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giovedì 8 settembre 2016

Votare come in chiesa


Sarà capitato anche a voi di trovare in giro per la rete uno 'spiegone' delle cosiddette riforme costituzionali (qui uno particolarmente efficace, dettagliato e contemporaneamente molto sintetico! qui addirittura un agglomerato di spiegoni, infine qui uno spieghino video molto sintetico ed equilibrato tra si e no) che mira - nel migliore dei casi, non certo qui - a far luce sul referendum costituzionale di ottobre - anzi di novembre, anzi di fine novembre, o inizio dicembre, anzi chissà.. - e che magari si conclude con un invito a votare 'sì' perché così si risparmia.
Beh ma allora fatemi decidere tutto a me, risparmiamo ancora di più no? Vi faccio prezzi modici, giuro!

Insomma al seicentesimo elenco di fesserie non ce l'ho fatta più, dopo aver visto un amico apprezzare questa sequela di lievi imprecisioni (cit.):


Questa cosiddetta - "riforma è parola nobile" dice sempre, giustamente, l'avvocato Felice Carlo Besostri - 'riforma costituzionale' fa così schifo, sia nel merito dei contenuti, sia nel metodo di come è stata ratificata, sia nel contesto che l'accompagna da un punto di vista politico, sociale, istituzionale, ... che non c'ho visto più e mi sono lanciato di getto in una risposta punto per punto con un contropapiro:

1) (e 3)) si velocizza il processo legislativo? No! Perché, come dici in 3) il senato, pur senza rappresentatività popolare, ha comunque 'potere di richiamo' su quasi tutte le materie, può dire la sua e costringere la camera ad esprimersi (accogliendo o rifiutando) il suo contributo, questo potere di richiamo è esercitabile di fatto ogni volta che vuole, quindi il procedimento legislativo non è né accorciato né semplificato! (quindi morto il 'pro', resta solo il contro che hai individuato: troppo potere al governo!)


Avrei dovuto aggiungere che le leggi che non si approvano celermente sono solo quelle di iniziativa parlamentare!
Mentre abbiamo qui l'interessante statistica delle 'navette' della presente legislatura, cioè quante volte una legge ha fatto avanti e indietro fra camera e senato:
A proposito della 'velocità in giorni' - per i futuristi eventualmente presenti nel nostro pubblico - vorremmo mostrarvi qualche esempio notevole, giudicate voi se il problema è la farraginosità' del 'meccanismo istituzionale o altro: 
legge fornero: la riforma previdenziale del governo monti ci mise appena 16 giorni e infatti ha causato il dramma degli esodati che è durato anni;
rinnovo delle missioni all’estero del 2012: approvato definitivamente in 25 giorni;
rimborsi elettorali: 35 giorni (anche tanto);
lodo alfano: 20 giorni, 24 dalla proposta in consiglio dei ministri ma - sarà un caso - aveva anche questa qualche problemino: l’incostituzionalità!
slittamento del referendum sulla legge elettorale: proposta (era il 2009) da quel volpone di cicchitto, riuscì nel miracolo di farla approvare in 6 giorni (!!) e contemporaneamente di impedire il raggiungimento del quorum!

Per altre leggi, è vero, le camere sono molto lente: nel 2008 per far passare - solo al senato! - l’istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta sulla mafia ci vollero due mesi; per approvare il riconoscimento dei figli naturali, presentato da Rosy Bindi, un totale di 1259 giorni e per uno straccio di legge anticorruzione scritta coi piedi ben 1456 giorni!
Insomma, per alcune leggi si corre, per altre no, addirittura abbiamo visto una legge costituzionale
 andare veloce come il vento, la vergognosa ma famosa 'introduzione del pareggio di bilancio'! 

2) "in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi" è una frase che non vuol dire niente e che ha in sé una (almeno) doppia ambiguità che in caso di ricorso alla Corte Costituzionale farebbe drizzare i capelli a qualunque giurista: "in conformità" pare voler azzerare il libero arbitrio dei consiglieri per l'indicazione dei senatori e restituire la scelta ai cittadini (ma allora il senato è elettivo!) e se il consigliere-senatore a un certo punto cambia partito (in consiglio regionale può succedere esattamente come in parlamento!) decade dalla carica di senatore perché non è più in conformità?

Non basta questo a capire che sta roba è scritta coi piedi?
E il rinnovo? Il senato si 'rinnoverebbe' parzialmente ad ogni caduta di ogni consiglio regionale! Vai a vedere quanti ne sono caduti negli ultimi 5 anni!
Nessuna indennità? Manco il treno? Il soggiorno in caso di seduta che duri fino a notte? Un buono pasto? Per sé e i collaboratori? È credibile? E se è credibile, è giusto?

E l'immunità? I consiglieri regionali sono statisticamente i politici più indagati di tutti, è certamente un caso che venga loro concessa l'immunità ed è anche un bel regalo.

