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mercoledì 8 aprile 2015

Un discorso sulla Costituzione - Piero Calamandrei

Quello che inizia ora potrebbe essere uno degli ultimi giorni di vita della Costituzione della nostra Repubblica, si direbbe 'così come la conosciamo', ma chi la conosce davvero?

Nel luglio 1945 fu istituito il Ministero per la Costituente, presieduto da Pietro Nenni, con il compito di «preparare la convocazione dell'Assemblea costituente e di predisporre gli elementi per lo studio della nuova Costituzione che dovrà determinare l'aspetto politico dello Stato e le linee direttive della sua azione economica e sociale».
Oltre a commissionare studi su praticamente tutto lo scibile umano, riempiendo 14 volumi per circa 5000 pagine, pubblicò, ad uso popolare, le Guide alla Costituente distribuendole a chiunque ne facesse richiesta gratuitamente!

Lo splendido frutto di quell'impegno e quegli studi - immaginatevi nell'immediato dopoguerra quale sforzo potesse essere necessario per portarli a termine in tempi ristretti - resta oggi in larghissima parte inattuata e, assurda pigrizia e negligenza sia del popolo sia del governo, non è mai stata meno conosciuta di oggi, come mi accorgo ascoltando come se ne parla sia nei comuni mezzi di comunicazione sia tra la gente.

Questa diffusissima ignoranza non resiste a caso credo e ovviamente conviene a chi ha il potere - così è sempre quando il popolo è ignorante - poiché in questo paese ormai sostanzialmente immobile da decenni - ed immobile è anche generoso, per molti versi siamo tornati indietro - questa Carta conserva intatto lo stesso carico rivoluzionario di quando è stata scritta, quando questo paese stava provando a ricominciare, dalle macerie della guerra, con una forza e una speranza sconosciute oggi, ormai (irrimediabilmente?) perdute.

Per conoscere e per capire dobbiamo allora tornare alle basi e per provare a rimediare chiedo aiuto a Piero Calamandrei, un vero e proprio 'nume tutelare' dell'Anima della nostra Repubblica:




L’art. 34 dice: «I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi». Eh!

E se non hanno mezzi? Allora nella nostra Costituzione c’è un articolo che è il più importante di tutta la Costituzione, il più impegnativo per noi che siamo al declinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l’avvenire davanti a voi.

Dice così: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».

È compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana: quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare la scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di Uomo.

Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’articolo primo – «L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro» – corrisponderà alla realtà. Perché fino a che non c’è questa possibilità per ogni uomo di lavorare e di studiare e di trarre con sicurezza dal proprio lavoro i mezzi per vivere da Uomo, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà chiamare neanche democratica perché una democrazia in cui non ci sia questa uguaglianza di fatto, in cui ci sia soltanto un’uguaglianza di diritto, è una democrazia puramente formale, non è una democrazia in cui tutti i cittadini veramente siano messi in grado di concorrere alla vita della società, di portare il loro miglior contributo, in cui tutte le forze spirituali di tutti i cittadini siano messe a contribuire a questo cammino, a questo progresso continuo di tutta la società.

E allora voi capite da questo che la nostra Costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è una realtà.

In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno di un lavoro da compiere.

Quanto lavoro avete da compiere! Quanto lavoro vi sta dinanzi!

È stato detto giustamente che le costituzioni sono delle polemiche, che negli articoli delle costituzioni c’è sempre, anche se dissimulata dalla formulazione fredda delle disposizioni, una polemica.

Questa polemica, di solito, è una polemica contro il passato, contro il passato recente, contro il regime caduto da cui è venuto fuori il nuovo regime.

Se voi leggete la parte della Costituzione che si riferisce ai rapporti civili e politici, ai diritti di libertà, voi sentirete continuamente la polemica contro quella che era la situazione prima della Repubblica, quando tutte queste libertà, che oggi sono elencate e riaffermate solennemente, erano sistematicamente disconosciute.

Quindi, polemica nella parte dei diritti dell’uomo e del cittadino contro il passato.

Ma c’è una parte della nostra Costituzione che è una polemica contro il presente, contro la società presente.

Perché quando l’art. 3 vi dice: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana» riconosce con questo che questi ostacoli oggi vi sono di fatto e che bisogna rimuoverli.

Dà un giudizio, la Costituzione, un giudizio polemico, un giudizio negativo contro l’ordinamento sociale attuale, che bisogna modificare attraverso questo strumento di legalità, di trasformazione graduale, che la Costituzione ha messo a disposizione dei cittadini italiani.

