mercoledì 4 gennaio 2017

Ora il problema è questo: i giornalisti e i politici, pur avendo forse delle prove e certamente degli indizi, non fanno i nomi.

Di cosa vogliamo parlare oggi?

Di elettrosmog o di Siria? Delle banche italiane o di quanto si stia meglio in germania? Di terremoti o di legge elettorale? Di quanto ci abbia sferzato l'inflazione - e infatti ora che siamo in deflazione si sta bene - o di quel far west chiamato internet? Della paura, di un parcheggio o del lavoro?
O riaffermiamo che «La menzogna è il grande protagonista del discorso pubblico contemporaneo»?

Parlare non basta, è necessario andare avanti, confrontare le idee per prendere solo quelle che servono a risolvere i problemi e svilupparle.
Ciascuno di noi, per quanto può, deve cercare di andare alla sostanza delle questioni, non compete a nessun altro, non abbiamo nulla da perdere. Anzi

Spero che PPP mi perdoni per questa piccola selezione, provo grande disagio a subire l'enorme flusso di comunicazioni incrociate in cui però manca sempre un reale dialogo, dove non si riesce ad avere un vero confronto neanche quando ve ne sarebbe un forte bisogno e sarebbe atteso da tutti, si riesce invece solo a schernire, interrompere, ridicolizzare e distrarre sia chi ne sa di più, sia chi vorrebbe ascoltare per poi scegliere.

Sento allora l'esigenza di rileggere la parte più ignorata, ma forse più stimolante, del celebre "romanzo delle stragi", per scoprire che il problema è ancora e sempre questo, forse allora era solo il fare i nomi di colpevoli, mandanti e responsabili, oggi vi si è aggiunto quello di parlare veramente dei fatti, delle questioni, dei processi non solo storici ma anche economici e sociali che abbiamo sotto gli occhi. Parlarne apertamente, mostrare alla gente come stanno le cose, dare loro tutti gli strumenti per analizzare la realtà e poi avere fiducia nella loro libera scelta.

Io [...] sono [...] uno [...] che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.
Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio "progetto di romanzo", sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri [...] sappiano ciò che so io [...] perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo [...] non è poi così difficile.
Tale verità - lo si sente con assoluta precisione - sta dietro una grande quantità di interventi anche giornalistici e politici: cioè non di immaginazione o di finzione [anzi,] probabilmente i giornalisti e i politici hanno anche delle prove o, almeno, degli indizi.
Ora il problema è questo: i giornalisti e i politici, pur avendo forse delle prove e certamente degli indizi, non fanno i nomi.
A chi dunque compete fare questi nomi? Evidentemente a chi non solo ha il necessario coraggio, ma, insieme, non è compromesso nella pratica col potere, e, inoltre, non ha, per definizione, niente da perdere: cioè un intellettuale.
Un intellettuale dunque potrebbe benissimo fare pubblicamente quei nomi: ma egli non ha né prove né indizi.
Il potere e il mondo che, pur non essendo del potere, tiene rapporti pratici col potere, ha escluso gli intellettuali liberi - proprio per il modo in cui è fatto - dalla possibilità di avere prove ed indizi.
Mi si potrebbe obiettare che io, per esempio, come intellettuale, e inventore di storie, potrei entrare in quel mondo esplicitamente politico (del potere o intorno al potere), compromettermi con esso, e quindi partecipare del diritto ad avere, con una certa alta probabilità, prove ed indizi.
Ma a tale obiezione io risponderei che ciò non è possibile, perché è proprio la ripugnanza ad entrare in un simile mondo politico che si identifica col mio potenziale coraggio intellettuale a dire la verità: cioè a fare i nomi.
Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia. 
All'intellettuale - profondamente e visceralmente disprezzato da tutta la borghesia italiana - si deferisce un mandato falsamente alto e nobile, in realtà servile: quello di dibattere i problemi morali e ideologici.
Se egli vien messo a questo mandato viene considerato traditore del suo ruolo: si grida subito (come se non si aspettasse altro che questo) al "tradimento dei chierici" è un alibi e una gratificazione per i politici e per i servi del potere.
Ma non esiste solo il potere: esiste anche un'opposizione al potere. In Italia questa opposizione è così vasta e forte da essere un potere essa stessa: mi riferisco naturalmente al Partito comunista italiano.
È certo che in questo momento la presenza di un grande partito all'opposizione come è il Partito comunista italiano è la salvezza dell'Italia e delle sue povere istituzioni democratiche.
Il Partito comunista italiano è un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico. In questi ultimi anni tra il Partito comunista italiano, inteso in senso autenticamente unitario - in un compatto "insieme" di dirigenti, base e votanti - e il resto dell'Italia, si è aperto un baratto: per cui il Partito comunista italiano è divenuto appunto un "Paese separato", un'isola. Ed è proprio per questo che esso può oggi avere rapporti stretti come non mai col potere effettivo, corrotto, inetto, degradato: ma si tratta di rapporti diplomatici, quasi da nazione a nazione. In realtà le due morali sono incommensurabili, intese nella loro concretezza, nella loro totalità. È possibile, proprio su queste basi, prospettare quel "compromesso", realistico, che forse salverebbe l'Italia dal completo sfacelo: "compromesso" che sarebbe però in realtà una "alleanza" tra due Stati confinanti, o tra due Stati incastrati uno nell'altro.
Ma proprio tutto ciò che di positivo ho detto sul Partito comunista italiano ne costituisce anche il momento relativamente negativo.
La divisione del Paese in due Paesi, uno affondato fino al collo nella degradazione e nella degenerazione, l'altro intatto e non compromesso, non può essere una ragione di pace e di costruttività.
Inoltre, concepita così come io l'ho qui delineata, credo oggettivamente, cioè come un Paese nel Paese, l'opposizione si identifica con un altro potere: che tuttavia è sempre potere.
Di conseguenza gli uomini politici di tale opposizione non possono non comportarsi anch'essi come uomini di potere.
Nel caso specifico, che in questo momento così drammaticamente ci riguarda, anch'essi hanno deferito all'intellettuale un mandato stabilito da loro. E, se l'intellettuale viene meno a questo mandato - puramente morale e ideologico - ecco che è, con somma soddisfazione di tutti, un traditore.
Ora, perché neanche gli uomini politici dell'opposizione, se hanno - come probabilmente hanno - prove o almeno indizi, non fanno i nomi dei responsabili reali, cioè politici, dei comici golpe e delle spaventose stragi di questi anni? È semplice: essi non li fanno nella misura in cui distinguono - a differenza di quanto farebbe un intellettuale - verità politica da pratica politica. E quindi, naturalmente, neanch'essi mettono al corrente di prove e indizi l'intellettuale non funzionario: non se lo sognano nemmeno, com'è del resto normale, data l'oggettiva situazione di fatto.
L'intellettuale deve continuare ad attenersi a quello che gli viene imposto come suo dovere, a iterare il proprio modo codificato di intervento.
Lo so bene che non è il caso - in questo particolare momento della storia italiana - di fare pubblicamente una mozione di sfiducia contro l'intera classe politica. Non è diplomatico, non è opportuno. Ma queste categorie della politica, non della verità politica: quella che - quando può e come può - l'impotente intellettuale è tenuto a servire.
Ebbene, proprio perché io non posso fare i nomi dei responsabili dei tentativi di colpo di Stato e delle stragi (e non al posto di questo) io non posso pronunciare la mia debole e ideale accusa contro l'intera classe politica italiana.
E lo faccio in quanto io credo alla politica, credo nei principi "formali" della democrazia, credo nel Parlamento e credo nei partiti. E naturalmente attraverso la mia particolare ottica che è quella di un comunista.
Sono pronto a ritirare la mia mozione di sfiducia (anzi non aspetto altro che questo) solo quando un uomo politico - non per opportunità, cioè non perché sia venuto il momento, ma piuttosto per creare la possibilità di tale momento - deciderà di fare i nomi dei responsabili dei colpi di Stato e delle stragi, che evidentemente egli sa, come me, non può non avere prove, o almeno indizi.
Probabilmente - se il potere americano lo consentirà - magari decidendo "diplomaticamente" di concedere a un'altra democrazia ciò che la democrazia americana si è concessa a proposito di Nixon - questi nomi prima o poi saranno detti. Ma a dirli saranno uomini che hanno condiviso con essi il potere: come minori responsabili contro maggiori responsabili (e non è detto, come nel caso americano, che siano migliori). Questo sarebbe in definitiva il vero Colpo di Stato.