Per chi l'ha persa o non la ricorda, in questa puntata, tra 17:27 e 19:35, quel gran genio (cit.) di Maurizio Crozza ci da un assaggio di come saranno i futuri inquilini di palazzo Madama.


3) mostra come il 'potere di richiamo' dei senatori sia in effetti senza limiti, poiché ogni volta che viene esercitato dal senato può posporre fino ad altri 30 giorni l'approvazione definitiva da parte della camera, se viene fatto ogni 10 giorni non si finisce più! 


Inoltre stiamo parlando di questo, eh... ---->

4) bei numerini ma perfettamente inutili: una volta a 'regime' il prez verrà sempre eletto al primo colpo con maggioranza schiacciante (alcuni direbbero 'bulgara'), quella stessa maggioranza che l'italicum - legge elettorale illegittima, pure approvata in modo illegittimo! - donerà al partito che vincerà il (probabilissimo, quasi certo) ballottaggio, indipendentemente dal conteggio effettivo dei voti ricevuti alle 'elezioni'.

E allora, mediante l'assurdo rapporto di 6 a 1 della camera sul senato, quella stessa maggioranza bulgara - ma ormai si dovrà dire italiana! - alla camera dei deputati basterà per avere il potere di scegliere tutti gli organi di elezione parlamentare, quindi non solo il capo dello stato e ovviamente i presidenti delle due camere - seconda e terza carica dello stato, che in caso di 'problemi' sostituiscono la prima! -  ma anche di indirizzare i giudici della Consulta scegliendone la maggioranza - i 5 spettanti al parlamento ma anche i 5 spettanti al capo dello stato ormai ridotto a una specie di cameriere (mentre ora abbiamo un silenzioso, umile notaio) - e giù a cascata i membri del csm e via cantando, completando col botto l'appropriazione totale delle istituzioni repubblicane da parte di un solo uomo.

5) quello che scrivi sui referendum non è completo ma già basta a far vedere che diventerà più difficile per la cittadinanza far sentire la propria voce.

6) come 4) con due differenze: pur essendo non più elettivo e con una funzione legislativa 'strana' (qualcuno direbbe schizofrenica, altri menomata, altri boh!) come abbiamo visto, il senato sceglie alcuni dei giudici costituzionali che dovranno poi decidere della legittimità eventuale di OGNI legge della Repubblica? non ti pare strano?

E poi, non c'è proporzionalità! il senato ha meno di un sesto dei componenti della camera ma elegge solo un giudice in meno??
7) il cnel e i suoi gemellini diversi non sarebbero organi privi di importanza, se sono stati usati nel tempo come 'parcheggi' non è colpa dell'istituzione stessa ma di chi vi siede parcheggiato dentro, non credi?
7bis) 'regioni virtuose' è praticamente un ossimoro visto che nessun consiglio regionale è stato esente da indagini per i motivi più vari (ma i rimborsi truccati ci stanno sempre)


8) gran peccato che ciò non sia possibile già ora! con la sentenza 1/2014 abbiamo infatti visto che il 'porcellum' era illegittimo in due fondamentali dettagli che aveva ereditato in parte dal 'mattarellum' (ch'era dunque pure illegittimo) e che in forma anche più accentuata ritroviamo anche oggi nel cosiddetto 'italicum', che dunque è già anch'esso illegittimo e della questione sarà presto investita la Corte Costituzionale (per altra, faticosa, via di cui questo è solo un esempio ma analoghi ricorsi sono stati già presentati in quasi ogni tribunale sede di corte d'appello)!

9) la rappresentanza (di genere o tout court) sarebbe una gran bella cosa, ma darcela è compito della legge elettorale: ne è priva, per questo è illegittima, come pure le ultime due...

Dunque perché voti 'si'?
Dei cinque motivi che hai elencato (e poi ne hai elencati SETTE per votare 'no'..):


il primo l'avevi già smontato tu stessa col punto 3);

il secondo mi è sembrato ti preoccupasse infatti tu stessa hai scritto "potrebbe assegnare troppi poteri anche ai futuri governi";

il terzo è il discorso sui 'costi della politica', ma il risparmio dato da questa riforma è già stato ampiamente ridimensionato, ma la domanda centrale è vuoi un sistema che funzioni in modo democratico o uno low-cost?
Mario Mauro, un senatore politicamente lontanissimo da me (credo anche da te) che ho spesso sentito sostenere cose orribili, ex ministro della difesa, persona che non stimo insomma, durante l'iter parlamentare della 'riforma' disse questa cosa che mi fece venire i brividi e mi strappò un applauso, vedi tu cosa pensare:


il quarto pure è contraddetto dalle tue stesse parole visto che il numero di firme aumenta, quindi per la 'democrazia diretta' diventa più difficile emergere;

infine sinceramente faccio fatica a capire cosa s'intende con 'camera di compensazione', ma comunque un organo del genere c'è già ed anche qui, come col cnel e simili, dipende da come lo si usa! In ogni caso creare ridondanze non diminuirà i conflitti, credo.
Quelli tra stato e regioni che sono già aumentati con la precedente riforma del titolo V (scritta già malino) e hanno rappresentato per lungo tempo quasi il 50% dell'intero lavoro della Corte Costituzionale, rischiano ora di diventare una valanga (qui addirittura si parla di 'contenzioso alluvionale' al punto 5. pagina 8).

