giovedì 8 gennaio 2015

"Se la sono cercata"

Leggendo tra i millemila commenti all'assalto di ieri a Parigi, di solito abbastanza prevedibili in un senso e nell'altro, mi colpisce un pezzo da un blog dell'Espresso:



Anch'io "quando si parla di religione non rido", ma perché per me sono TUTTE parimenti false, al massimo 'ε-variazioni' di uno stesso tema e il mio approccio è di semplice rispetto dell'altrui sensibilità.
E se non fosse per l'opportunità di parziale sollievo dalle proprie sventure, che alcuni temporaneamente vi trovano, credo che le religioni sarebbero una completa perdita di tempo e una truffa tutte le volte che chiedono soldi.
Per dirla tutta, penso che la necessità di credere che esista qualcosa di soprannaturale sia un vizio, alimentato e corroborato dall'impossibilità di una conoscenza e consapevolezza completa di quanto ci accade intorno, dall'ignoranza di chi crede e dal l'interesse di chi sfrutta l'altrui credulità.

A credersi invece sovrannaturali o peggio un qualcosa al di sopra e staccato dalla natura sono spesso alcuni esseri umani, in particolari molti tra politici e capi di stato e chi è al vertice di multinazionali e strutture sovranazionali pseudo democratiche.


Tornando al pezzo dell'Espresso, leggo quel 'se la sono cercata' e nella mia testa è subito andreotti!

Ecco, credo che 'se la sono cercata' sia la cosa peggiore che si possa dire.

Di chiunque in ogni caso.

Perché nega lo stato di diritto e afferma lo stato di natura, assecondando la legge del più forte, giustificando la reazione di chi a un torto o peggio a un semplice fastidio - o peggio ancora, di fronte alla legittima pretesa di rispetto di un diritto - risponde con la forza, la sopraffazione, la violenza, l'omicidio.

Chi afferma una frase del genere nega implicitamente la civiltà, non solo la libertà di espressione, e si fa 'barbaro' quanto chi ha premuto il grilletto.

Se poi a pronunciarla è un uomo che ha ricoperto o ricopre responsabilità pubbliche diventa un aggravante ed è ancora più agghiacciante.

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