giovedì 8 settembre 2016

Votare come in chiesa


Sarà capitato anche a voi di trovare in giro per la rete uno 'spiegone' delle cosiddette riforme costituzionali (qui uno particolarmente efficace, dettagliato e contemporaneamente molto sintetico! qui addirittura un agglomerato di spiegoni, infine qui uno spieghino video molto sintetico ed equilibrato tra si e no) che mira - nel migliore dei casi, non certo qui - a far luce sul referendum costituzionale di ottobre - anzi di novembre, anzi di fine novembre, o inizio dicembre, anzi chissà.. - e che magari si conclude con un invito a votare 'sì' perché così si risparmia.
Beh ma allora fatemi decidere tutto a me, risparmiamo ancora di più no? Vi faccio prezzi modici, giuro!

Insomma al seicentesimo elenco di fesserie non ce l'ho fatta più, dopo aver visto un amico apprezzare questa sequela di lievi imprecisioni (cit.):


Questa cosiddetta - "riforma è parola nobile" dice sempre, giustamente, l'avvocato Felice Carlo Besostri - 'riforma costituzionale' fa così schifo, sia nel merito dei contenuti, sia nel metodo di come è stata ratificata, sia nel contesto che l'accompagna da un punto di vista politico, sociale, istituzionale, ... che non c'ho visto più e mi sono lanciato di getto in una risposta punto per punto con un contropapiro:

1) (e 3)) si velocizza il processo legislativo? No! Perché, come dici in 3) il senato, pur senza rappresentatività popolare, ha comunque 'potere di richiamo' su quasi tutte le materie, può dire la sua e costringere la camera ad esprimersi (accogliendo o rifiutando) il suo contributo, questo potere di richiamo è esercitabile di fatto ogni volta che vuole, quindi il procedimento legislativo non è né accorciato né semplificato! (quindi morto il 'pro', resta solo il contro che hai individuato: troppo potere al governo!)