Dunque, sei ancora convinta del tuo 'si'?


La risposta non tarda ad arrivare, anzi dopo circa 2 minuti (avrà fatto un corso di lettura veloce!) un bel

Evidentemente non ha visto né letto nulla, il solo video dura più di due minuti!

Evidentemente vuole credere a ciò che il potente dice e diffonde coi suoi megafoni in una fiducia che, per quanto è mal riposta e impermeabile alla logica e a ogni critica, sconfina nella fede.
Si spalanca così un abisso dinanzi ai nostri occhi.




Cerchiamo di riflettere bene (anche senza pudore di chiedere aiuto) su dove mettere la nostra 'X' o potremmo trovarci alle prossime elezione a gettar voti come preghiere, nella speranza che nell'empireo che ci sovrasterà, e che non potremo mai arrivare a comprendere, qualcuno abbia pietà della nostra povera condizione.


Ma sappiamo tutti che il vivere libero, in una vera repubblica, è un’altra cosa.

venerdì 1 gennaio 2016

auguri Costituzione, auguri Italia

La firma della Costituzione, da parte del capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola,
poi entrata in vigore il primo gennaio 1948

Oggi la Costituzione compie 68 anni, un bel numero, rotondo ed evocativo di un anno importante in questa parte del mondo - fu l'anno prima di Woodstock! - anche se troppo romanzato nelle varie narrazioni.
Numero rotondo e anno emblematicamente difficile per il nostro paese, diviso tra l’invidia o la speranza per un ‘maggio francese’ - magari un po’ in ritardo - e, dall'altra parte, la psicosi o lo spauracchio di cambiamenti ben più che impossibili, il cui anche solo balenare l'illusione sarebbe stato un pericolo intollerabile: a dare l'idea che ben altre erano le 'svolte' possibili, basta considerare che il '68 si situa quasi a metà tra il piano solo e il golpe borghese, operazioni che volevano essere 'eccezioni' alla Costituzione vigente e che per poco non si sono realizzate.

Dunque salutiamo il sessantottesimo anno - forse l'ultimo - dall'entrata in 'vigore' della "Costituzione più bella", ma che pochissimi italiani oggi conoscono in un generale disinteresse e dunque quale 'vigore' ha davvero?
È tra le meno rispettate, almeno nella parte di mondo che convenzionalmente chiamiamo 'occidente', perché la meravigliosa opera formativa e divulgativa avviata agli albori della Repubblica con la pubblicazione e distribuzione gratuita delle Guide alla Costituente, non ha poi avuto alcun seguito e dunque la gente o invecchia e dimentica, o è interessata ad altro e non si cura di sapere (e dunque non cambia niente). Di certo perché i governi che si sono poi succeduti - almeno negli ultimi 25 anni - si son guardati bene dall'alimentare la passione civile delle generazioni successive. Anzi.

Sicuramente è però la più insidiata del mondo, a scorrere i vari colpi di stato armati e non, il «salvare lo stato» a qualunque costo (e beato chi riesce a farci pure dell'ironia), gli attentati insieme ai tentativi di cambiarla e snaturarla, a volte in modo subdolo e vigliacco ma poi disconosciuto, altre volte in modo sprezzante e violento come solo certe false parole sanno essere.


il bell'incipit di ainis che (solo 3 mesi fa?) si accorge del pericoloso complesso delle controriforme renziane, ma comunque non rinuncia agli ambigui equilibrismi (a cominciare dal titolo)

È forse solo per caso che poco dopo la scoperta dei magheggi eversivi di gelli e quindi con l'aborto dell'ultimo tentativo 'esterno' per prendere il potere, hanno iniziato a provarci 'da dentro', mettendo in atto le più varie pratiche per svuotare di senso la Costituzione e la prassi democratica, cominciando a lastricare la via parlamentare per violentare la Costituzione? Forse. O forse no.
Incidentalmente sono arrivati a svuotare di senso l'intera politica nazionale, portandola oggi ad agire solo contro l'interesse pubblico e la qualità e la quantità delle sfide contenute nella stagione referendaria che si approssima lo testimonia eloquentemente: oltre alle controriforme costituzionali e all'italicum, c'è da neutralizzare almeno gli effetti più nefasti di 'sbloccaitalia', 'jobsact' e 'buonascuola' !
I miei complimenti.



La Costituzione del '48 è una bellissima collana di perle.
Ogni perla è un diritto, lí presente perché considerato 'fondamentale', irrinunciabile.

