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giovedì 8 settembre 2016

Votare come in chiesa


Sarà capitato anche a voi di trovare in giro per la rete uno 'spiegone' delle cosiddette riforme costituzionali (qui uno particolarmente efficace, dettagliato e contemporaneamente molto sintetico! qui addirittura un agglomerato di spiegoni, infine qui uno spieghino video molto sintetico ed equilibrato tra si e no) che mira - nel migliore dei casi, non certo qui - a far luce sul referendum costituzionale di ottobre - anzi di novembre, anzi di fine novembre, o inizio dicembre, anzi chissà.. - e che magari si conclude con un invito a votare 'sì' perché così si risparmia.
Beh ma allora fatemi decidere tutto a me, risparmiamo ancora di più no? Vi faccio prezzi modici, giuro!

Insomma al seicentesimo elenco di fesserie non ce l'ho fatta più, dopo aver visto un amico apprezzare questa sequela di lievi imprecisioni (cit.):


Questa cosiddetta - "riforma è parola nobile" dice sempre, giustamente, l'avvocato Felice Carlo Besostri - 'riforma costituzionale' fa così schifo, sia nel merito dei contenuti, sia nel metodo di come è stata ratificata, sia nel contesto che l'accompagna da un punto di vista politico, sociale, istituzionale, ... che non c'ho visto più e mi sono lanciato di getto in una risposta punto per punto con un contropapiro:

1) (e 3)) si velocizza il processo legislativo? No! Perché, come dici in 3) il senato, pur senza rappresentatività popolare, ha comunque 'potere di richiamo' su quasi tutte le materie, può dire la sua e costringere la camera ad esprimersi (accogliendo o rifiutando) il suo contributo, questo potere di richiamo è esercitabile di fatto ogni volta che vuole, quindi il procedimento legislativo non è né accorciato né semplificato! (quindi morto il 'pro', resta solo il contro che hai individuato: troppo potere al governo!)


Avrei dovuto aggiungere che le leggi che non si approvano celermente sono solo quelle di iniziativa parlamentare!
Mentre abbiamo qui l'interessante statistica delle 'navette' della presente legislatura, cioè quante volte una legge ha fatto avanti e indietro fra camera e senato:
A proposito della 'velocità in giorni' - per i futuristi eventualmente presenti nel nostro pubblico - vorremmo mostrarvi qualche esempio notevole, giudicate voi se il problema è la farraginosità' del 'meccanismo istituzionale o altro: 
legge fornero: la riforma previdenziale del governo monti ci mise appena 16 giorni e infatti ha causato il dramma degli esodati che è durato anni;
rinnovo delle missioni all’estero del 2012: approvato definitivamente in 25 giorni;
rimborsi elettorali: 35 giorni (anche tanto);
lodo alfano: 20 giorni, 24 dalla proposta in consiglio dei ministri ma - sarà un caso - aveva anche questa qualche problemino: l’incostituzionalità!
slittamento del referendum sulla legge elettorale: proposta (era il 2009) da quel volpone di cicchitto, riuscì nel miracolo di farla approvare in 6 giorni (!!) e contemporaneamente di impedire il raggiungimento del quorum!

Per altre leggi, è vero, le camere sono molto lente: nel 2008 per far passare - solo al senato! - l’istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta sulla mafia ci vollero due mesi; per approvare il riconoscimento dei figli naturali, presentato da Rosy Bindi, un totale di 1259 giorni e per uno straccio di legge anticorruzione scritta coi piedi ben 1456 giorni!
Insomma, per alcune leggi si corre, per altre no, addirittura abbiamo visto una legge costituzionale
 andare veloce come il vento, la vergognosa ma famosa 'introduzione del pareggio di bilancio'! 

2) "in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi" è una frase che non vuol dire niente e che ha in sé una (almeno) doppia ambiguità che in caso di ricorso alla Corte Costituzionale farebbe drizzare i capelli a qualunque giurista: "in conformità" pare voler azzerare il libero arbitrio dei consiglieri per l'indicazione dei senatori e restituire la scelta ai cittadini (ma allora il senato è elettivo!) e se il consigliere-senatore a un certo punto cambia partito (in consiglio regionale può succedere esattamente come in parlamento!) decade dalla carica di senatore perché non è più in conformità?

Non basta questo a capire che sta roba è scritta coi piedi?
E il rinnovo? Il senato si 'rinnoverebbe' parzialmente ad ogni caduta di ogni consiglio regionale! Vai a vedere quanti ne sono caduti negli ultimi 5 anni!
Nessuna indennità? Manco il treno? Il soggiorno in caso di seduta che duri fino a notte? Un buono pasto? Per sé e i collaboratori? È credibile? E se è credibile, è giusto?

E l'immunità? I consiglieri regionali sono statisticamente i politici più indagati di tutti, è certamente un caso che venga loro concessa l'immunità ed è anche un bel regalo.

Per chi l'ha persa o non la ricorda, in questa puntata, tra 17:27 e 19:35, quel gran genio (cit.) di Maurizio Crozza ci da un assaggio di come saranno i futuri inquilini di palazzo Madama.


3) mostra come il 'potere di richiamo' dei senatori sia in effetti senza limiti, poiché ogni volta che viene esercitato dal senato può posporre fino ad altri 30 giorni l'approvazione definitiva da parte della camera, se viene fatto ogni 10 giorni non si finisce più! 


Inoltre stiamo parlando di questo, eh... ---->

4) bei numerini ma perfettamente inutili: una volta a 'regime' il prez verrà sempre eletto al primo colpo con maggioranza schiacciante (alcuni direbbero 'bulgara'), quella stessa maggioranza che l'italicum - legge elettorale illegittima, pure approvata in modo illegittimo! - donerà al partito che vincerà il (probabilissimo, quasi certo) ballottaggio, indipendentemente dal conteggio effettivo dei voti ricevuti alle 'elezioni'.

E allora, mediante l'assurdo rapporto di 6 a 1 della camera sul senato, quella stessa maggioranza bulgara - ma ormai si dovrà dire italiana! - alla camera dei deputati basterà per avere il potere di scegliere tutti gli organi di elezione parlamentare, quindi non solo il capo dello stato e ovviamente i presidenti delle due camere - seconda e terza carica dello stato, che in caso di 'problemi' sostituiscono la prima! -  ma anche di indirizzare i giudici della Consulta scegliendone la maggioranza - i 5 spettanti al parlamento ma anche i 5 spettanti al capo dello stato ormai ridotto a una specie di cameriere (mentre ora abbiamo un silenzioso, umile notaio) - e giù a cascata i membri del csm e via cantando, completando col botto l'appropriazione totale delle istituzioni repubblicane da parte di un solo uomo.