Ma non è una Costituzione immobile che abbia fissato un punto fermo, è una Costituzione che apre le vie verso l’avvenire.

Non voglio dire rivoluzionaria, perché per rivoluzione nel linguaggio comune s’intende qualche cosa che sovverte violentemente, ma è una Costituzione rinnovatrice, progressiva, che mira alla trasformazione di questa società in cui può accadere che, anche quando ci sono, le libertà giuridiche e politiche siano rese inutili dalle disuguaglianze economiche e dalla impossibilità per molti cittadini di essere persone e di accorgersi che dentro di loro c’è una fiamma spirituale che, se fosse sviluppata in un regime di perequazione economica, potrebbe anch’essa contribuire al progresso della società.

Quindi, polemica contro il presente in cui viviamo e impegno di fare quanto è in noi per trasformare questa situazione presente.

Però, vedete, la Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé.

La Costituzione è un pezzo di carta: la lascio cadere e non si muove.

Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità.

Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica, l’indifferentismo politico che è – non qui, per fortuna, in questo uditorio, ma spesso in larghe categorie di giovani – una malattia dei giovani.

«La politica è una brutta cosa», «che me ne importa della politica»: quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina, che qualcheduno di voi conoscerà, di quei due emigranti, due contadini, che traversavano l’oceano su un piroscafo traballante.

Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime e il piroscafo oscillava. E allora questo contadino impaurito domanda a un marinaio: «Ma … siamo in pericolo?», e questo dice: «Se continua questo mare, il bastimento tra mezz’ora affonda». Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno e dice: «Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare, tra mezz’ora il bastimento affonda!». Quello dice: «Che me ne importa, non è mica mio!». Questo è l’indifferentismo alla politica.

È così bello, è così comodo: la libertà c’è. Si vive in regime di libertà, c’è altre cose da fare che interessarsi di politica. E lo so anch’io!

Il mondo è così bello, ci sono tante belle cose da vedere, da godere, oltre che occuparsi di politica.

La politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni, e che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai, e vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, dando il proprio contributo alla vita politica.

La Costituzione, vedete, è l’affermazione scritta in questi articoli, che dal punto di vista letterario non sono belli, ma è l’affermazione solenne della solidarietà sociale, della solidarietà umana, della sorte comune, che se va a fondo, va a fondo per tutti questo bastimento.

È la carta della propria libertà, la carta per ciascuno di noi della propria dignità d’uomo.

Io mi ricordo le prime elezioni dopo la caduta del fascismo, il 2 giugno 1946: questo popolo che da 25 anni non aveva goduto le libertà civili e politiche, la prima volta che andò a votare dopo un periodo di orrori – il caos, la guerra civile, le lotte, le guerre, gli incendi.

Ricordo – io ero a Firenze, lo stesso è capitato qui – queste file di gente disciplinata davanti alle sezioni [elettorali], disciplinata e lieta perché avevano la sensazione di aver ritrovato la propria dignità, questo dare il voto, questo portare la propria opinione per contribuire a creare questa opinione della comunità, questo essere padroni di noi, del proprio Paese, del nostro Paese, della nostra Patria, della nostra terra, disporre noi delle nostre sorti, delle sorti del nostro paese.

Quindi, voi giovani alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come cosa vostra, metterci dentro il senso civico, la coscienza civica, rendersi conto - questa è una delle gioie della vita - rendersi conto che ognuno di noi nel mondo non è solo, che siamo in più, che siamo parte di un tutto, nei limiti dell’Italia e nel mondo.

Ora, vedete – io ho poco altro da dirvi – in questa Costituzione, di cui sentirete fare il commento nelle prossime conferenze, c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato.

Tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie son tutti sfociati in questi articoli.

E a sapere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane.

Quando io leggo, nell’art. 2, «l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale», o quando leggo, nell’art. 11, «l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli», la Patria italiana in mezzo alle altre patrie, dico: ma questo è Mazzini, questa è la voce di Mazzini; o quando io leggo, nell’art. 8, «tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge», ma questo è Cavour; o quando io leggo, nell’art. 5, «la Repubblica una e indivisibile riconosce e promuove le autonomie locali», ma questo è Cattaneo; o quando, nell’art. 52, io leggo, a proposito delle forze armate, «l’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica», esercito di popolo, ma questo è Garibaldi; e quando leggo, all’art. 27, «non è ammessa la pena di morte», ma questo, o studenti milanesi, è Beccaria. Grandi voci lontane, grandi nomi lontani.

Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti.

Quanto sangue e quanto dolore per arrivare a questa costituzione!

Dietro a ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi, caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta.

Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, questo è un testamento, un testamento di centomila morti.

Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione.



mercoledì 21 gennaio 2015

Destabilizzare per stabilizzare - un esempio verbale

A domanda diretta "dimmi un atto ostile che avete fatto nei confronti di berlusconi in vent'anni, dimmi una legge che gli avete cancellato che lui ha fatto", veltroni rispose citando una manifestazione sindacale! Del 1994, quando il pd era molto di là da venire!!

Allora, volendo parlare del passato remoto, perché non chiedergli delle malelingue secondo cui nell'85, in cambio della concessione di Rai3 al PCI, egli avrebbe dato una manina a ratificare il decreto craxi che fermava il sequestro delle tv del biscione?

Nello studio di Servizio Pubblico Walter fu ospite come membro della Commissione Antimafia, avrebbero potuto chiedergli come mai ha voluto sloggiare il giornalista e scrittore attivo contro la 'ndrangheta Franco Laratta, per fargli posto, proprio mentre la sua vera nemesi brigava per giungere a capo dell'ambito Copasir? Forse per mostrare ancora quell'attivismo a parole, per poter ripetere il solito "se ne occupi l'Antimafia!" e tornare a farsi 'bello' sotto i riflettori?

Quella sera Walter disse alcune cose che mi colpirono, alcune vere e proprie bombe e alcune cose ridicole da pompiere conservatore.

Eccone alcune:
  • "quello che la sinistra non ha mai fatto è stato proporsi di diventare maggioranza sulla base di un programma riformista" RIDICOLO, quello che non hanno mai fatto è un programma comunista!
  • "vorrei ricordare che hollande non ha mai citato sarkozy, che obama non ha mai avuto un atteggiamento conflittuale con gli avversari" FALSO! Come giustamente gli fa notare Travaglio, se non sei percepito nettamente diverso dall'avversario, opposto, perché dovrebbero votare te?
  • "l'errore vero è stato non fare la legge sul conflitto d'interesse" un bel #GAC su cui prende l'applauso pur avendo avuto anche lui qualche responsabilità, ad esempio avrebbe potuto spingere in quel senso da segretario del maggior partito che sosteneva il governo prodi, ha preferito farlo cadere.
  • "si vincono le elezioni prendendo voti anche allo schieramento avversario" Si, insisti pure, ma se ti presenti direttamente di là fai prima, magari ne prendi anche di più!
Poi: "la regola in democrazia è l'alternanza" ma ben più importante sarebbe rispettare le regole del gioco e costringere il proprio avversario a fare lo stesso!

Di seguito, insiste di nuovo sul tema e si spinge pure a concordare nel rappresentare delle 'larghe intese' come fallimento della politica, ma ne individua le motivazioni così: "perché non si è voluto mettere mano alle riforme instituzionali che si dovevano fare che DEVONO creare una democrazia dell'alternanza" schierandosi per un 'sistema semi-presidenziale, con doppio turno' e "con un parlamento che controlli di più"!

Poi si lancia a citare Calamandrei affibbiandogli un "le democrazie muoiono spesso per l'incapacità dei governi democratici di decidere, per la frammentazione, per la vischiosità", per continuare con: "noi abbiamo avuto con il fascismo il potere, con la democrazia la libertà ma non il potere, dobbiamo cercare di riunificare la libertà con il potere in un equilibrio di tipo francese tra un governo che deve riuscire a governare e il controllo affidato al parlamento in maniera ancora più rigorosa sulla base dell'esperienza anglosassone.."

Ma Walter, hai fatto le medie? Prima del fascismo la libertà c'era ma fu concesso di togliercela con la forza e furono gli organismi di garanzia a non funzionare, il re lasciò mano libera.
Se è vero che c'era un governo che non sapeva decidere, passammo a uno che sapeva farlo fin troppo bene, e decideva tutto lui, per tutti!
Si chiama comandare.


Quindi, tornando alle riforme, sei per dare più poteri al presidente (quale? quello del consiglio o quello della repubblica??) ma anche per un parlamento più forte? Bene, che fortuna! Perché vuol dire che sei per un'architettura costituzionale come quella che GIÀ abbiamo!!
E se vai un po' a vedere, l'unica cosa che non va bene è che i due presidenti, quasi a turno, neanche si fossero messi d'accordo, invadono le prerogative del Parlamento, comprimendone libertà, indipendenza, azione!
Quindi vai, stracciati le vesti per far rispettare veramente la sovranità del popolo che si esercita nell'azione parlamentare e affinché gli istituti di garanzia, come il presidente della Repubblica, facciano bene il proprio lavoro, invece di dire idiozie!!