Cosi come ogni perla, che attrae e stupisce per l'insieme di eleganza e semplicità, ciascun articolo è scritto in modo semplice ma mai banale: per essere compreso nella sostanza da tutti e allo stesso tempo consentire livelli di lettura più approfonditi.

E come ogni perla che compone la collana ha un piccolo foro, non immediatamente visibile ma importantissimo perché le tiene tutte legate l'una all'altra, ad un esame attento - che non tralasci la visione d'insieme - si può vedere come anche i nostri diritti fondamentali sono legati, nel comporre la nostra Carta, da un fil rouge che li collega tutti e che li rende complementari.

I padri costituenti ci hanno così consegnato un testo di un equilibrio raro che appare praticamente perfetto nella contemporanea garanzia dei diritti di tutti - quelli collettivi insieme a quelli individuali - e nella conseguente costruzione di una forma statuale votata alla loro conservazione, al loro effettivo esercizio e perfino in grado di promuovere loro miglioramenti e ampliamenti.

Quell'equilibrio è precisamente ciò che dovrebbe intendersi per identità nazionale: un equilibrio del tutto particolare, unico e non ha alcun senso confrontarlo con quello maturato in altri paesi attraverso processi storici, sociali e culturali totalmente diversi.
È inoltre sciocco e disonesto sia disconoscerlo, sia provare a etichettarlo e catturarlo sotto le insegne di uno schieramento politico, quale che sia!

Quell'equilibrio, scritto su un pezzo di carta e perciò assolutamente teorico, per essere reale, vivere e conservarsi attivo necessita della coscienza, altrettanto attiva, dei cittadini e dei diversi attori sociali, in primo luogo delle stesse istituzioni che quell'equilibrio non sono solo chiamate a rispettare ma anche a preservare!


Quell'equilibrio contempera e si alimenta naturalmente delle differenti esigenze, dei vari corpi sociali, a vedere garantito e libero il proprio accesso a quei diritti: non nega la lotta politica, la contrapposizione logicamente conflittuale che inevitabilmente origina dalla convivenza di interessi eventualmente opposti, anzi!
Invece di ignorare il conflitto lo regola e lo pianifica, fornendogli sedi opportune per una risoluzione leale che sia rispettosa di tutte le parti.
La prima di quelle sedi è il Parlamento: sovrano perché cardine del nostro ordinamento, luogo dove i conflitti devono manifestarsi per trovarvi soluzione con il concorso di tutte le forze politiche, cioè di tutti gli italiani insieme, a questo serve la rappresentanza.


Spetta poi alle persone che rivestono pro tempore incarichi istituzionali di consentire e favorire accordi equi, soluzioni vere. E spetta loro come una precisa responsabilità personale - della cui negligenza potrebbero e dovrebbero essere chiamati a rispondere - non come un vezzo, un passatempo o un favore elargito alla comunità.

Tra i conflitti di cui il nostro ordinamento certamente non ignora l'eventualità c'è il più classico, quello tra governante e governato!
Per questo la parte finale del testo, la più delicata, è interamente dedicata alle garanzie costituzionali, ma «dagli anni Ottanta in poi i leader politici italiani hanno scelto l’Anticristo, ed è su tale scelta che costruirono le proprie fortune (il primo fu Bettino Craxi; dopo di lui D’Alema, Berlusconi, Renzi). Perché tutto questo cicaleccio sull’urgenza di correggere la geografia istituzionale ha inoculato un veleno nel corpo della Costituzione, le ha sottratto autorità e prestigio, l’ha delegittimata. E perché l’insuccesso dei vari tentativi di cambiare le regole scritte si è scaricato sulle regole non scritte, allevando una Costituzione materiale opposta a quella formale. Di conseguenza gli italiani si sono trovati in tasca due Costituzioni, e perciò nessuna».


Ricordiamoci sempre che il punto a cui siamo arrivati non è dato dalle debolezze della 'collana' (ogni struttura ne ha) ma da scelte consapevoli di uomini di governo che hanno abusato delle libertà concesse dal loro ruolo senza tenere conto delle responsabilità che parallelamente le accompagnano e sfruttando quelle debolezze per il proprio tornaconto personale e la propria sete di potere.

È così che oggi - dopo una lunghissima e variegata serie di attacchi - sono cadute quasi tutte, una dopo l'altra, a seguito di più di un ventennio fatto di pressioni indebite e infiltrazioni che le ha piegate e plagiate fino a renderle incapaci di dire no al sovrano che siede a palazzo chigi e comanda a bacchetta le due camere.

È il filo rosso del parlamentarismo che tutte queste perle teneva insieme, collegandole in una forma (allora) nuova che più di tanto non può cambiare senza rompere il legame e perdere il significato, ne abbiamo già perso molto, dobbiamo essere coscienti che non è stato perso per caso e che è lo stesso filo da cui possiamo riprendere le perle e risistemare la collana: basterebbe tornare ad avere un Parlamento costituito da rappresentanti invece che da servi del nuovo, ennesimo monarca.