5) quello che scrivi sui referendum non è completo ma già basta a far vedere che diventerà più difficile per la cittadinanza far sentire la propria voce.

6) come 4) con due differenze: pur essendo non più elettivo e con una funzione legislativa 'strana' (qualcuno direbbe schizofrenica, altri menomata, altri boh!) come abbiamo visto, il senato sceglie alcuni dei giudici costituzionali che dovranno poi decidere della legittimità eventuale di OGNI legge della Repubblica? non ti pare strano?

E poi, non c'è proporzionalità! il senato ha meno di un sesto dei componenti della camera ma elegge solo un giudice in meno??
7) il cnel e i suoi gemellini diversi non sarebbero organi privi di importanza, se sono stati usati nel tempo come 'parcheggi' non è colpa dell'istituzione stessa ma di chi vi siede parcheggiato dentro, non credi?
7bis) 'regioni virtuose' è praticamente un ossimoro visto che nessun consiglio regionale è stato esente da indagini per i motivi più vari (ma i rimborsi truccati ci stanno sempre)


8) gran peccato che ciò non sia possibile già ora! con la sentenza 1/2014 abbiamo infatti visto che il 'porcellum' era illegittimo in due fondamentali dettagli che aveva ereditato in parte dal 'mattarellum' (ch'era dunque pure illegittimo) e che in forma anche più accentuata ritroviamo anche oggi nel cosiddetto 'italicum', che dunque è già anch'esso illegittimo e della questione sarà presto investita la Corte Costituzionale (per altra, faticosa, via di cui questo è solo un esempio ma analoghi ricorsi sono stati già presentati in quasi ogni tribunale sede di corte d'appello)!

9) la rappresentanza (di genere o tout court) sarebbe una gran bella cosa, ma darcela è compito della legge elettorale: ne è priva, per questo è illegittima, come pure le ultime due...

Dunque perché voti 'si'?
Dei cinque motivi che hai elencato (e poi ne hai elencati SETTE per votare 'no'..):


il primo l'avevi già smontato tu stessa col punto 3);

il secondo mi è sembrato ti preoccupasse infatti tu stessa hai scritto "potrebbe assegnare troppi poteri anche ai futuri governi";

il terzo è il discorso sui 'costi della politica', ma il risparmio dato da questa riforma è già stato ampiamente ridimensionato, ma la domanda centrale è vuoi un sistema che funzioni in modo democratico o uno low-cost?
Mario Mauro, un senatore politicamente lontanissimo da me (credo anche da te) che ho spesso sentito sostenere cose orribili, ex ministro della difesa, persona che non stimo insomma, durante l'iter parlamentare della 'riforma' disse questa cosa che mi fece venire i brividi e mi strappò un applauso, vedi tu cosa pensare:


il quarto pure è contraddetto dalle tue stesse parole visto che il numero di firme aumenta, quindi per la 'democrazia diretta' diventa più difficile emergere;

infine sinceramente faccio fatica a capire cosa s'intende con 'camera di compensazione', ma comunque un organo del genere c'è già ed anche qui, come col cnel e simili, dipende da come lo si usa! In ogni caso creare ridondanze non diminuirà i conflitti, credo.
Quelli tra stato e regioni che sono già aumentati con la precedente riforma del titolo V (scritta già malino) e hanno rappresentato per lungo tempo quasi il 50% dell'intero lavoro della Corte Costituzionale, rischiano ora di diventare una valanga (qui addirittura si parla di 'contenzioso alluvionale' al punto 5. pagina 8).

Dunque, sei ancora convinta del tuo 'si'?


La risposta non tarda ad arrivare, anzi dopo circa 2 minuti (avrà fatto un corso di lettura veloce!) un bel

Evidentemente non ha visto né letto nulla, il solo video dura più di due minuti!

Evidentemente vuole credere a ciò che il potente dice e diffonde coi suoi megafoni in una fiducia che, per quanto è mal riposta e impermeabile alla logica e a ogni critica, sconfina nella fede.
Si spalanca così un abisso dinanzi ai nostri occhi.




Cerchiamo di riflettere bene (anche senza pudore di chiedere aiuto) su dove mettere la nostra 'X' o potremmo trovarci alle prossime elezione a gettar voti come preghiere, nella speranza che nell'empireo che ci sovrasterà, e che non potremo mai arrivare a comprendere, qualcuno abbia pietà della nostra povera condizione.


Ma sappiamo tutti che il vivere libero, in una vera repubblica, è un’altra cosa.

venerdì 1 gennaio 2016

auguri Costituzione, auguri Italia

La firma della Costituzione, da parte del capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola,
poi entrata in vigore il primo gennaio 1948

Oggi la Costituzione compie 68 anni, un bel numero, rotondo ed evocativo di un anno importante in questa parte del mondo - fu l'anno prima di Woodstock! - anche se troppo romanzato nelle varie narrazioni.
Numero rotondo e anno emblematicamente difficile per il nostro paese, diviso tra l’invidia o la speranza per un ‘maggio francese’ - magari un po’ in ritardo - e, dall'altra parte, la psicosi o lo spauracchio di cambiamenti ben più che impossibili, il cui anche solo balenare l'illusione sarebbe stato un pericolo intollerabile: a dare l'idea che ben altre erano le 'svolte' possibili, basta considerare che il '68 si situa quasi a metà tra il piano solo e il golpe borghese, operazioni che volevano essere 'eccezioni' alla Costituzione vigente e che per poco non si sono realizzate.

Dunque salutiamo il sessantottesimo anno - forse l'ultimo - dall'entrata in 'vigore' della "Costituzione più bella", ma che pochissimi italiani oggi conoscono in un generale disinteresse e dunque quale 'vigore' ha davvero?
È tra le meno rispettate, almeno nella parte di mondo che convenzionalmente chiamiamo 'occidente', perché la meravigliosa opera formativa e divulgativa avviata agli albori della Repubblica con la pubblicazione e distribuzione gratuita delle Guide alla Costituente, non ha poi avuto alcun seguito e dunque la gente o invecchia e dimentica, o è interessata ad altro e non si cura di sapere (e dunque non cambia niente). Di certo perché i governi che si sono poi succeduti - almeno negli ultimi 25 anni - si son guardati bene dall'alimentare la passione civile delle generazioni successive. Anzi.

