sabato 3 gennaio 2015

In difesa di Enrico

Alla stimata Lameduck piace dispensare secchiate d'acqua gelida, ma se c'è una cosa che ho imparato dalla fisica (o da un vecchio pazzo:
)
è di non cedere alla tentazione di eccessive semplificazioni, non riesco sempre a resistervi, ma l'equazione napo=Berlinguer è troppo assurda! Sia pure solo per "collaborazionismo" col fogno eurista. Voglio dunque condividere qui la mia risposta al suo ultimo pezzo con cui ha salutato il nuovo anno.




So già che mi prenderò degli sberleffi da 'cosacco' ma credo ci siano delle piccole falle in un ragionamento che sembra alla fine dire napo e Berlinguer pari sono e anzi mettere il secondo in continuità con monti e renzi..!


Oltre al fatto ovvio che il secondo è morto e quindi non sapremo mai come avrebbe reagito a certi fatti venuti poi ed oltre alla contestualizzazione che Bagnai nel suo libro fa proprio per escludere (credo, magari sbaglio) una tale continuità, ma che poi nel pezzo vuoi perdere per strada.

Non consideri ad esempio che quel 'moralismo' della questione morale (che definire come "il passaggio suicida dalla guerra di classe alla lotta al crimine" è una semplificazione assurda ed errata, esattamente come scambiare il parlamentarismo con il partitismo!), che (invece) denunciava l'invasione tumorale dello Stato da parte di un partitismo evidentemente già virulento ma certo non ai livelli che viviamo oggi, avrebbe strenuamente combattuto per la difesa dei principi costituzionali contro ogni tipo di 'riforme strutturali' che andassero nella direzione di una restrizione della democrazia effettiva e di un evidente impoverimento della popolazione, esattamente come (con risultati pressoché nulli, si può su questo essere d'accordo) prova a fare oggi (ad esempio) Rodotà, non certo napo che l'ha sempre pensata in modo diverso!

Accomunare poi il compromesso storico con le odierne larghe intese significa (di nuovo, l'aveva già fatto napo stesso!!) perdere completamente di vista la realtà dei fatti di allora, in cui il "vincolo esterno" non era la stessa robina con cui oggi renzi il cicisbeo può permettersi di giochicchiare, di andare a dire nei discorsi pre elezioni "andrò a bruxelles a battere i pugni sui tavoli" (inesistenti, come sappiamo) per poi andar su a farsi le pugnette, eh no signori miei (cit.)!


A quei tempi il "vincolo esterno" faceva morti e feriti usando indistintamente mani nere e mani 'rosse' e anzi costringeva politicamente a mollare di fatto ogni velleità rivoluzionaria perché l'idea stessa di rivoluzione era ormai un concetto solo violento e catturato dalla lotta armata e dunque espulso dalle possibili argomentazioni di un PCI che rischiava (altrimenti) seriamente la messa al bando o peggio e a cui era forzatamente impossibilitato l'accesso al livello istituzionale.
È per questo che suona francamente assurdo e ridicolo dire che il compromesso storico "servì a cementare per sempre l'Italia nello schema del gioco democratico bipolare dell'alternanza tra un partito di destra e uno di estrema destra" (Gore Vidal chi??) alternanza de che??

Che poi se ha senso accomunare le idee di Keynes a quelle socialiste, non ci si può dimenticare che i socialisti del tempo sono quelli immortalati da grillo! e non è che basti il "no" di Sigonella per far diventare bettino uno statista keynesiano!

Sbaglierò, sarò un ingenuo romantico sognatore del cazzo Barbara, ma credo che il tuo capoverso finale avrebbe un senso se e solo se Berlinguer fosse rimasto vivo e avesse guidato i ravanelli ripercorrendo esattamente le stesse tappe seguite dagli adoratori di re giorgio, ma così non è.

A fare quel percorso è stato invece quel signorino che partendo dai guf, passando per la passione per i carri armati e cambiando improvvisamente idea sull'integrazione europea sta là sullo scranno più alto a farci la (sua distorta) morale! È infatti lui il 'pet communist' mentre a Enrico, così come ad Aldo Moro sono stati riservati dagli yankees trattamenti ben diversi.

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