Ma dobbiamo reclamarlo noi in prima persona, o saremo i primi servi.

giovedì 22 gennaio 2015

Veltroni?



Attualmente è commentatore cinematografico presso iris, canale televisivo di mediaset, a dar retta a wikipedia.
Come un ideale completamento di una carriera ellittica.

Quando si parla di lui mi sorprendo sempre pieno di domande su cosa stia facendo, tipo la classica: 'ma non era in Africa?' So che non sono il solo, malfidati siamo, magari ha risolto tutti i problemi di Maputo.


Oppure, 'ma non faceva lo scrittore?'
Certamente ha scritto molto, di calcio, di musica, di Africa, di cinema e ovviamente di politica: dal "sogno spezzato" kennediano alla "sfida interrotta" di Berlinguer, da "I care. Con videocassetta" sul partito democratico (?) a "La nuova stagione. Contro tutti i conservatorismi" (lui si che se ne intende), passando per "Che cos'è la politica? Con DVD". Chi meglio di lui potrebbe spiegarcelo?
Peccato solo che non abbia potuto titolarlo "Come si vince in politica".

O ancora, 'ma non era diventato un regista?'

Il suo film su Berlinguer è stato apprezzatissimo, un po' per il sollievo che si occupasse veramente di altro e non più di politica, un po' perché dava un ottimo contributo alla banalizzazione di una delle poche figure di riferimento per chi, in qualche senso, si sente 'di sinistra'. Sempre che ciò oggi abbia ancora un significato.


quando c'era Berlinguer, ma Walter..?
Pare invece che, come ci ricorda Antonello Sotgia, a quei tempi un significato ancora ci fosse, insieme a «Un popolo. Finalmente un popolo. Con le sue contraddizioni, i suoi diversi umori, le sue divisioni, le diverse strategie, capace di ritrovarsi in più occasioni (contro la scuola di classe, contro la guerra in Vietnam, sul referendum per divorzio e aborto…) ed anticipare la riflessione dei partiti che rincorrevano o ostacolavano.
Un fenomeno che ha attraversato, dolorosamente, alcune generazioni. Anche quella di Walter Veltroni che, però, di questo non parla con il suo “quando c’era Berlinguer”, un documentario che ha voluto chiamare film.
Tessuto sul filo del ricordo personale, aiutato da un montaggio che strizza l’occhio a quella televisione che lo ha prodotto [...] Veltroni, fin dall’inizio, sembra impegnarsi più di tutto ad assolversi. A dire di essere stato dentro quella storia, ma di essere riuscito a tirarsene fuori.»


una passionaccia: il riformismo
Riuscire a raccontare Berlinguer senza trasmettere quelle riflessioni e quei fenomeni è uno spettacolare contributo, questa volta però sul lato "culturale", allo sterminio (forse definitivo) di ogni residua traccia di "sinistra".
Sterminio senza fretta però, ché negli ultimi anni è stato uno sport molto praticato dai politici e a cui, proprio sul lato "politico", ha già saputo dare fondamentali contributi coi suoi spettacolari fallimenti, perfettamente in linea con una certa tradizione..no, non quella del PCI, ma quella di chi quel partito ha sabotato dall'interno portandolo all'agonia finale, da napolitano ad occhetto, poi d'alema, ovviamente veltroni e i vari fassino, gentiloni, franceschini, bersani..(casualmente tutti pronti oggi a salire al colle più alto!)
Non si parli più di eredità comunista.

Per comprendere o ricordare cosa era divenuto il pd e il clima, le posizioni, in un momento sí turbolento, ma meno di oggi (metà 2010), consiglio fortemente la visione di questo reperto almeno dal minuto 6:30 (se non volete godervelo tutto)

                   


ma forse bastano quei 5 secondi (da 7:46) mentre dice, con quel suo solito tono davvero pietoso «ci sarà una volta nella storia di questo paese, in cui il riformismo potrà diventare maggioranza!» che dà bene il senso della convinzione veltroniana di una vittoria ineluttabile.

POI SPAZZATO VIA DALLA STORIA.

È rimasto però il vizio di affidarsi sempre più alla retorica, dipingendo un futuro migliore per definizione, lasciando da parte i toni rivendicativi di quei diritti senza cui un futuro migliore è solo un miraggio, un'illusione!
Questa è la principale innovazione di un politico di lungo corso (deputato dall' '87) seppur intermittente (e c'è da ringraziarlo, perché averlo avuto a getto continuo sarebbe stato terribile) che, allevato nella pancia dell'apparato e da sempre ritenuto, insieme a quell'altro, un'enfant prodige (da semplice giornalista pubblicista fu nominato direttore dell'Unità), è riuscito a bruciare una delle più ghiotte occasioni della storia - facendo anche peggio della 'gioiosa macchina da guerra' di Occhetto - un'occasione che pure aveva avuto tempo e modo di apparecchiarsi come voleva!
Mi riferisco ovviamente alle elezioni del 2008, ma andiamo con ordine.


Walter sssindaco, Walter leader
Con rara efficacia lo dipingeva Edmondo Berselli: «Walter ha la capacità straordinaria di esserci e di sparire, di impegnarsi e di eludere», da direttore 'non comunista' pubblica i vangeli insieme con l'Unità (oltre alla furbata delle videocassette) e li porta in udienza privata al papa, ma poi anni dopo, come «segretario DS, comanda. Il presunto buonista cambia cinque segretari su nove nella federazione delle grandi città, e 15 segretari regionali su 19. Si presenta al congresso del 2000 a Torino con un manifesto intitolato "Progetto per la sinistra del duemila" e con lo slogan di don Lorenzo Milani "I care", lui che non crede in Dio, o almeno "credo di non credere"».
Poi, scrive ancora Berselli: «si materializza di nuovo con un perfetto colpo di scena candidandosi alla carica di sindaco della Capitale, e sembra a tutti un modo di riapparire e svanire per mettersi di lato, fuori dalla campagna elettorale perduta in partenza contro Berlusconi nel 2001».

Si notano bene alcune caratteristiche oggi familiari: non essere andato subito allo scontro diretto con b mentre al giro dopo «non è riuscito a portare un modello alternativo, una sorta di berlusconismo light più educato ma che non si discosta molto»; il renzi è andato oltre: quel modello lo ha fatto proprio e migliorato, tanto da ricevere complimenti da chi lo ha creato.
Poi le strizzatine d'occhio alla chiesa, il decisionismo e l'attenzione agli enti locali.
E, giusto per dare un'altra traccia, nel 2005 dasssindaco vola a incontrare un giovane senatore usa, Barack Obama.

Ecco, a parte annotare la prima e unica volta in cui Walter ha scommesso sul cavallo vincente (non se stesso, quindi), si può tranquillamente affermare che renzi non si è inventato nulla, anzi ha saccheggiato il repertorio veltroniano a piene mani, dal vuoto giovanilismo (veltroni lanciò marianna madia e si fece sbranare da debora serracchiani che da allora campa praticamente di rendita, ma stranamente il video non si trova...) alla retorica americanista kennediana (in cui bisogna riconoscere che renzi è ben più superficiale e banale), dal già citato decisionismo spinto alla ingenua, quanto immotivata, fede in un futuro radioso.

E poi le sempre abbondanti chiacchiere qualunquiste, tipo:
«C'è un grande bisogno di semplicità. Convivere con la complessità è solo un'inefficiente e inutile perdita di tempo, di attenzione e di energia mentale. È necessaria una notevole intelligenza per essere semplici. Il pubblico, ormai saturo di slogan e promesse non mantenute invoca chiarezza e semplicità. La gioia delle piccole cose».

Parole che mal celano una enorme presunzione, parole dirette a un "pubblico" assecondando e facendo proprio l'approccio berlusconiano, parole che potrebbero essere state pronunciate da renzi ieri. Mentre sono del 2008.


Le riforme...
In comune i due ex sindaci hanno anche una finta intenzione di vicinanza e responsabilizzazione degli enti locali, finta perché hanno mostrato di concepire il rapporto con gli enti locali con miope indifferenza, in modo conflittuale e utilitaristico come mero 'outsourcing' dei servizi più onerosi, invece di preoccuparsi di garantire i diritti di tutti.
Infatti è proprio mentre veltroni diviene sindaco che il centrosinistra di allora - anche nel tentativo di flirtare con la lega - fa approvare la sciagurata riforma del titolo V, che veltroni e rutelli accolgono così: «un appuntamento a suo modo storico, si tratta di un passo decisivo per avvicinare le istituzioni ai cittadini per davvero e non con le chiacchiere [...] questa riforma accorcia le distanze tra cittadini e istituzioni, [sarà] una democrazia più “a portata di mano“».

Oggi però sappiamo che quella, l'unica delle molte riforme costituzionali minacciate negli anni ad essere stata approvata e anche confermata dal referendum, da un lato ha creato un megaingorgo istituzionale a causa di una divisione delle competenze assurda: al contenzioso Stato-regioni si riferisce circa il 50% delle sentenze della Corte costituzionale e dall'altro ci ha regalato una classe politica regionale che è la meno competente e la più indagata. Quelli cui renzi vuol regalare l'automatica appartenenza al dopolavoro più esclusivo d'Italia, con tanto di immunità, ovviamente: il nuovo senato.


L'importanza di essere sindaco
Un inciso: ogni volta che si parla dei comuni come delle istituzioni più vicine al cittadino e dei sindaci attenti, al territorio e ai bisogni della popolazione, occorrerebbe ricordare che la carica gode di un potere quasi assoluto - visto che ad esempio può revocare gli elementi della giunta a piacimento mentre per il presidente del consiglio è ben più complicato e la sfiducia è praticamente impossibile - grazie all'elezione diretta (legge n.81 del '93) ed è solo poi, sulla base di questa vera e propria svolta, che poi si è provveduto alla quella analoga per i cosiddetti governatori regionali (legge cost. n.1 del '99).
Quindi l'effettiva assenza di 'contrappesi' al potere della carica monocratica (sia di sindaco, sia di 'governatore') permette un eccesso di confidenza le cui conseguenze fanno da sempre la fortuna di trasmissioni come Report, purtroppo.