Sicuramente è però la più insidiata del mondo, a scorrere i vari colpi di stato armati e non, il «salvare lo stato» a qualunque costo (e beato chi riesce a farci pure dell'ironia), gli attentati insieme ai tentativi di cambiarla e snaturarla, a volte in modo subdolo e vigliacco ma poi disconosciuto, altre volte in modo sprezzante e violento come solo certe false parole sanno essere.


il bell'incipit di ainis che (solo 3 mesi fa?) si accorge del pericoloso complesso delle controriforme renziane, ma comunque non rinuncia agli ambigui equilibrismi (a cominciare dal titolo)

È forse solo per caso che poco dopo la scoperta dei magheggi eversivi di gelli e quindi con l'aborto dell'ultimo tentativo 'esterno' per prendere il potere, hanno iniziato a provarci 'da dentro', mettendo in atto le più varie pratiche per svuotare di senso la Costituzione e la prassi democratica, cominciando a lastricare la via parlamentare per violentare la Costituzione? Forse. O forse no.
Incidentalmente sono arrivati a svuotare di senso l'intera politica nazionale, portandola oggi ad agire solo contro l'interesse pubblico e la qualità e la quantità delle sfide contenute nella stagione referendaria che si approssima lo testimonia eloquentemente: oltre alle controriforme costituzionali e all'italicum, c'è da neutralizzare almeno gli effetti più nefasti di 'sbloccaitalia', 'jobsact' e 'buonascuola' !
I miei complimenti.



La Costituzione del '48 è una bellissima collana di perle.
Ogni perla è un diritto, lí presente perché considerato 'fondamentale', irrinunciabile.

Cosi come ogni perla, che attrae e stupisce per l'insieme di eleganza e semplicità, ciascun articolo è scritto in modo semplice ma mai banale: per essere compreso nella sostanza da tutti e allo stesso tempo consentire livelli di lettura più approfonditi.

E come ogni perla che compone la collana ha un piccolo foro, non immediatamente visibile ma importantissimo perché le tiene tutte legate l'una all'altra, ad un esame attento - che non tralasci la visione d'insieme - si può vedere come anche i nostri diritti fondamentali sono legati, nel comporre la nostra Carta, da un fil rouge che li collega tutti e che li rende complementari.

I padri costituenti ci hanno così consegnato un testo di un equilibrio raro che appare praticamente perfetto nella contemporanea garanzia dei diritti di tutti - quelli collettivi insieme a quelli individuali - e nella conseguente costruzione di una forma statuale votata alla loro conservazione, al loro effettivo esercizio e perfino in grado di promuovere loro miglioramenti e ampliamenti.

Quell'equilibrio è precisamente ciò che dovrebbe intendersi per identità nazionale: un equilibrio del tutto particolare, unico e non ha alcun senso confrontarlo con quello maturato in altri paesi attraverso processi storici, sociali e culturali totalmente diversi.
È inoltre sciocco e disonesto sia disconoscerlo, sia provare a etichettarlo e catturarlo sotto le insegne di uno schieramento politico, quale che sia!

Quell'equilibrio, scritto su un pezzo di carta e perciò assolutamente teorico, per essere reale, vivere e conservarsi attivo necessita della coscienza, altrettanto attiva, dei cittadini e dei diversi attori sociali, in primo luogo delle stesse istituzioni che quell'equilibrio non sono solo chiamate a rispettare ma anche a preservare!


Quell'equilibrio contempera e si alimenta naturalmente delle differenti esigenze, dei vari corpi sociali, a vedere garantito e libero il proprio accesso a quei diritti: non nega la lotta politica, la contrapposizione logicamente conflittuale che inevitabilmente origina dalla convivenza di interessi eventualmente opposti, anzi!
Invece di ignorare il conflitto lo regola e lo pianifica, fornendogli sedi opportune per una risoluzione leale che sia rispettosa di tutte le parti.
La prima di quelle sedi è il Parlamento: sovrano perché cardine del nostro ordinamento, luogo dove i conflitti devono manifestarsi per trovarvi soluzione con il concorso di tutte le forze politiche, cioè di tutti gli italiani insieme, a questo serve la rappresentanza.


Spetta poi alle persone che rivestono pro tempore incarichi istituzionali di consentire e favorire accordi equi, soluzioni vere. E spetta loro come una precisa responsabilità personale - della cui negligenza potrebbero e dovrebbero essere chiamati a rispondere - non come un vezzo, un passatempo o un favore elargito alla comunità.

Tra i conflitti di cui il nostro ordinamento certamente non ignora l'eventualità c'è il più classico, quello tra governante e governato!
Per questo la parte finale del testo, la più delicata, è interamente dedicata alle garanzie costituzionali, ma «dagli anni Ottanta in poi i leader politici italiani hanno scelto l’Anticristo, ed è su tale scelta che costruirono le proprie fortune (il primo fu Bettino Craxi; dopo di lui D’Alema, Berlusconi, Renzi). Perché tutto questo cicaleccio sull’urgenza di correggere la geografia istituzionale ha inoculato un veleno nel corpo della Costituzione, le ha sottratto autorità e prestigio, l’ha delegittimata. E perché l’insuccesso dei vari tentativi di cambiare le regole scritte si è scaricato sulle regole non scritte, allevando una Costituzione materiale opposta a quella formale. Di conseguenza gli italiani si sono trovati in tasca due Costituzioni, e perciò nessuna».


Ricordiamoci sempre che il punto a cui siamo arrivati non è dato dalle debolezze della 'collana' (ogni struttura ne ha) ma da scelte consapevoli di uomini di governo che hanno abusato delle libertà concesse dal loro ruolo senza tenere conto delle responsabilità che parallelamente le accompagnano e sfruttando quelle debolezze per il proprio tornaconto personale e la propria sete di potere.

È così che oggi - dopo una lunghissima e variegata serie di attacchi - sono cadute quasi tutte, una dopo l'altra, a seguito di più di un ventennio fatto di pressioni indebite e infiltrazioni che le ha piegate e plagiate fino a renderle incapaci di dire no al sovrano che siede a palazzo chigi e comanda a bacchetta le due camere.

È il filo rosso del parlamentarismo che tutte queste perle teneva insieme, collegandole in una forma (allora) nuova che più di tanto non può cambiare senza rompere il legame e perdere il significato, ne abbiamo già perso molto, dobbiamo essere coscienti che non è stato perso per caso e che è lo stesso filo da cui possiamo riprendere le perle e risistemare la collana: basterebbe tornare ad avere un Parlamento costituito da rappresentanti invece che da servi del nuovo, ennesimo monarca.