E smessi i panni dell'azzeccagarbugli costituzionalista, sempre dimentica di evidenziare un dettagliuccio che nessun 'berlingueriano' vero avrebbe trascurato mai, porre la questione morale nel modo più naturale, anzi semplicemente citarla perché già sotto gli occhi di tutti: c'è una parte nettamente allergica alle regole democratiche, alla trasparenza e ai principi costituzionali, senza il rispetto delle quali l'alternanza di cui continua sempre a riempirsi la bocca diventa tra un governo normale e uno di ladri! Ti sembra quello che accade in ogni 'normale democrazia'?
E comunque, se una parte (magari tu Walter) 'gioca secondo le regole' e l'altro no, ti sembra una cosa corretta?! Lo vorrai dire? Cosa diventi se non lo dici?
Un complice.

Lo sai o no che tutti questi bei discorsi che fai non sono verosimili perché non c'è una neutralità del mezzo, il confronto politico non si svolge sullo stesso piano!


E si che lo sai! Anzi parti con delle bombe che ammutoliscono lo studio:
"mah, la storia italiana purtroppo è una storia in cui tutti i passaggi, tutte le fasi di transizione sono state accompagnate da interventi esterni che ne hanno condizionato l’esito, di volta in volta quando il sistema mostrava la sua fragilità, ed è capitato molte volte, o quando si stava per aprire la prospettiva di uno sblocco a sinistra della crisi di un vecchio equilibrio, interveniva qualcosa: 1969 o se vogliamo risalire ancora più indietro il '64, il ’tintinnar di sciabole’ durante il primo centrosinistra e poi negli anni del PCI di Berlinguer, la bomba di Brescia e poi il rapimento di Moro e poi il ’92-’93! 
Sono tutti momenti nei quali l’Italia stava andando da una parte e qualcuno, non necessariamente la porta dalla parte opposta, ma la lascia ferma. Perché la caratteristica di questi interventi è la strategia di una destabilizzazione volta a stabilizzare, cioè a lasciare il potere esattamente così com’è. C’è un rischio analogo oggi? Si c’è.." 
Poi parli di Preiti e spinto da Santoro fai considerazioni molto precise su Falcone e sulle modalità dell'attentato che l’ha ammazzato, e dici due cosucce parecchio pesanti: “Falcone era intervenuto rompendo il patto tra un pezzo del potere italiano e la mafia perché la vera storia di questi anni sta nel fatto e secondo me questa è la spiegazione della scelta di riina, che la mafia ha sempre avuto un rapporto col potere italiano, il rapporto era in particolare con la democrazia cristiana e con una corrente della democrazia cristiana, quella che faceva capo ad andreotti, per essere chiaro dirlo oggi può apparire persino spiacevole [perché?] averlo detto ieri aiuta ad un’interpretazione di quello che è accaduto, tanto è vero che uccidono salvo lima e poi uccidono salvo, mandano chiaramente un messaggio, come a dire andreotti, quella democrazia cristiana, che con noi hai trattato per tanto tempo, che ci hai garantito impunità, che in Cassazione ci consentivi ogni volta di uscirne incolumi, com’è che questa volta ci fai andare tutti quanti in galera? E lì, anche perché c’è stato l’89, è finito un certo mondo, la situazione esplode”.

Ecco, questo 'signore' che è venuto in Commissione Antimafia non si sa per far cosa, "ho passato quattro anni in antimafia a cercare di capire la verità" dice, è venuto nella tana dei lupi Santoro e Travaglio a dire alcune cose da rivoluzionario e altre da gattopardo, ossia è venuto a giocare a fare il rivoluzionario ma fino a un certo punto!
A puntare il dito contro i servizi "deviati" e la massoneria, contro chi cerca il voto di scambio e poi contro un livello superiore ma impalpabile, intoccabile, innominabile e dunque imprendibile!
Forse addirittura inconcepibile, insomma un mistero dogmatico!
Perché qualcuno ci sarà - come gli ripete continuamente Travaglio, che propone pure nomi in alto, ma a lui no, a Walter quei nomi non piacciono, sulla loro onestà ci mette la mano sul fuoco - ma non si sa e non si può sapere, quindi Walter sembra dirci tanto vale che ci scordiamo di poter sapere la verità, di poter avere giustizia!