Avrei dovuto aggiungere che le leggi che non si approvano celermente sono solo quelle di iniziativa parlamentare!
Mentre abbiamo qui l'interessante statistica delle 'navette' della presente legislatura, cioè quante volte una legge ha fatto avanti e indietro fra camera e senato:
A proposito della 'velocità in giorni' - per i futuristi eventualmente presenti nel nostro pubblico - vorremmo mostrarvi qualche esempio notevole, giudicate voi se il problema è la farraginosità' del 'meccanismo istituzionale o altro: 
legge fornero: la riforma previdenziale del governo monti ci mise appena 16 giorni e infatti ha causato il dramma degli esodati che è durato anni;
rinnovo delle missioni all’estero del 2012: approvato definitivamente in 25 giorni;
rimborsi elettorali: 35 giorni (anche tanto);
lodo alfano: 20 giorni, 24 dalla proposta in consiglio dei ministri ma - sarà un caso - aveva anche questa qualche problemino: l’incostituzionalità!
slittamento del referendum sulla legge elettorale: proposta (era il 2009) da quel volpone di cicchitto, riuscì nel miracolo di farla approvare in 6 giorni (!!) e contemporaneamente di impedire il raggiungimento del quorum!

Per altre leggi, è vero, le camere sono molto lente: nel 2008 per far passare - solo al senato! - l’istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta sulla mafia ci vollero due mesi; per approvare il riconoscimento dei figli naturali, presentato da Rosy Bindi, un totale di 1259 giorni e per uno straccio di legge anticorruzione scritta coi piedi ben 1456 giorni!
Insomma, per alcune leggi si corre, per altre no, addirittura abbiamo visto una legge costituzionale
 andare veloce come il vento, la vergognosa ma famosa 'introduzione del pareggio di bilancio'! 

2) "in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi" è una frase che non vuol dire niente e che ha in sé una (almeno) doppia ambiguità che in caso di ricorso alla Corte Costituzionale farebbe drizzare i capelli a qualunque giurista: "in conformità" pare voler azzerare il libero arbitrio dei consiglieri per l'indicazione dei senatori e restituire la scelta ai cittadini (ma allora il senato è elettivo!) e se il consigliere-senatore a un certo punto cambia partito (in consiglio regionale può succedere esattamente come in parlamento!) decade dalla carica di senatore perché non è più in conformità?

Non basta questo a capire che sta roba è scritta coi piedi?
E il rinnovo? Il senato si 'rinnoverebbe' parzialmente ad ogni caduta di ogni consiglio regionale! Vai a vedere quanti ne sono caduti negli ultimi 5 anni!
Nessuna indennità? Manco il treno? Il soggiorno in caso di seduta che duri fino a notte? Un buono pasto? Per sé e i collaboratori? È credibile? E se è credibile, è giusto?

E l'immunità? I consiglieri regionali sono statisticamente i politici più indagati di tutti, è certamente un caso che venga loro concessa l'immunità ed è anche un bel regalo.

Per chi l'ha persa o non la ricorda, in questa puntata, tra 17:27 e 19:35, quel gran genio (cit.) di Maurizio Crozza ci da un assaggio di come saranno i futuri inquilini di palazzo Madama.


3) mostra come il 'potere di richiamo' dei senatori sia in effetti senza limiti, poiché ogni volta che viene esercitato dal senato può posporre fino ad altri 30 giorni l'approvazione definitiva da parte della camera, se viene fatto ogni 10 giorni non si finisce più! 


Inoltre stiamo parlando di questo, eh... ---->

4) bei numerini ma perfettamente inutili: una volta a 'regime' il prez verrà sempre eletto al primo colpo con maggioranza schiacciante (alcuni direbbero 'bulgara'), quella stessa maggioranza che l'italicum - legge elettorale illegittima, pure approvata in modo illegittimo! - donerà al partito che vincerà il (probabilissimo, quasi certo) ballottaggio, indipendentemente dal conteggio effettivo dei voti ricevuti alle 'elezioni'.

E allora, mediante l'assurdo rapporto di 6 a 1 della camera sul senato, quella stessa maggioranza bulgara - ma ormai si dovrà dire italiana! - alla camera dei deputati basterà per avere il potere di scegliere tutti gli organi di elezione parlamentare, quindi non solo il capo dello stato e ovviamente i presidenti delle due camere - seconda e terza carica dello stato, che in caso di 'problemi' sostituiscono la prima! -  ma anche di indirizzare i giudici della Consulta scegliendone la maggioranza - i 5 spettanti al parlamento ma anche i 5 spettanti al capo dello stato ormai ridotto a una specie di cameriere (mentre ora abbiamo un silenzioso, umile notaio) - e giù a cascata i membri del csm e via cantando, completando col botto l'appropriazione totale delle istituzioni repubblicane da parte di un solo uomo.

5) quello che scrivi sui referendum non è completo ma già basta a far vedere che diventerà più difficile per la cittadinanza far sentire la propria voce.

6) come 4) con due differenze: pur essendo non più elettivo e con una funzione legislativa 'strana' (qualcuno direbbe schizofrenica, altri menomata, altri boh!) come abbiamo visto, il senato sceglie alcuni dei giudici costituzionali che dovranno poi decidere della legittimità eventuale di OGNI legge della Repubblica? non ti pare strano?