Ma dobbiamo reclamarlo noi in prima persona, o saremo i primi servi.

lunedì 23 novembre 2015

Quando memoria e dignità scacciano l'opportunismo.

Anche da questo sperduto angolo della rete vogliamo contribuire a diffondere un messaggio profondo - della cui segnalazione ringraziamo la pagina di contropiano.org, mentre il suo sito è ancora inaccessibile per uno strano attacco - carico di memoria, dignità e onestà intellettuale.
Tutte cose che qui da noi sembrano scarseggiare mentre ne avremmo un bisogno assoluto.



Una ricercatrice palestinese risponde all'Ambasciata di Israele
5 novembre 2015

Samar Batrawi è ricercatrice presso l’Università King’s College di Londra. Di recente ha scritto degli articoli che trattavano, in particolare, i movimenti e gruppi violenti che operano, in Siria e in Irak.
Interessata alle sue ricerche sullo Stato Islamico, l’Ambasciata di Israele a Londra, l’ha invitata, questa settimana, per una “discussione”. Ecco la sua risposta.

“Desidero dire, senza equivoci e nel modo più chiaro, che io rifiuto ogni associazione o collaborazione con l’Ambasciata di Israele a Londra, per due distinte ragioni.

Innanzitutto, io sono la nipote di Mahmoud e Fatima Batrawi, due Palestinesi di Isdrud, che sono stati deportati, forzatamente, quando lo Stato che voi rappresentate è stato creato. Entrambi sono sepolti, in un cimitero della Cisgiordania, sormontato dalla colonia illegale di Psagot, legittimata dal governo dello Stato che voi rappresentate. 


La mia famiglia è una delle molte famiglie palestinesi che sono sopravvissute e cresciute, contro ogni previsione, contribuendo alle società in cui vivono. Sono medici, insegnanti, avvocati, giornalisti, scrittori e accademici.
È sulle spalle di questi eccezionali esseri umani che io, Palestinese che ha vissuto sotto la brutale rioccupazione di parti della Cisgiordania durante la Seconda Intifada, sto.
Voi siete, come ha detto chiaramente uno dei vostri cittadini più coscienziosi, “i loro occupanti, i loro torturatori, i loro carcerieri, i ladri della loro terra e della loro acqua, quelli che li esiliano, i demolitori delle loro case, quelli che bloccano i loro orizzonti”.
È sotto l’occupazione dello Stato di Israele che mio padre deve vivere, ogni giorno; è il suo assedio di Gaza che la mia famiglia ha sopportato, troppo a lungo; è il suo Governo criminale che ha diviso la mia famiglia in due, per più di dieci anni.
È il “diritto all’autodifesa di Israele” che disturba il mio sonno, ogni notte, quando mi chiedo se mi sveglierò con la notizia che un dei miei cari è stato ucciso, come “danno collaterale”, in una delle vostre operazioni, astutamente orchestrate.
È l’odore del gas lacrimogeno, sparato dalle “forze di difesa” che sento nei miei incubi, un ricordo infantile condiviso da molte generazioni di Palestinesi.

In secondo luogo, l’articolo che ho scritto sull’apparente appropriazione della questione palestinese da parte dello Stato Islamico non implicava un interesse condiviso tra Israeliani e Palestinesi, come tutti quelli che lo hanno letto in modo critico avranno capito.
Voi rappresentate l’occupante e io rappresento l’occupato. Non è una posizione politica ma, piuttosto, la realtà della mia vita, quella che lo Stato di Israele mi ha imposta. Nessun supposto interesse comune può prevalere su questo fatto fondamentale.
I soli temi da discutere sono i Diritti Umani Fondamentali dei Palestinesi che vivono sotto occupazione e in esilio. E lo Stato che voi rappresentate ha ben chiarito di essere disinteressato a questa questione.

Due brevi commenti finali.

Che cosa rappresenta per voi il 3 novembre?
In questo giorno di 59 anni fa, le forze israeliane hanno massacrato centinaia di Palestinesi, a Khan Younis.
Mia nonna era una giovane mamma all’epoca, mio padre aveva pochi mesi. Lei lo teneva in grembo, nascosto sotto il vestito, con la paura che le forze israeliane lo potessero trovare e portarglielo via.
Sono morte tra le 275 e 415 persone, quel giorno, ma la mia famiglia è sopravvissuta per raccontare la storia. Questo rappresenta per me il 3 novembre.

Infine, come cittadina palestinese, titolare di una carta di identità della Cisgiordania, non ho diritto a mettere piede in Israele, a meno che non ottenga un permesso.
Per questo, trovo divertente il fatto che l’Ambasciata di Israele vorrebbe organizzare un incontro con me perché, anche se accettassi questa offerta, avrei paura di essere picchiata e imprigionata dalle vostre guardie per infiltrazione.

Trovo vergognoso che vi rivolgiate a me, in queste circostanze. È probabile che io debba sopportare gli ordini del vostro Stato, ancora per molti anni, ma questa è una di quelle rare, bellissime occasioni, in cui posso dire al mio occupante, al mio torturatore, al mio carceriere, al ladro della mia terra, a quello che mi esilia, al demolitore della mia casa, a quello che blocca il mio orizzonte

No.

Cordialmente,
Samar Batrawi
PhD Candidate and Graduate Teaching Assistant
Department of War Studies
King’s College London



                         


(Traduzione di Marisa Conte)
Link originali: http://www.foulexpress.com/2015/11/palestiniennerepondisrael/

e https://julianafarha.wordpress.com/2015/11/04/rsvp-a-palestinian-refuses-an-israeli-invitation/

giovedì 29 ottobre 2015

Autoritaria e incostituzionale

A lungo sono rimasto sconcertato da come renzi e i suoi sgherri in tailleur o giacca e cravatta stanno attuando un rinnovato - ma dal solito, ben noto sapore - tentativo di distruzione della nostra Costituzione, per completare lo svuotamento della nostra democrazia.

Mi scuotono oggi le parole, che meritano ampia diffusione e che sono onorato di rilanciare, di un chiarissimo articolo (l'originale si può trovare qui alle pagine 2 e 3, ho solo messo dei grassetti) del professor Gianni Ferrara, tra le voci più potenti e autorevoli schierate contro le molte lingue allenate a battere il tamburo del potere.