Il veltroni sindaco inaugurò il parco della musica e la stagione dei grandi concerti, inventò la notte bianca, il festival del cinema, tante belle cose per il centro, per la città-vetrina ma per il resto tanta fuffa (renziana si direbbe oggi) sulla gestione dei servizi pubblici - mirabolanti metro rimaste sogni d'inchiostro, il centro regalato ai bus turistici - e sulla gestione delle periferie - abbandonate a se stesse, lasciando liberi i palazzinari di cannibalizzare l'agro romano.
Sul cosiddetto terzo settore va detto che è sotto veltroni che si istituzionalizza il business della “segregazione amichevole” e anzi, in un momento di calo di popolarità, ebbe modo di sfruttare l'aggressione di una donna per farsi sindaco-sceriffo e rilanciarsi sbattendo il rom alla sbarra insieme con tutta la Romania.
Ma in tv affermava «per niente al mondo scambierei il concetto di integrazione che c'è a Treviso con quello che abbiamo a Roma».

Ottenne così due risultati, "in quei giorni Roma fu insanguinata da atti criminali di italiani contro rumeni" e la sua popolarità riprese quel tanto che basta da fargli premere per andare alle urne prima del tempo, propugnare la sua "vocazione maggioritaria", e addirittura, accecato dal proprio ego, autografò il suo più grande fallimento pronunciando quel "noi correremo da soli" che fu anche un terribile colpo politico e d'immagine per il secondo governo prodi.
Se ci fosse stato twitter, gli avrebbe indirizzato un bel «romano stai sereno»?

Non contento della 'sboronata', era solito aggiungere «sto attento a berlusconi» perché aveva capito il suo 'pollo' e, straconvinto della sua forza, «berlusconi non abboccherà all'amo»!

Poi, fine genialata, ha cominciato a chiamarlo «principale esponente dello schieramento a noi avverso».
Vista come è andata a finire un solo commento è possibile.


È andata a finire che 
  • lui si dimette da sindaco lasciando la città in mano al vice e con un buco da 7 miliardi di euro (stima S&P, sulla reale entità del debito ancora oggi ci sono solo voci e leggende metropolitane), 
  • ovviamente perde quelle elezioni politiche che generano il primo parlamento senza un vero partito di sinistra della storia repubblicana 
  • contemporaneamente Roma passa ad aledanno.
Quando perde anche quelle sarde si dimette da segretario della sua creatura, il pd, che per lunghi anni ancora è sembrato un oggetto politico semisconosciuto, non si sapeva se definirlo malnato o mai nato.

Solo ora, dopo le larghe intese e con renzi, il pd ha finalmente chiarito le sue fattezze, anche se già dagli albori aveva mostrato di costituire non molto di più che un'opposizione all'acqua di rose per il suo 'avversario politico'.

E questo lo sa anche Walter, come sa che quello che ora renzi sta imponendo è la perfetta chiusura di un cerchio che neanche le bombe e i morti ammazzati avevano finora riuscito a chiudere.
Come sapeva, al tempo, che se giochi a scacchi ma il tuo avversario gioca col coltello sul tavolo, il gioco non è 'corretto'.

Walter non deve fare il finto tonto, gli ultimi annetti in gita in Commissione Antimafia son serviti a quello, a fargli capire - se davvero già non sapeva - che quando tirava fuori il nuovo totem della "vocazione maggioritaria" stava dando l'ultima spallata al sistema parlamentare e all'intera architettura costituzionale di questo paese, facendo un favore enorme a chi era ed è più bravo di lui a spararle grosse, polarizzare consenso, strizzare l'occhio ai veri 'poteri forti', quelli legali e soprattutto quelli illegali.

Se davvero, come commentava Diego Bianchi, «si vede che ha cambiato idea e si vuole fossilizzare nella parte di chi affonda!», speriamo solo che non porti con sé ciò che resta del paese.
Se 'sbagliare è umano', certamente 'perseverare è diabolico'.

venerdì 27 giugno 2014

Eurotruffa '14

Guy Verhofstadt ha appena pubblicato sulla sua fagina di facebook (sono le 17:00 del 26/6) il seguente trionfale annuncio:


EPP, S&D and ALDE will form a stable majority in the EP for the next European Commission. That means the agreement of 24 June between the EPP and S&D groups, relating to ongoing discussions, will be extended to the ALDE Group, ensuring a broader base for building a stable majority for the next European Commission.
The EPP, S&D and ALDE groups in the European Parliament agree to work to create a stable, pro-European majority in the House to defend the values and principles of European integration whilst striving, jointly, for reforms that will strengthen and improve the workings and transparency of the institutions and their effectiveness in delivering economic growth and meeting the EU's future challenges.

