E forse il problema è che non solo siamo governati da incapaci e ignoranti, ma anche che siamo “informati" da gente che a quegli incapaci e ignoranti prova a fornire alibi o giustificazioni.
O che, ancor più spesso, ci troviamo di fronte il giornalista di partito (dichiarato o meno) o quello "di parte" perché ha convizioni sue, o il giornalista amico che "regge il moccolo" e di fatto fa da palo mentre spogliano la res publica e annacquano i nostri diritti quel tanto che basta per renderli inesigibili.
Quando parla, Enrico Mentana tiene molto a evidenziare la sua indipendenza dai partiti e a sostanziarla farcendo le sue molte parole con scomodi (o presunti tali) aneddoti e retroscena e con dettagliati (?) approfondimenti ma, non diversamente da moltissimi suoi colleghi, quasi mai riesce a scalfire la superficie delle questioni che tratta, fornendone un quadro che descriva:
motivazioni alla base;
alternative possibili;
conseguenze verosimili
delle (pseudo)soluzioni scelte da chi governa.
Nelle interviste poi accompagna la sua aneddotica ad assist vari per i "cavalli di battaglia" del politicante di turno.
Molti lo indicano come uno dei migliori giornalisti, posso essere d'accordo se espelliamo dal "giornalismo" ogni traccia di obiettività e di aderenza allo stato reale delle cose per abbandonarci alla ricerca e discussione del senso comune.
Non si può di fatto concorrere al mantenimento dello status quo e definirsi giornalista.
Ps: che Mentana sia tra i migliori lo credo davvero, ma credo anche che sia più vicino a uno show-man che a un giornalista.

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