Una premessa è dovuta. Il Parlamento italiano è illegittimo perché eletto con un sistema elettorale giudicato tale con sentenza 1/2014 dalla Corte Costituzionale. In qualsiasi paese civile sarebbe stato sciolto. In Italia invece tale Parlamento legifera, anche in materia costituzionale.

In perfetta coerenza con l’incostituzionalità che avvolge tutto l’ordinamento, il Senato ha approvato in prima lettura un progetto di legge che ne modifica la composizione, le funzioni ed il ruolo attribuitogli dalla Costituzione finora vigente. Contribuisce così a concretizzare un disegno. Un disegno eversivo della forma di governo e della forma di Stato e che stravolge l’identità della Repubblica. Eversivo non solo, e non tanto, perché il Senato perde il potere di concedere o revocare la fiducia al governo e conserva, assieme alla Camera, soltanto per alcune materie il potere legislativo: revisione costituzionale, ordinamento dello stato, leggi elettorali, referendum, minoranze linguistiche, organi di governo, comuni, trattati, estensione dell’autonomia regionale.

Il Senato perde quindi la funzione di deliberare sulla maggior parte dei disegni di legge, per i quali ha solo un potere di emendamento che la Camera dei deputati, provvista dell’intera potestà legislativa,
può benissimo disattendere. Non tanto per queste menomazioni, la “riforma” del Senato è eversiva; lo è per gli effetti che esse producono sull’intero sistema costituzionale combinandosi con la legge elettorale, l’italicum.

Va intanto rilevato che la configurazione del Senato, approvata martedì 13 ottobre, si colloca fuori dei modelli di seconda camera esistenti nel mondo. In nessun paese, a sistema bicamerale, i membri del senato sono eletti dai consigli regionali “su indicazione” degli elettori, mediante listini abbinati alle liste che competono nelle elezioni regionali. È del tutto evidente, comunque, che “indicazione” non significa voto, e l’ambiguità della formula può permettere non poche e gravi distorsioni. Si aggiunga che il numero dei consiglieri-senatori eletti in una Regione per ciascuna lista dipenderà dal numero dei seggi che spetterà alla lista, non dalle libere scelte degli elettori.

Riguardo poi alle nuove funzioni che il testo vorrebbe attribuire al Senato, il meno che si possa dire è che quelle “di raccordo tra Stato e gli altri enti costitutivi e tra questi e l’Unione europea” non risultano munite di strumenti. Né si desume in quale forma il Senato possa partecipare “alle decisioni dirette alla formazione ed attuazione degli atti normativi e della politiche dell’Unione europea”. Quanto mai oscura appare poi la formula con cui dovrebbe concorrere (ma con chi?) alla “valutazione delle politiche pubbliche e dell’attività delle pubbliche amministrazioni e alla verifica dell’attuazione delle leggi”. Il tipo di valutazione, il tipo di verifica, gli strumenti e gli effetti che produrrebbero sono lasciati alla più ampia ed arbitraria discrezionalità di un legislatore che non si prevede come particolarmente affidabile. Su di un altro piano, lascia infine più che perplessi l’attribuzione dell’immunità parlamentare ai consiglieri-senatori per la loro appartenenza ad un ceto politico rivelatosi non proprio esemplare.

La contrarietà alla riforma del Senato, prevista dal disegno di legge approvato il 13 ottobre, è motivata, come si è premesso, soprattutto dalla sua connessione all’italicum. Una legge elettorale, questa, che si fonda sul “premio di maggioranza”, pari a 344 seggi (24 in più della metà più uno dei 630 della Camera), e lo attribuisce al partito che ottiene il 40% dei voti.
Qualora nessuna lista abbia raggiunto tale quorum, il premio sarà conferito, mediante ballottaggio tra le due liste più votate, a quella tra queste che avrà avuto un voto in più dell’altra, qualunque sia il numero di voti conseguiti in questa competizione: il 35, il 30, il 25% dei voti complessivi.

È del tutto chiaro che sia nel caso che una lista raggiunga il 40% di voti, sia che vinca il ballottaggio, non è ad una maggioranza che si attribuisce il “premio”, ma ad una minoranza, quella che ottiene un solo voto in più di ciascuna delle altre minoranze alle quali però si sottraggono i seggi che si assommano nel premio. Premio che costituisce comunque un privilegio, una appropriazione indebita di seggi che spetterebbero a tutte le altre liste che risultano essere numericamente la reale maggioranza.

Non è per caso che nessun altro paese europeo ammetta un tale capovolgimento della volontà del suo corpo elettorale, trasformando una minoranza in una maggioranza. Si aggiunga poi che le liste elettorali dei 100 collegi plurinominali avranno un capolista che sarà comunque eletto se la sua lista otterrà seggi. Questo significa che chi decide la composizione delle liste, che è di solito il leader del partito, oltre a scegliere tutti i candidati, sceglie pure chi di questi sarà comunque eletto se la lista ottiene seggi nei singoli collegi. Anche se sarà sopravanzato, quanto a voti di preferenza, da altri candidati.

Le conseguenze da trarre da questa descrizione sono incontestabili. Il leader di quel partito che ha scelto i candidati (e, tra questi, quelli da lui nominati come capilista), se all’elezione della Camera dei deputati la sua lista ottiene, anche con solo il 25% dei voti la maggioranza di 344 deputati, otterrà pure, oltre che il potere di governo, il potere legislativo, attraverso il quale anche quello dei contenuti delle sentenze, più quello di eleggere il presidente della Repubblica, tre giudici costituzionali, i membri laici del Consiglio superiore della magistratura.

Snaturando così tutti gli organi di garanzia. Quella garanzia che avrebbe potuto frenare la degradazione autoritaria delle istituzioni cui mira e che sta realizzando Renzi, rinnegando quel principio di civiltà giuridica che è la separazione dei poteri, stravolgendo la Costituzione fino a sfigurare l’identità della Repubblica, da parlamentare in autoritaria, con un solo uomo al comando.

Garanzia che un Senato diversamente configurato avrebbe potuto assicurare. Quello votato il 13 ottobre, no.

sabato 17 ottobre 2015

'Migranti vademecum antirazzista' ??