Cerco di capire, quindi lui è in Commissione Antimafia per capire la verità ma in trasmissione è venuto per NON dircela e per convincerci che napolitano non c'entra nulla.

Capisco che venuto a fare il pompiere, peggio, è venuto a destabilizzare - con quell'inizio dirompente - per poi stabilizzare, con le sue parole da pompiere che dicono SOLO 


martedì 4 giugno 2013

Difendi te stesso, difendi i tuoi diritti, difendi la Costituzione!

C'è un dato di fatto ineludibile, punto di partenza di ogni considerazione con pretese di oggettività: negli ultimi venti anni sono state ammesse al pubblico confronto democratico voci che democratiche non sono: "schiavi del profitto", "forza mafia" e "w il duce" non sono slogan ammissibili in uno stato di diritto che si fondi su una Costituzione come quella di questo paese.
Quelle voci sono invece state prima tollerate, poi assecondate, infine riconosciute come parte dell'agone politico e dunque ammesse a ricoprire responsabilità istituzionali.

L'unica effettiva innovazione portata da ciò che viene usualmente chiamato "seconda repubblica" è proprio l'aver "sdoganato" queste posizioni che non avrebbero mai dovuto ricevere legittimità alcuna!
E quella che molti si azzardano a chiamare "evoluzione", nel passaggio tra la prima e la seconda, è semplicemente l'abbattimento di questo baluardo di garanzia democratica (ditemi voi che tipo di persona potrebbe rallegrarsene..) e l'inserimento, via via sempre meno implicito e sempre più ingombrante, a comprimere tutto il resto, di questi indegni, illegittimi e incivili punti di vista che hanno ben presto inquinato il dibattito politico pubblico, con l'ovvia conseguenza di distrarlo dalla sua funzione naturale: il bene della collettività.

Mi piace infatti pensare che non sia un caso se proprio tra i due principali doveri dei cittadini di questo paese, cioè la richesta inderogabile di «solidarietà politica, economica e sociale» e quella di «svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società», i Padri costituenti hanno voluto esplicitare con precisione i doveri delle istituzioni: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.»

Basta dunque la lettura dei primi quattro articoli della Costituzione per capire quanto potrebbe essere socialmente solida la democrazia in un paese che volesse attuarla facendosi garante dei diritti in essa contenuti! E non sto parlando di un favore, ma della più alta delle leggi!

L'impianto democratico, per garantire i diritti di tutti, deve difendersi da chi democratico non è, da chi, ancora e sempre, vuole e attua modelli di sopraffazione e sfruttamento dell'uomo, da chi toglie un diritto per poi magari concederlo come favore, oggetto di ricatto.

Queste difese non hanno, evidentemente, funzionato bene, soprattutto per la responsabilità di chi doveva vigilare e non l'ha fatto, ma ora tutto minaccia di crollare sotto il peso delle continue, ma in questi giorni più pesanti e spudorate pressioni che, nel più assoluto spregio dello spirito della Carta, mirano a un cambio radicale nella forma di governo e a una rottura definitiva dell'equilibrio tra i poteri dello Stato.
Questo mentre il Paese è sull'orlo del baratro economico, sociale e culturale.

Un tale tentativo di manomissione degli equilibri istituzionali è la spia di una testarda volontà di una svolta autoritaria che, emersa esplicitamente per la prima volta nel 1980 con craxi e amato, affonda però le sue radici in un passato ben più remoto e su cui non è stata fatta ancora sufficiente chiarezza, a troppi non conviene.
Questa spia ci segnala che quella volontà non si arrende e anzi coglie questo momento di debolezza, distrazione e confusione per sferrare il suo attacco più insidioso.

Mentre anche il peggiore Presidente della Repubblica della nostra Storia guarda e non favella, ma vuole tutto fatto entro 18 mesi.
Ora sul presidenzialismo ha messo su una maschera di "neutralità" (come se di fronte alla violenza di questi attacchi la neutralità non fosse una colpa grave..), dopo un primo settennato in cui si è invece attivato, strabordando dal suo compito, nel dare copertura e assistenza a chi ha cercato in ogni modo di abbattere la garanzia dei diritti di tutti, noi non possiamo farci trovare disattenti o impreparati, la Costituzione ha bisogno di te, perché..


La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé.
La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità.
Piero Calamandrei