E poi, non c'è proporzionalità! il senato ha meno di un sesto dei componenti della camera ma elegge solo un giudice in meno??
7) il cnel e i suoi gemellini diversi non sarebbero organi privi di importanza, se sono stati usati nel tempo come 'parcheggi' non è colpa dell'istituzione stessa ma di chi vi siede parcheggiato dentro, non credi?
7bis) 'regioni virtuose' è praticamente un ossimoro visto che nessun consiglio regionale è stato esente da indagini per i motivi più vari (ma i rimborsi truccati ci stanno sempre)


8) gran peccato che ciò non sia possibile già ora! con la sentenza 1/2014 abbiamo infatti visto che il 'porcellum' era illegittimo in due fondamentali dettagli che aveva ereditato in parte dal 'mattarellum' (ch'era dunque pure illegittimo) e che in forma anche più accentuata ritroviamo anche oggi nel cosiddetto 'italicum', che dunque è già anch'esso illegittimo e della questione sarà presto investita la Corte Costituzionale (per altra, faticosa, via di cui questo è solo un esempio ma analoghi ricorsi sono stati già presentati in quasi ogni tribunale sede di corte d'appello)!

9) la rappresentanza (di genere o tout court) sarebbe una gran bella cosa, ma darcela è compito della legge elettorale: ne è priva, per questo è illegittima, come pure le ultime due...

Dunque perché voti 'si'?
Dei cinque motivi che hai elencato (e poi ne hai elencati SETTE per votare 'no'..):


il primo l'avevi già smontato tu stessa col punto 3);

il secondo mi è sembrato ti preoccupasse infatti tu stessa hai scritto "potrebbe assegnare troppi poteri anche ai futuri governi";

il terzo è il discorso sui 'costi della politica', ma il risparmio dato da questa riforma è già stato ampiamente ridimensionato, ma la domanda centrale è vuoi un sistema che funzioni in modo democratico o uno low-cost?
Mario Mauro, un senatore politicamente lontanissimo da me (credo anche da te) che ho spesso sentito sostenere cose orribili, ex ministro della difesa, persona che non stimo insomma, durante l'iter parlamentare della 'riforma' disse questa cosa che mi fece venire i brividi e mi strappò un applauso, vedi tu cosa pensare:


il quarto pure è contraddetto dalle tue stesse parole visto che il numero di firme aumenta, quindi per la 'democrazia diretta' diventa più difficile emergere;

infine sinceramente faccio fatica a capire cosa s'intende con 'camera di compensazione', ma comunque un organo del genere c'è già ed anche qui, come col cnel e simili, dipende da come lo si usa! In ogni caso creare ridondanze non diminuirà i conflitti, credo.
Quelli tra stato e regioni che sono già aumentati con la precedente riforma del titolo V (scritta già malino) e hanno rappresentato per lungo tempo quasi il 50% dell'intero lavoro della Corte Costituzionale, rischiano ora di diventare una valanga (qui addirittura si parla di 'contenzioso alluvionale' al punto 5. pagina 8).

Dunque, sei ancora convinta del tuo 'si'?


La risposta non tarda ad arrivare, anzi dopo circa 2 minuti (avrà fatto un corso di lettura veloce!) un bel

Evidentemente non ha visto né letto nulla, il solo video dura più di due minuti!

Evidentemente vuole credere a ciò che il potente dice e diffonde coi suoi megafoni in una fiducia che, per quanto è mal riposta e impermeabile alla logica e a ogni critica, sconfina nella fede.
Si spalanca così un abisso dinanzi ai nostri occhi.




Cerchiamo di riflettere bene (anche senza pudore di chiedere aiuto) su dove mettere la nostra 'X' o potremmo trovarci alle prossime elezione a gettar voti come preghiere, nella speranza che nell'empireo che ci sovrasterà, e che non potremo mai arrivare a comprendere, qualcuno abbia pietà della nostra povera condizione.


Ma sappiamo tutti che il vivere libero, in una vera repubblica, è un’altra cosa.

martedì 22 marzo 2016

A(nother) history of violence

Mentre riparte la grancassa dello scontro di civiltà, che ogni volta suona sempre più falsa ma che va necessariamente spinta a volume sempre più alto, per nascondere sempre più cose - o meglio le mille variazioni di uno stesso tema: lo sfilamento dei nostri diritti uno per uno - voglio darvi un'immagine di violenza vera e pura. E vicina.
E italiana al 100%.

Sono sul treno, stiamo arrivando alla stazione, le porte sono a mezzo metro dal mio naso, il vecio davanti a tutti sta per premere il bottone dell'apertura, ma le porte si aprono prima che del suo tocco.

L'apertura simmetrica mostra un visino sorpreso ma soddisfatto e un ditino proteso appartenente a un cucciolo d'uomo di meno di 10 anni.

Mentre per un attimo il muro di gente che gli si para dinanzi rimane immobile davanti a lui, la madre che gli sta di fianco - e che al telefono bercia qualcosa di incomprensibile, probabilmente inumano - gli assesta un calcione sul lato che lo fa spostare fuori dalla gittata del fiume umano che torna a casa indifferente alla scena.

Né il calcione né l'indifferenza sono per me più violento e ignobile degli attacchi di oggi.

venerdì 1 gennaio 2016

auguri Costituzione, auguri Italia

La firma della Costituzione, da parte del capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola,
poi entrata in vigore il primo gennaio 1948

Oggi la Costituzione compie 68 anni, un bel numero, rotondo ed evocativo di un anno importante in questa parte del mondo - fu l'anno prima di Woodstock! - anche se troppo romanzato nelle varie narrazioni.
Numero rotondo e anno emblematicamente difficile per il nostro paese, diviso tra l’invidia o la speranza per un ‘maggio francese’ - magari un po’ in ritardo - e, dall'altra parte, la psicosi o lo spauracchio di cambiamenti ben più che impossibili, il cui anche solo balenare l'illusione sarebbe stato un pericolo intollerabile: a dare l'idea che ben altre erano le 'svolte' possibili, basta considerare che il '68 si situa quasi a metà tra il piano solo e il golpe borghese, operazioni che volevano essere 'eccezioni' alla Costituzione vigente e che per poco non si sono realizzate.