La polemica che ormai da anni, ma con una notevole escalation negli ultimi mesi, riempie le prime pagine di stampa, tiggì e media tutti, vive del contrasto (a volte addirittura della sovrapposizione) di due differenti discriminazioni: tra la 'xenofobia' di chi accetta per altri esseri umani 'che vengono da fuori' - ovviamente - un trattamento evidentemente degradante, ma imposto per legge (e convenienze varie, dal voto al soldo e ritorno) e l'estremo opposto, correttamente definito 'autorazzista', di chi non si cura e permette l'abbattimento sostanziale - che anche se graduale è quasi completo - dei diritti fondamentali che l'ordinamento e la stessa Costituzione di questo paese dovrebbero garantire a chi ci vive.


Credo vadano entrambe contrastate evidenziandone l'assurdità, aldilà delle solite posizioni sciatte e comode, ma oggi 'trending' tra espertoni ed opinionisti.
Per esempio, quando mi sono imbattuto in questo volantino - a dispetto dell'opinione che ho (avevo) per 'Valigia blu' - l'ho trovato subito insostenibilmente superficiale, perché non contrasta efficacemente la prima e presta troppo facilmente il fianco alla seconda:



Non ho potuto non scrivere di getto quel che pensavo: avrei preferito da Valigia Blu un volantino un filo più chiaro, del tipo motivare un no come risposta a:

1) è possibile che chi decide di bombardare e alimentare l'instabilità in alcune zone lo faccia con la consapevolezza di sostenere certi flussi e dunque anche tutti i mercati (armi, droga, esseri umani, ecc..) che ne sono diretta conseguenza?
[perché molto più interessante di sapere se c'è un'invasione (o no) è capire se essa è stata provocata (o no) e con quale scopo, esportando non certo democrazia ma instabilità sia 'là' che 'qua'!]

2) è possibile che questo dei 'campi' sia uno schema puramente assistenzialista modello dc per cui si mantiene per forza una gestione 'emergenziale' del 'problema', proprio per poter attuare pratiche poco trasparenti, a sostegno di un'industria dell'accoglienza che a detta di buzzi rende molto bene, fattura davvero poco e quindi alimenta la corruzione e la presa autoritaria di certi soggetti su istituzioni che furono democratiche?
[perché è vero che all'immigrato va solo una minima parte dei liquidi che ungono il meccanismo, ma 'the dark side of the moon' è che buona parte di quei 40-2,5=37,5 euro a persona al giorno contribuiscono a cementare il solito sodalizio tra classe politica, mafia e altre "cose" e ciò mi pare più interessante di dire "tranquilli, il migrante resta povero", nonché il maggiore motivo per abbattere questo schema - oltre al fatto che è illegale e incostituzionale, ovvio!]

3) [questa mi ha fatto ridere, qua gli eufemismi si affollano] è possibile che proprio perché "a parità di qualifica", o meglio mansione, "ricevono una retribuzione più bassa" e dunque che questo tipo di manodopera riceva la preferenza dei datori di lavoro (che si sa, mirano a minimizzare i costi, per sopravvivere in tempi di crisi o comunque, un po' meno giustamente, al massimo profitto) al posto di chi pretende (ormai senza neanche molta convinzione) il rispetto dei pur logori e sempre più stracciati diritti?
A questo punto torniamo alla schiavitù, conviene!
Tutto ciò va considerato anche alla luce dell'impossibilità - spesso provocata dai più alti livelli istituzionali - di un controllo efficace del rispetto di condizioni di lavoro 'dignitose' (sembra ridicolo tutto ciò ma non lo è, visto come incide sulla vita di ciascuno di noi!).
[come fa tutto questo a non causare una competizione al ribasso??
e allora, invece di quantificare il gettito (quanto quello fiscale?) o la ricchezza prodotta dalle condizioni date, sarebbe di certo più interessante quantificare quello 'a gioco corretto'.]

Su 4) ok, anche qui ci sarebbe un risvolto di assistenzialismo come al 2) nonché mandrie di bufale da sfatare, di cui 5) è solo un esempio, ma sorvoliamo.

Su 5): "rigenerati" o ricondizionati non sono esattamente sinonimi di basso costo, ma su questo la "bufala da sfatare" è quella sulle schede prepagate regalate, mi sarebbe piaciuto leggere due parole su quello. E invece niente.

Infine, su 6) ben più efficace sarebbe stato citare a) le leggi con tratti discriminatori, di sicura incostituzionalità, che hanno generato quella massa di detenuti e soprattutto - conoscendo voi - b) un sistema mediatico troppo spesso disponibile a sbattere il "negro" o lo "zingaro" in prima pagina con sensazionalismo tipico, mutuato dagli usa e con analoghe motivazioni.

Cioè quelle di creare ad 'arte' un bisogno di sicurezza che orienta il consenso su posizioni conservatrici, 'xenofobe' e miopi che costituiscono la base per le famose 'guerre tra poveri', funzionali ad approfondire le fratture - invece di riconoscere gli interessi comuni - tra i blocchi sociali distraendoli dall'impegno per un'efficace opposizione all'autoritarismo del potere costituito.

Senza dimenticare che oggi, nel nostro paese specialmente, ha grossi problemi non solo di consenso, ma addirittura di legittimità...




Ps: successivamente mi sono accorto che il volantino in questione altro non è che una riduzione di un articolo ben più esteso e dettagliato che però lascia comunque totalmente in piedi tutte le mie obiezioni, anzi ne genera altre su punti non citati nel volantino, per chi vuole specifico ulteriormente nel seguito.

A proposito del primo punto, che ricordo si prefiggeva di smentire l'invasione, addirittura subito dopo aver citato fonti del ministero dell'interno che fondamentalmente commentano con un 'business as usual', tutto come previsto si fa un rapido accenno a "organizzazioni di trafficanti di essere umani"
come se fosse del tutto normale un loro 'contributo' alla gestione di questo flusso di 'risorse'!!
Neanche dedica alla faccenda un capoverso, mentre l'articolo da loro stessi citato parla di un 'giro d'affari' di 15,7 miliardi, forse la questione meritava un qualche approfondimento.....
E invece no, si prosegue sciorinando dati sull'ospitalità degli altri paesi ue e del mondo, come se niente fosse.

Sul secondo punto, ok, si puntualizza che circa il 92% della spesa per migrante al giorno va in mani italiane, anzi spesso resta nello stesso comune, si citano i dati dello sprar ma la mia mente torna a questo e a numeri da capogiro, altro che qualche spiccio dato al migrante o a chi fisicamente lo ospita o lo nutre.