Saran felici gli elettori, quasi tutti (dagli 'tsiprioti' ai 'forzaitalioti') promossi a "voti utili".
A loro insaputa, ovviamente.

L'impressione immediata, non solo mia, è che sempre più le elezioni si configurino come circonvenzione d'incapace, in cui gli elettori vengono presi per scemi e i militanti anche peggio.

Il parallelo è alimentato anche dal tono e dalle parole usate in cui è facile cogliere lo stesso richiamo renziano ai "valori" (quelli di francoforte immagino), alla stabilità (auspicata o meglio invocata, come un totem), a integrazione, efficienza, trasparenza, governabilità, crescita, sfide future, frizzi, lazzi e cotillons!


O forse siamo noi brutti gufi e sciacalli che non crediamo al mistero glorioso di bruxelles: i tre candidati presidente di alde, ppe e pse - che i rispettivi elettori credevano distinti - si faranno finalmente uno (ma con tre poltrone, inevitabilmente)!

Il tutto grazie a queste sempre meno sorprendenti e sempre più estese larghe intese che manifestano finalmente in tutta evidenza la loro matrice squisitamente conservatrice, di pompieri dello status quo: ormai è evidente a tutti che i governi di larghe intese, così diffusi in tutto il continente, non sono frutto di dinamiche nazionali ma sono spinti dal livello sovranazionale che quelle dinamiche può orientare mediante leve economiche e monetarie. 




Aggiornamento del 27/6: è ormai imminente - nonostante i mal di pancia inglesi - la nomina di juncker, vedremo quale maggioranza lo sosterrà, mentre impazza il totonomine e il lavorio di renzi sul doppio binario d'alema-mogherini. Pensate un po'!

venerdì 28 febbraio 2014

Il cambiamento

Il berlusconi fu decaduto ridiventa impunito seviziatore della già martoriata giustizia italiana.
Quando? #adesso! con @Matteo Renzi.


martedì 22 maggio 2012

è davvero impossibile la normalità in questo paese?







Di nuovo vedere i loro visi impegnati, i loro sorrisi e poi quelle lamiere, i resti delle auto sventrate e infine gli occhi di Caponnetto mentre dice quelle parole, "è tutto finito..", fa veramente troppo male.
Torce lo stomaco in un modo estremo il pensare a come sarebbe questo paese ora se fossero sopravvissuti.

Mi ha sorpreso sentire che era già pronto per Giovanni Falcone un agguato a Roma con il gruppo di fuoco che già ne stava studiando le abitudini e che invece l'agguato in strada fu annullato e fu deciso di agire a Capaci, in Sicilia..

Il motivo deve essere chiaro a tutti, basta pensarci un attimo, e come ci sono arrivato io ci arriva chiunque: l'omicidio di Falcone doveva essere una dimostrazione di forza della mafia e farlo nella capitale avrebbe significato allargare fin lì, e dunque ovunque, l'ombra nera della sua criminale influenza.
Un cambiamento così netto nella decisione non può che essere esterno all'organizzazione!

Rappresenta infatti un ridimensionamento totale dell'enorme potenza che la mafia voleva mostrare a tutti e serve anche (anzi, per chi lo vede da fuori, per i cittadini normali, serve soprattutto) a far passare l'idea che quelli sono solo affari siciliani, per poter poi tranquillizzare tutti e dire che al di fuori di quella splendida terra martoriata, "la mafia non esiste".
Chi dunque poteva avere tutto l'interesse a far passare un simile messaggio?
Evidentemente chi stava dall'altra parte, e già riceveva gli urli "fuori la mafia dallo stato! fuori la mafia dalla chiesa!", chi voleva tenere intatto lo status quo e chi era pronto a cambiar tutto per non cambiar nulla.

Pochi secondi dopo il racconto di quel primo tentativo sento invece la voce di piero grasso chiedersi "perché", affermare di essersi scervellato in tutti i modi, e sì che di tempo ne ha avuto, ma di non essere venuto a capo del mistero..
Fortunatamente non sono il solo ad avere dubbi su questa persona che dovrebbe fare il Procuratore nazionale antimafia e invece si permette di dire sull'argomento bestialità inaudite.
D'altra parte sta lì grazie ad una norma questa volta contra personam, contro Gian Carlo Caselli, voluta dal terzo governo berlusconi e successivamente dichiarata illeggittima dalla Corte Costituzionale.
Un tale carico di esibita stupidità è sospetta e fa rima con complicità.

E non è certo la prima persona che mi ci fa pensare in questi anni, siamo circondati e governati di gente che troppo bene riesce a NON adempiere al proprio ruolo o a fare straordinariamente male quel che dovrebbe.

È ora di cambiare e di cominciare ad agire ed a parlare come si deve.