, non hanno perso molto tempo in chiacchiere e minacce: circola infatti già da un po' una bozza, datata 10 giugno, per l'istituzione di un "comitato parlamentare per le riforme costituzionali" a firma letta, quagliarello e franceschini, prendendo spunto da una simile precedente bozza, datata 29 marzo 2013, a firma de poli, che voleva costituire una commissione che avesse mano libera per modificare tutta la seconda parte della Carta Costituzionale, cioè quella che riguarda l'ordinamento della Repubblica, i rapporti tra i poteri dello Stato e le garanzie costituzionali.

le due bozze

Dunque lo stanno facendo, ovviamente è nelle loro possibilità, ovviamente la Costituzione non è perfetta, anzi è migliorabile, ovviamente ci sarebbero ben altre priorità, ma se proprio vogliono cambiarla, come farlo lo dice l'articolo 138:

Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.
Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.
La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.
Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.

Invece nella sua bozza il senatore de poli, di "scelta civica", propone di votare le modifiche proposte tutte insieme in un unico pacchetto, invece di votarle articolo per articolo, come sarebbe logico e naturale, e pensa anche di poter riequilibrare questa grossolana forzatura, imponendo il referendum confermativo (con quorum) necessario per la promulgazione della legge anche nel caso di una sua approvazione con la maggioranza dei due terzi di ciascuna Camera.
Dunque propone di modificare la Costituzione in deroga all'art. 138, mentre appare significativo che, nella stessa bozza, egli preveda esplicitamente che per cambiare la sua creatura si dovrà invece tornare ad usare il 138!

Evidentemente tutto ciò non è sufficiente per il capo del governo che, assieme ai due ministri citati, priva la bozza de poli di un tetto massimo di spesa per il funzionamento del comitato, ne salva il resto e la "arricchisce" con quattro elementi precisi e di enorme rilevanza.
Stabilisce infatti che il comitato avrà l'esclusiva sui disegni di legge costituzionale riguardanti la seconda parte della Carta e cioè ogni altro disegno dovrà prima essere esaminato dal comitato e poi, eventualmente, armonizzato con gli altri progetti in corso.
Inoltre l'intervallo minimo tra le due deliberazioni di una stessa Camera scende da tre mesi a uno e il referendum confermativo finale andrà richiesto, non è infatti più automaticamente previsto.
Infine la novità più importante: tra le competenze esplicitamente elencate nell'art. 2 comma 1 della bozza letta, figura la revisione dei "soli" titoli I, II, III e V, verrebbe dunque risparmiato, bontà loro, il titolo IV che riguarda la Magistratura (che ad esempio ne garantisce l'indipendenza e stabilisce l'obbligatorietà dell'azione penale) PERÒ viene incredibilmente aggiunto un riferimento chiaro e netto a "i coerenti progetti di legge ordinaria di riforma dei sistemi elettorali"!


Così non solo la deroga all'art. 138 Cost. si fa ancor più evidente (al punto che la bozza è stata additata come di dubbia legittimità durante il seminario dell'AIC che si è svolto l'altroieri a Roma), ma addirittura si prova ad aggirare in questo modo vergognoso la spinosa e imbarazzante questione della riforma elettorale, provando a nasconderla in questo non richiesto, non gradito e non utile tentativo di revisione della forma di governo, magari covando la speranza di evitare o addolcire il prossimo pronunciamento della Corte Costituzionale sul "porcellum"!

In ogni caso i risultati politici e sociali saranno devastanti, se non altro in termini di tempo perso e aumento della distanza tra classe politica e mondo reale.

Ultima annotazione sul fattore tempo: il «crono-programma» scelto è accorciato in modo esasperato per garantire che la durata totale del processo (contro)riformatore sia inferiore ai famosi 18 mesi, viene dunque da chiedersi se oltre alla fretta di "portare a casa il risultato" prima possibile, svolgendo così diligentemente il compitino assegnato, c'entri qualcosa la concomitanza con la presidenza italiana del consiglio ue, che avrà luogo proprio nel secondo semestre del 2014..


PS: Il tentativo del pdl di inserire anche il titolo IV, e quindi ruolo e poteri della Magistratura, in questa revisione, in un primo momento denunciato dal pd come atto di "pirateria" e fintamente stoppato perfino dallo stesso ministro delle riforme quagliarello, a seguito della solita (dal '96 sembra non sia cambiato nulla) minaccia di far saltare tutto, riceve in queste ore il placet di "Lady Inciucio", anna finocchiaro, che intravede nel progetto di revisione un "problema di coordinamento tecnico con gli articoli del titolo IV e VI" da cui, ovviamente, segue che è la Carta Costituzionale ad essere sbagliata e, anche in quelle parti, da cambiare.

Lorsignori avranno mano libera?
Lo permetteremo?

mercoledì 1 agosto 2012

premi, titoli, opinioni ed altre ovvietà.

Se ci fosse un premio allo sciacallaggio il tal Stefano Menichini probabilmente lo ruberebbe:

"A parte l’obiettivo infamante – raggiunto con la più estrema delle conseguenze ai danni di Loris D’Ambrosio – l’operazione di azzoppamento del presidente della repubblica non è andata in porto. La nota di ieri ricorda a tutti che il Quirinale rimane il presidio finale delle decisioni istituzionali."

A parte il fatto che Napolitano gareggia con Cossiga per essere il peggior capo dello Stato degli ultimi 150 anni, titolo che probabilmente vincerà, è con vivo e vibrante sdegno che segnaliamo la molta fantasia del succitato Menichini che si accoda, insieme a tutte le altre pecore della nostra "informazione" nell'accusare il Fatto Quotidiano per l'infarto che ha colpito il consigliere D'Ambrosio, magari sperando così di zittirli o chissà.
Una "informazione" davvero di regime, visto che l'oggetto della contestazione di Napolitano alla Procura di Palermo è, di fatto, la lesione di una pretesa ma totalmente inventata maestà.
A forza di chiamarlo "re Giorgio", il "nonno" c'ha creduto.

Sarebbe invece il caso, per tornare a parlare dei fatti e non delle solite opinioni, di elencare le mancanze di "re Giorgio" invece di queste supposte prerogative, come per esempio la prima mancanza, che è anche l'ultima: non aver sciolto le camere ignorando i molti e diversi motivi per farlo.
Prima per la manifesta indegnità di troppi suoi componenti, indegnità evidente fin da subito, cui si è aggiunta, come automatico corollario, l'incapacità a svolgere l'altissimo compito loro affidato dalla Costituzione.
Indegnità che però non è bastata a Napolitano, cui non sono bastate e non bastano neppure le successive conferme d'indegnità giunte in forma di respinte alle varie richieste di arresto e di altre vergognose votazioni che nessun degno Presidente della Repubblica avrebbe tollerato e che nessun pubblico funzionario avrebbe potuto né dovuto permettere!

Infine non sono bastate e non bastano neppure le ampie prove di un mutato equilibrio politico nel Paese che hanno fornito tutte le recenti consultazioni elettorali.
E chissà quanto ancora dovremo scrivere, dire, ricordare e insistere su norme ovvie per tutti tranne per chi deve rispettarle..