Dunque salutiamo il sessantottesimo anno - forse l'ultimo - dall'entrata in 'vigore' della "Costituzione più bella", ma che pochissimi italiani oggi conoscono in un generale disinteresse e dunque quale 'vigore' ha davvero?
È tra le meno rispettate, almeno nella parte di mondo che convenzionalmente chiamiamo 'occidente', perché la meravigliosa opera formativa e divulgativa avviata agli albori della Repubblica con la pubblicazione e distribuzione gratuita delle Guide alla Costituente, non ha poi avuto alcun seguito e dunque la gente o invecchia e dimentica, o è interessata ad altro e non si cura di sapere (e dunque non cambia niente). Di certo perché i governi che si sono poi succeduti - almeno negli ultimi 25 anni - si son guardati bene dall'alimentare la passione civile delle generazioni successive. Anzi.

Sicuramente è però la più insidiata del mondo, a scorrere i vari colpi di stato armati e non, il «salvare lo stato» a qualunque costo (e beato chi riesce a farci pure dell'ironia), gli attentati insieme ai tentativi di cambiarla e snaturarla, a volte in modo subdolo e vigliacco ma poi disconosciuto, altre volte in modo sprezzante e violento come solo certe false parole sanno essere.


il bell'incipit di ainis che (solo 3 mesi fa?) si accorge del pericoloso complesso delle controriforme renziane, ma comunque non rinuncia agli ambigui equilibrismi (a cominciare dal titolo)

È forse solo per caso che poco dopo la scoperta dei magheggi eversivi di gelli e quindi con l'aborto dell'ultimo tentativo 'esterno' per prendere il potere, hanno iniziato a provarci 'da dentro', mettendo in atto le più varie pratiche per svuotare di senso la Costituzione e la prassi democratica, cominciando a lastricare la via parlamentare per violentare la Costituzione? Forse. O forse no.
Incidentalmente sono arrivati a svuotare di senso l'intera politica nazionale, portandola oggi ad agire solo contro l'interesse pubblico e la qualità e la quantità delle sfide contenute nella stagione referendaria che si approssima lo testimonia eloquentemente: oltre alle controriforme costituzionali e all'italicum, c'è da neutralizzare almeno gli effetti più nefasti di 'sbloccaitalia', 'jobsact' e 'buonascuola' !
I miei complimenti.



La Costituzione del '48 è una bellissima collana di perle.
Ogni perla è un diritto, lí presente perché considerato 'fondamentale', irrinunciabile.

Cosi come ogni perla, che attrae e stupisce per l'insieme di eleganza e semplicità, ciascun articolo è scritto in modo semplice ma mai banale: per essere compreso nella sostanza da tutti e allo stesso tempo consentire livelli di lettura più approfonditi.

E come ogni perla che compone la collana ha un piccolo foro, non immediatamente visibile ma importantissimo perché le tiene tutte legate l'una all'altra, ad un esame attento - che non tralasci la visione d'insieme - si può vedere come anche i nostri diritti fondamentali sono legati, nel comporre la nostra Carta, da un fil rouge che li collega tutti e che li rende complementari.

I padri costituenti ci hanno così consegnato un testo di un equilibrio raro che appare praticamente perfetto nella contemporanea garanzia dei diritti di tutti - quelli collettivi insieme a quelli individuali - e nella conseguente costruzione di una forma statuale votata alla loro conservazione, al loro effettivo esercizio e perfino in grado di promuovere loro miglioramenti e ampliamenti.

Quell'equilibrio è precisamente ciò che dovrebbe intendersi per identità nazionale: un equilibrio del tutto particolare, unico e non ha alcun senso confrontarlo con quello maturato in altri paesi attraverso processi storici, sociali e culturali totalmente diversi.
È inoltre sciocco e disonesto sia disconoscerlo, sia provare a etichettarlo e catturarlo sotto le insegne di uno schieramento politico, quale che sia!

Quell'equilibrio, scritto su un pezzo di carta e perciò assolutamente teorico, per essere reale, vivere e conservarsi attivo necessita della coscienza, altrettanto attiva, dei cittadini e dei diversi attori sociali, in primo luogo delle stesse istituzioni che quell'equilibrio non sono solo chiamate a rispettare ma anche a preservare!


Quell'equilibrio contempera e si alimenta naturalmente delle differenti esigenze, dei vari corpi sociali, a vedere garantito e libero il proprio accesso a quei diritti: non nega la lotta politica, la contrapposizione logicamente conflittuale che inevitabilmente origina dalla convivenza di interessi eventualmente opposti, anzi!
Invece di ignorare il conflitto lo regola e lo pianifica, fornendogli sedi opportune per una risoluzione leale che sia rispettosa di tutte le parti.
La prima di quelle sedi è il Parlamento: sovrano perché cardine del nostro ordinamento, luogo dove i conflitti devono manifestarsi per trovarvi soluzione con il concorso di tutte le forze politiche, cioè di tutti gli italiani insieme, a questo serve la rappresentanza.


Spetta poi alle persone che rivestono pro tempore incarichi istituzionali di consentire e favorire accordi equi, soluzioni vere. E spetta loro come una precisa responsabilità personale - della cui negligenza potrebbero e dovrebbero essere chiamati a rispondere - non come un vezzo, un passatempo o un favore elargito alla comunità.

Tra i conflitti di cui il nostro ordinamento certamente non ignora l'eventualità c'è il più classico, quello tra governante e governato!
Per questo la parte finale del testo, la più delicata, è interamente dedicata alle garanzie costituzionali, ma «dagli anni Ottanta in poi i leader politici italiani hanno scelto l’Anticristo, ed è su tale scelta che costruirono le proprie fortune (il primo fu Bettino Craxi; dopo di lui D’Alema, Berlusconi, Renzi). Perché tutto questo cicaleccio sull’urgenza di correggere la geografia istituzionale ha inoculato un veleno nel corpo della Costituzione, le ha sottratto autorità e prestigio, l’ha delegittimata. E perché l’insuccesso dei vari tentativi di cambiare le regole scritte si è scaricato sulle regole non scritte, allevando una Costituzione materiale opposta a quella formale. Di conseguenza gli italiani si sono trovati in tasca due Costituzioni, e perciò nessuna».


Ricordiamoci sempre che il punto a cui siamo arrivati non è dato dalle debolezze della 'collana' (ogni struttura ne ha) ma da scelte consapevoli di uomini di governo che hanno abusato delle libertà concesse dal loro ruolo senza tenere conto delle responsabilità che parallelamente le accompagnano e sfruttando quelle debolezze per il proprio tornaconto personale e la propria sete di potere.

È così che oggi - dopo una lunghissima e variegata serie di attacchi - sono cadute quasi tutte, una dopo l'altra, a seguito di più di un ventennio fatto di pressioni indebite e infiltrazioni che le ha piegate e plagiate fino a renderle incapaci di dire no al sovrano che siede a palazzo chigi e comanda a bacchetta le due camere.

È il filo rosso del parlamentarismo che tutte queste perle teneva insieme, collegandole in una forma (allora) nuova che più di tanto non può cambiare senza rompere il legame e perdere il significato, ne abbiamo già perso molto, dobbiamo essere coscienti che non è stato perso per caso e che è lo stesso filo da cui possiamo riprendere le perle e risistemare la collana: basterebbe tornare ad avere un Parlamento costituito da rappresentanti invece che da servi del nuovo, ennesimo monarca.

Ma dobbiamo reclamarlo noi in prima persona, o saremo i primi servi.

giovedì 10 dicembre 2015

C'è o ci fa?

Corro al treno, non perché lo stia perdendo ma perché voglio il posto a sedere, mi voglio rilassare e ascoltare un po' di belle canzoni di Lucio Dalla.

Sono dentro, vado al piano alto e trovo posto facilmente.
Due file più avanti una giovane coppia che si scambia dolci effusioni e, sarà la musica, ma mi perdo a guardarli: stanno molto bene assieme e per una volta il cinismo lascia il posto a una serena contemplazione, come davanti a un quadro particolarmente evocativo.

Finisce il pezzo, ne comincia un altro, lei poggia la testa stanca sulla spalla di lui mentre passa accanto a me una una ragazza molto bella, con un che di esotico, capelli lisci mori lunghi, un colorito olivastro, magra ma con altre notevoli curve, che si ferma e trova posto proprio accanto alla coppia, oltre il corridoio.

È un attimo ma pare un secolo: mentre gli occhi di lei sono chiusi, lo sguardo di lui è catturato e in un paio di furtive ma sostanziose occhiate 'mappa' la nuova arrivata.

Quel secolo si conclude con lo sguardo di lui che si spegne, diventa fisso, come assente e sembra ora scruti la sessantenne che ha di fronte, ma io lo so, ho visto: è arrivato il senso di colpa.

Mi scappa una risata sardonica e poi un 'ma che... ma allora...'




lunedì 23 novembre 2015

Quando memoria e dignità scacciano l'opportunismo.

Anche da questo sperduto angolo della rete vogliamo contribuire a diffondere un messaggio profondo - della cui segnalazione ringraziamo la pagina di contropiano.org, mentre il suo sito è ancora inaccessibile per uno strano attacco - carico di memoria, dignità e onestà intellettuale.
Tutte cose che qui da noi sembrano scarseggiare mentre ne avremmo un bisogno assoluto.



Una ricercatrice palestinese risponde all'Ambasciata di Israele
5 novembre 2015

Samar Batrawi è ricercatrice presso l’Università King’s College di Londra. Di recente ha scritto degli articoli che trattavano, in particolare, i movimenti e gruppi violenti che operano, in Siria e in Irak.
Interessata alle sue ricerche sullo Stato Islamico, l’Ambasciata di Israele a Londra, l’ha invitata, questa settimana, per una “discussione”. Ecco la sua risposta.

“Desidero dire, senza equivoci e nel modo più chiaro, che io rifiuto ogni associazione o collaborazione con l’Ambasciata di Israele a Londra, per due distinte ragioni.

Innanzitutto, io sono la nipote di Mahmoud e Fatima Batrawi, due Palestinesi di Isdrud, che sono stati deportati, forzatamente, quando lo Stato che voi rappresentate è stato creato. Entrambi sono sepolti, in un cimitero della Cisgiordania, sormontato dalla colonia illegale di Psagot, legittimata dal governo dello Stato che voi rappresentate. 


La mia famiglia è una delle molte famiglie palestinesi che sono sopravvissute e cresciute, contro ogni previsione, contribuendo alle società in cui vivono. Sono medici, insegnanti, avvocati, giornalisti, scrittori e accademici.
È sulle spalle di questi eccezionali esseri umani che io, Palestinese che ha vissuto sotto la brutale rioccupazione di parti della Cisgiordania durante la Seconda Intifada, sto.
Voi siete, come ha detto chiaramente uno dei vostri cittadini più coscienziosi, “i loro occupanti, i loro torturatori, i loro carcerieri, i ladri della loro terra e della loro acqua, quelli che li esiliano, i demolitori delle loro case, quelli che bloccano i loro orizzonti”.
È sotto l’occupazione dello Stato di Israele che mio padre deve vivere, ogni giorno; è il suo assedio di Gaza che la mia famiglia ha sopportato, troppo a lungo; è il suo Governo criminale che ha diviso la mia famiglia in due, per più di dieci anni.
È il “diritto all’autodifesa di Israele” che disturba il mio sonno, ogni notte, quando mi chiedo se mi sveglierò con la notizia che un dei miei cari è stato ucciso, come “danno collaterale”, in una delle vostre operazioni, astutamente orchestrate.
È l’odore del gas lacrimogeno, sparato dalle “forze di difesa” che sento nei miei incubi, un ricordo infantile condiviso da molte generazioni di Palestinesi.

In secondo luogo, l’articolo che ho scritto sull’apparente appropriazione della questione palestinese da parte dello Stato Islamico non implicava un interesse condiviso tra Israeliani e Palestinesi, come tutti quelli che lo hanno letto in modo critico avranno capito.
Voi rappresentate l’occupante e io rappresento l’occupato. Non è una posizione politica ma, piuttosto, la realtà della mia vita, quella che lo Stato di Israele mi ha imposta. Nessun supposto interesse comune può prevalere su questo fatto fondamentale.
I soli temi da discutere sono i Diritti Umani Fondamentali dei Palestinesi che vivono sotto occupazione e in esilio. E lo Stato che voi rappresentate ha ben chiarito di essere disinteressato a questa questione.

Due brevi commenti finali.

Che cosa rappresenta per voi il 3 novembre?
In questo giorno di 59 anni fa, le forze israeliane hanno massacrato centinaia di Palestinesi, a Khan Younis.
Mia nonna era una giovane mamma all’epoca, mio padre aveva pochi mesi. Lei lo teneva in grembo, nascosto sotto il vestito, con la paura che le forze israeliane lo potessero trovare e portarglielo via.
Sono morte tra le 275 e 415 persone, quel giorno, ma la mia famiglia è sopravvissuta per raccontare la storia. Questo rappresenta per me il 3 novembre.

Infine, come cittadina palestinese, titolare di una carta di identità della Cisgiordania, non ho diritto a mettere piede in Israele, a meno che non ottenga un permesso.
Per questo, trovo divertente il fatto che l’Ambasciata di Israele vorrebbe organizzare un incontro con me perché, anche se accettassi questa offerta, avrei paura di essere picchiata e imprigionata dalle vostre guardie per infiltrazione.

Trovo vergognoso che vi rivolgiate a me, in queste circostanze. È probabile che io debba sopportare gli ordini del vostro Stato, ancora per molti anni, ma questa è una di quelle rare, bellissime occasioni, in cui posso dire al mio occupante, al mio torturatore, al mio carceriere, al ladro della mia terra, a quello che mi esilia, al demolitore della mia casa, a quello che blocca il mio orizzonte

No.

Cordialmente,
Samar Batrawi
PhD Candidate and Graduate Teaching Assistant
Department of War Studies
King’s College London



                         


(Traduzione di Marisa Conte)
Link originali: http://www.foulexpress.com/2015/11/palestiniennerepondisrael/

e https://julianafarha.wordpress.com/2015/11/04/rsvp-a-palestinian-refuses-an-israeli-invitation/

giovedì 29 ottobre 2015

Autoritaria e incostituzionale

A lungo sono rimasto sconcertato da come renzi e i suoi sgherri in tailleur o giacca e cravatta stanno attuando un rinnovato - ma dal solito, ben noto sapore - tentativo di distruzione della nostra Costituzione, per completare lo svuotamento della nostra democrazia.

Mi scuotono oggi le parole, che meritano ampia diffusione e che sono onorato di rilanciare, di un chiarissimo articolo (l'originale si può trovare qui alle pagine 2 e 3, ho solo messo dei grassetti) del professor Gianni Ferrara, tra le voci più potenti e autorevoli schierate contro le molte lingue allenate a battere il tamburo del potere.





Una premessa è dovuta. Il Parlamento italiano è illegittimo perché eletto con un sistema elettorale giudicato tale con sentenza 1/2014 dalla Corte Costituzionale. In qualsiasi paese civile sarebbe stato sciolto. In Italia invece tale Parlamento legifera, anche in materia costituzionale.

In perfetta coerenza con l’incostituzionalità che avvolge tutto l’ordinamento, il Senato ha approvato in prima lettura un progetto di legge che ne modifica la composizione, le funzioni ed il ruolo attribuitogli dalla Costituzione finora vigente. Contribuisce così a concretizzare un disegno. Un disegno eversivo della forma di governo e della forma di Stato e che stravolge l’identità della Repubblica. Eversivo non solo, e non tanto, perché il Senato perde il potere di concedere o revocare la fiducia al governo e conserva, assieme alla Camera, soltanto per alcune materie il potere legislativo: revisione costituzionale, ordinamento dello stato, leggi elettorali, referendum, minoranze linguistiche, organi di governo, comuni, trattati, estensione dell’autonomia regionale.

Il Senato perde quindi la funzione di deliberare sulla maggior parte dei disegni di legge, per i quali ha solo un potere di emendamento che la Camera dei deputati, provvista dell’intera potestà legislativa,
può benissimo disattendere. Non tanto per queste menomazioni, la “riforma” del Senato è eversiva; lo è per gli effetti che esse producono sull’intero sistema costituzionale combinandosi con la legge elettorale, l’italicum.

Va intanto rilevato che la configurazione del Senato, approvata martedì 13 ottobre, si colloca fuori dei modelli di seconda camera esistenti nel mondo. In nessun paese, a sistema bicamerale, i membri del senato sono eletti dai consigli regionali “su indicazione” degli elettori, mediante listini abbinati alle liste che competono nelle elezioni regionali. È del tutto evidente, comunque, che “indicazione” non significa voto, e l’ambiguità della formula può permettere non poche e gravi distorsioni. Si aggiunga che il numero dei consiglieri-senatori eletti in una Regione per ciascuna lista dipenderà dal numero dei seggi che spetterà alla lista, non dalle libere scelte degli elettori.

Riguardo poi alle nuove funzioni che il testo vorrebbe attribuire al Senato, il meno che si possa dire è che quelle “di raccordo tra Stato e gli altri enti costitutivi e tra questi e l’Unione europea” non risultano munite di strumenti. Né si desume in quale forma il Senato possa partecipare “alle decisioni dirette alla formazione ed attuazione degli atti normativi e della politiche dell’Unione europea”. Quanto mai oscura appare poi la formula con cui dovrebbe concorrere (ma con chi?) alla “valutazione delle politiche pubbliche e dell’attività delle pubbliche amministrazioni e alla verifica dell’attuazione delle leggi”. Il tipo di valutazione, il tipo di verifica, gli strumenti e gli effetti che produrrebbero sono lasciati alla più ampia ed arbitraria discrezionalità di un legislatore che non si prevede come particolarmente affidabile. Su di un altro piano, lascia infine più che perplessi l’attribuzione dell’immunità parlamentare ai consiglieri-senatori per la loro appartenenza ad un ceto politico rivelatosi non proprio esemplare.

La contrarietà alla riforma del Senato, prevista dal disegno di legge approvato il 13 ottobre, è motivata, come si è premesso, soprattutto dalla sua connessione all’italicum. Una legge elettorale, questa, che si fonda sul “premio di maggioranza”, pari a 344 seggi (24 in più della metà più uno dei 630 della Camera), e lo attribuisce al partito che ottiene il 40% dei voti.
Qualora nessuna lista abbia raggiunto tale quorum, il premio sarà conferito, mediante ballottaggio tra le due liste più votate, a quella tra queste che avrà avuto un voto in più dell’altra, qualunque sia il numero di voti conseguiti in questa competizione: il 35, il 30, il 25% dei voti complessivi.

È del tutto chiaro che sia nel caso che una lista raggiunga il 40% di voti, sia che vinca il ballottaggio, non è ad una maggioranza che si attribuisce il “premio”, ma ad una minoranza, quella che ottiene un solo voto in più di ciascuna delle altre minoranze alle quali però si sottraggono i seggi che si assommano nel premio. Premio che costituisce comunque un privilegio, una appropriazione indebita di seggi che spetterebbero a tutte le altre liste che risultano essere numericamente la reale maggioranza.

Non è per caso che nessun altro paese europeo ammetta un tale capovolgimento della volontà del suo corpo elettorale, trasformando una minoranza in una maggioranza. Si aggiunga poi che le liste elettorali dei 100 collegi plurinominali avranno un capolista che sarà comunque eletto se la sua lista otterrà seggi. Questo significa che chi decide la composizione delle liste, che è di solito il leader del partito, oltre a scegliere tutti i candidati, sceglie pure chi di questi sarà comunque eletto se la lista ottiene seggi nei singoli collegi. Anche se sarà sopravanzato, quanto a voti di preferenza, da altri candidati.

Le conseguenze da trarre da questa descrizione sono incontestabili. Il leader di quel partito che ha scelto i candidati (e, tra questi, quelli da lui nominati come capilista), se all’elezione della Camera dei deputati la sua lista ottiene, anche con solo il 25% dei voti la maggioranza di 344 deputati, otterrà pure, oltre che il potere di governo, il potere legislativo, attraverso il quale anche quello dei contenuti delle sentenze, più quello di eleggere il presidente della Repubblica, tre giudici costituzionali, i membri laici del Consiglio superiore della magistratura.

Snaturando così tutti gli organi di garanzia. Quella garanzia che avrebbe potuto frenare la degradazione autoritaria delle istituzioni cui mira e che sta realizzando Renzi, rinnegando quel principio di civiltà giuridica che è la separazione dei poteri, stravolgendo la Costituzione fino a sfigurare l’identità della Repubblica, da parlamentare in autoritaria, con un solo uomo al comando.

Garanzia che un Senato diversamente configurato avrebbe potuto assicurare. Quello votato il 13 ottobre, no.