Nell'articolo di Valigia blu al terzo punto si parla di lavoro e ci vengono subito forniti i dati del ministero guidato da poletti! Saranno affidabili - a proposito, che peccato che questo contributo sia stato rimosso! - quanto quelli sul 'jobs act'?
In ogni caso com'è possibile citare frasi quali «la variazione positiva del numero di occupati (pari a +0,4% rispetto al 2013) è da attribuire esclusivamente alla componente straniera» e ancora «seppur con lievi incrementi, la forza lavoro straniera ha controbilanciato l’emorragia occupazionale che ha investito quella italiana» e continuare a sostenere che non vi sia competizione?!!

Insisto, vista la centralità del tema, nell'evidenziare le contraddizioni e la scarsa sensatezza dei dati riportati: prima si cita un saggio della Banca d'Italia, ma sull'intero scenario europeo, con evidente annacquamento dei dati, che addirittura si fermano al 2010!
Poi, con sprezzo del ridicolo si passa a un report del CNEL, o meglio la sintesi del report, datato 2012, che assicura: «la presenza immigrata non ha un ruolo significativo nell’influenzare la probabilità per un lavoratore italiano di perdere l’occupazione entrando nella disoccupazione. Non c’è un concorrenza» - certo, dico io: a quello ci pensa la 'flessibilità in uscita' - e lo studio continua tranquillo: «qualche effetto, non rilevante però dal punto di vista quantitativo, si può ritrovare invece in termini di probabilità di ingresso nell’occupazione per i disoccupati», bravi espertoni, avranno mai sentito parlare di lavoro nero?

Ciliegina sulla torta, citando mipex, affermano: «da un lato, numerosi giovani migranti non risultano né inseriti nel mondo del lavoro né inquadrati in un percorso di formazione, dall’altro c’è invece il problema opposto, ossia, non si riesce a soddisfare l’alta formazione degli immigrati, che continuano a svolgere lavori che non sempre rispecchiano il loro livello di studio», bene la frase resta verissima (purtroppo) anche togliendo le parole 'migranti' e 'immigrati', perché è vera in generale, per i giovani e i laureati italiani!
Quindi, chi si straccia le vesti per i migranti ma poi dice «c'è la crisi» e fa spallucce quando si tratta dei cittadini italiani, sta forse chiedendo verso i migranti, l'elargizione da parte dello stato di un migliore trattamento rispetto a quanto con le proprie forze riesce a strappare un normale cittadino?

Questa è l'assurdità che va sotto il nome di autorazzismo: è evidente la discriminazione al contrario, un insulto alla logica oltre che alla dignità.

Vi sono infine dei passaggi che trovo francamente inquietanti:

Uno dopo l'altro troviamo prima un utilizzo del migrante per influenzare i prezzi dei beni di consumo e la fruizione dei servizi, e dopo un commento quasi da strozzino poiché segue la constatazione di «un elevato gap tra le retribuzioni degli italiani e degli stranieri a sfavore di quest’ultimi» e questa interpretazione viene rafforzata dopo poche righe: «il saldo tra spesa pubblica e tasse pagate dagli stranieri è positivo, per un valore di 3,9 miliardi di euro».

Ci si riprende giusto un po' nel finale quando finalmente ci si accorge che il problema del capolarato (ma per gli autori pare sia l'unico) non riguarda solo gli stranieri e si cita la notevole inchiesta di Raffaella Cosentino.


Si deve cominciare a capire che la parola di cui tutti si riempiono la bocca, "integrazione" (questa sconosciuta) ha un valore positivo solo se è 'al rialzo' sui diritti, soprattutto in questioni come il lavoro, altrimenti è omologazione dello sfruttamento, che crea e moltiplica soggetti deboli e ricattabili - socialmente e politicamente - colpendo al cuore la democrazia, in particolare la nostra che proprio su dignità e lavoro trova fondamento e legittimazione.

Così dovrebbe essere, così non è più da molto tempo e non è con 'buonismo' e generosità ad ogni costo che si migliora la situazione, soprattutto ora che siamo davanti a un altro incubo quasi riuscito.

mercoledì 8 aprile 2015

Un discorso sulla Costituzione - Piero Calamandrei

Quello che inizia ora potrebbe essere uno degli ultimi giorni di vita della Costituzione della nostra Repubblica, si direbbe 'così come la conosciamo', ma chi la conosce davvero?

Nel luglio 1945 fu istituito il Ministero per la Costituente, presieduto da Pietro Nenni, con il compito di «preparare la convocazione dell'Assemblea costituente e di predisporre gli elementi per lo studio della nuova Costituzione che dovrà determinare l'aspetto politico dello Stato e le linee direttive della sua azione economica e sociale».
Oltre a commissionare studi su praticamente tutto lo scibile umano, riempiendo 14 volumi per circa 5000 pagine, pubblicò, ad uso popolare, le Guide alla Costituente distribuendole a chiunque ne facesse richiesta gratuitamente!

Lo splendido frutto di quell'impegno e quegli studi - immaginatevi nell'immediato dopoguerra quale sforzo potesse essere necessario per portarli a termine in tempi ristretti - resta oggi in larghissima parte inattuata e, assurda pigrizia e negligenza sia del popolo sia del governo, non è mai stata meno conosciuta di oggi, come mi accorgo ascoltando come se ne parla sia nei comuni mezzi di comunicazione sia tra la gente.

Questa diffusissima ignoranza non resiste a caso credo e ovviamente conviene a chi ha il potere - così è sempre quando il popolo è ignorante - poiché in questo paese ormai sostanzialmente immobile da decenni - ed immobile è anche generoso, per molti versi siamo tornati indietro - questa Carta conserva intatto lo stesso carico rivoluzionario di quando è stata scritta, quando questo paese stava provando a ricominciare, dalle macerie della guerra, con una forza e una speranza sconosciute oggi, ormai (irrimediabilmente?) perdute.

Per conoscere e per capire dobbiamo allora tornare alle basi e per provare a rimediare chiedo aiuto a Piero Calamandrei, un vero e proprio 'nume tutelare' dell'Anima della nostra Repubblica:




L’art. 34 dice: «I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi». Eh!

E se non hanno mezzi? Allora nella nostra Costituzione c’è un articolo che è il più importante di tutta la Costituzione, il più impegnativo per noi che siamo al declinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l’avvenire davanti a voi.

Dice così: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».

È compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana: quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare la scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di Uomo.

Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’articolo primo – «L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro» – corrisponderà alla realtà. Perché fino a che non c’è questa possibilità per ogni uomo di lavorare e di studiare e di trarre con sicurezza dal proprio lavoro i mezzi per vivere da Uomo, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà chiamare neanche democratica perché una democrazia in cui non ci sia questa uguaglianza di fatto, in cui ci sia soltanto un’uguaglianza di diritto, è una democrazia puramente formale, non è una democrazia in cui tutti i cittadini veramente siano messi in grado di concorrere alla vita della società, di portare il loro miglior contributo, in cui tutte le forze spirituali di tutti i cittadini siano messe a contribuire a questo cammino, a questo progresso continuo di tutta la società.

E allora voi capite da questo che la nostra Costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è una realtà.

In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno di un lavoro da compiere.

Quanto lavoro avete da compiere! Quanto lavoro vi sta dinanzi!

È stato detto giustamente che le costituzioni sono delle polemiche, che negli articoli delle costituzioni c’è sempre, anche se dissimulata dalla formulazione fredda delle disposizioni, una polemica.

Questa polemica, di solito, è una polemica contro il passato, contro il passato recente, contro il regime caduto da cui è venuto fuori il nuovo regime.

Se voi leggete la parte della Costituzione che si riferisce ai rapporti civili e politici, ai diritti di libertà, voi sentirete continuamente la polemica contro quella che era la situazione prima della Repubblica, quando tutte queste libertà, che oggi sono elencate e riaffermate solennemente, erano sistematicamente disconosciute.

Quindi, polemica nella parte dei diritti dell’uomo e del cittadino contro il passato.

Ma c’è una parte della nostra Costituzione che è una polemica contro il presente, contro la società presente.

Perché quando l’art. 3 vi dice: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana» riconosce con questo che questi ostacoli oggi vi sono di fatto e che bisogna rimuoverli.

Dà un giudizio, la Costituzione, un giudizio polemico, un giudizio negativo contro l’ordinamento sociale attuale, che bisogna modificare attraverso questo strumento di legalità, di trasformazione graduale, che la Costituzione ha messo a disposizione dei cittadini italiani.

Ma non è una Costituzione immobile che abbia fissato un punto fermo, è una Costituzione che apre le vie verso l’avvenire.

Non voglio dire rivoluzionaria, perché per rivoluzione nel linguaggio comune s’intende qualche cosa che sovverte violentemente, ma è una Costituzione rinnovatrice, progressiva, che mira alla trasformazione di questa società in cui può accadere che, anche quando ci sono, le libertà giuridiche e politiche siano rese inutili dalle disuguaglianze economiche e dalla impossibilità per molti cittadini di essere persone e di accorgersi che dentro di loro c’è una fiamma spirituale che, se fosse sviluppata in un regime di perequazione economica, potrebbe anch’essa contribuire al progresso della società.

Quindi, polemica contro il presente in cui viviamo e impegno di fare quanto è in noi per trasformare questa situazione presente.

Però, vedete, la Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé.

La Costituzione è un pezzo di carta: la lascio cadere e non si muove.

Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità.

Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica, l’indifferentismo politico che è – non qui, per fortuna, in questo uditorio, ma spesso in larghe categorie di giovani – una malattia dei giovani.

«La politica è una brutta cosa», «che me ne importa della politica»: quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina, che qualcheduno di voi conoscerà, di quei due emigranti, due contadini, che traversavano l’oceano su un piroscafo traballante.

Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime e il piroscafo oscillava. E allora questo contadino impaurito domanda a un marinaio: «Ma … siamo in pericolo?», e questo dice: «Se continua questo mare, il bastimento tra mezz’ora affonda». Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno e dice: «Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare, tra mezz’ora il bastimento affonda!». Quello dice: «Che me ne importa, non è mica mio!». Questo è l’indifferentismo alla politica.

È così bello, è così comodo: la libertà c’è. Si vive in regime di libertà, c’è altre cose da fare che interessarsi di politica. E lo so anch’io!

Il mondo è così bello, ci sono tante belle cose da vedere, da godere, oltre che occuparsi di politica.

La politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni, e che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai, e vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, dando il proprio contributo alla vita politica.

La Costituzione, vedete, è l’affermazione scritta in questi articoli, che dal punto di vista letterario non sono belli, ma è l’affermazione solenne della solidarietà sociale, della solidarietà umana, della sorte comune, che se va a fondo, va a fondo per tutti questo bastimento.

È la carta della propria libertà, la carta per ciascuno di noi della propria dignità d’uomo.

Io mi ricordo le prime elezioni dopo la caduta del fascismo, il 2 giugno 1946: questo popolo che da 25 anni non aveva goduto le libertà civili e politiche, la prima volta che andò a votare dopo un periodo di orrori – il caos, la guerra civile, le lotte, le guerre, gli incendi.

Ricordo – io ero a Firenze, lo stesso è capitato qui – queste file di gente disciplinata davanti alle sezioni [elettorali], disciplinata e lieta perché avevano la sensazione di aver ritrovato la propria dignità, questo dare il voto, questo portare la propria opinione per contribuire a creare questa opinione della comunità, questo essere padroni di noi, del proprio Paese, del nostro Paese, della nostra Patria, della nostra terra, disporre noi delle nostre sorti, delle sorti del nostro paese.

Quindi, voi giovani alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come cosa vostra, metterci dentro il senso civico, la coscienza civica, rendersi conto - questa è una delle gioie della vita - rendersi conto che ognuno di noi nel mondo non è solo, che siamo in più, che siamo parte di un tutto, nei limiti dell’Italia e nel mondo.

Ora, vedete – io ho poco altro da dirvi – in questa Costituzione, di cui sentirete fare il commento nelle prossime conferenze, c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato.

Tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie son tutti sfociati in questi articoli.

E a sapere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane.

Quando io leggo, nell’art. 2, «l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale», o quando leggo, nell’art. 11, «l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli», la Patria italiana in mezzo alle altre patrie, dico: ma questo è Mazzini, questa è la voce di Mazzini; o quando io leggo, nell’art. 8, «tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge», ma questo è Cavour; o quando io leggo, nell’art. 5, «la Repubblica una e indivisibile riconosce e promuove le autonomie locali», ma questo è Cattaneo; o quando, nell’art. 52, io leggo, a proposito delle forze armate, «l’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica», esercito di popolo, ma questo è Garibaldi; e quando leggo, all’art. 27, «non è ammessa la pena di morte», ma questo, o studenti milanesi, è Beccaria. Grandi voci lontane, grandi nomi lontani.

Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti.

Quanto sangue e quanto dolore per arrivare a questa costituzione!

Dietro a ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi, caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta.

Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, questo è un testamento, un testamento di centomila morti.

Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione.